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I rifugi trentini ancora nell'incertezza, ma al Tosa Pedrotti la passione porta ottimismo: "Noi siamo pronti a salire, ora aspettiamo le linee guida"

Mentre in Alto Adige si parla già di linee guida per i rifugi della provincia, i rifugisti trentini sono ancora in attesa di disposizioni precise. A parlare è il gestore dei rifugi Tosa e Pedrotti, al 10° anno di incarico, Franco Nicolini: "La mia sensazione è di positività, anche se so che non sarà una stagione normale. Gli introiti saranno quelli che saranno, ma la nostra passione e la voglia di stare lassù prevalgono su tutto"

Di Lucia Brunello - 17 maggio 2020 - 12:52

TRENTO. Mentre in Alto Adige il dialogo dinamico tra Cai e Alpenverein, insieme alla giunta provinciale, ha già dato vita alla creazione di linee guida comuni per tutti i rifugi presenti nel territorio altoatesino, i rifugisti trentini sono ancora in attesa di disposizioni. Linee guida che in Trentino sarebbero dovute essere diffuse questa settimana (frutto del lavoro del Tavolo tra Sat e Associazione Rifugi del Trentino), ma di cui ancora non si sa nulla.

 

L'incertezza è ancora tanta, specialmente contando che, dopo la chiusura forzata a marzo, tutti i decreti e le ordinanze non hanno mai fatto cenni specifici sul destino dei rifugi montani. Questo è stato certamente un problema che ha costretto i gestori a camminare senza sapere in quale precisa direzione muoversi. Tutt'oggi non mancano le questioni da risolvere, ma la sensazione è che anche in Trentino i rifugi potranno riaprire, anche se non si sa ancora con quali regole.

 

Di questo abbiamo parlato con la guida alpina Franco Nicolini che, insieme alla moglie e i due figli, da 10 anni gestisce i meravigliosi rifugi alla Tosa e al Pedrotti, incastonati nella roccia calcarea nel cuore delle Dolomiti di Brenta, a quota 2.491 metri. Franco ci parla con ottimismo: “Va bene aspettare qualche altro giorno per le linee guida, se ci verrà detto che i rifugi potranno riaprire. Noi gestori sappiamo che sarà senz’altro un’estate anomala, ma non per questo la voglia di fare è minore. Io e la mia famiglia faremo il possibile per fare in modo che gli escursionisti possano essere accolti nel migliore dei modi”.

 

Diverse sono le soluzioni che i rifugisti potranno mettere in campo per fare sì che le distanze vengano rispettate: tavoli all'aperto e distanziati, posti letto dimezzati, pranzi solo su prenotazione. Rimane però il fatto che (per definizione) un rifugio è un luogo che si presta, appunto, ad accogliere tra le sue mura chiunque si trovi in difficoltà: “In caso di un improvviso temporale, per esempio, non posso pensare di lasciare degli escursionisti fuori dalla porta. In questa circostanza ci troveremmo con un numero di persone maggiore a quello consentito, ma non credo che in tal caso avremmo difficoltà a dare una mascherina a ciascuno e a far rispettare le distanze di sicurezza nei nostri spazi".

 

Una stagione turistica che sarà quindi una sfida per via dell'emergenza coronavirus, ma che potrebbe effettivamente diventare ulteriormente impegnativa se si considera il meteo, grande e incerto protagonista dei territori d'alta montagna. "Noi faremo certamente il possibile, ma credo che prima di tutto il distanziamento sociale si dovrà fare con il buon senso”, continua Nicolini.

 

Il rifugio Pedrotti dispone di 125 posti letto, mentre il Tosa (il più antico), di 30. “Anche se non abbiamo ancora ricevuto disposizioni precise, stiamo già pensando a come organizzarci. Negli anni abbiamo sempre gestito i pernottamenti tramite prenotazione, cosa che a maggior ragione faremo quest'anno”. 

 

Si sente inoltre parlare di come, probabilmente, quest'estate le località montane saranno prese d'assalto dai turisti, visto che la prospettiva di andare in spiaggia con dei pannelli di plexiglas tra uno sdraio e l'altro, non sembra tra le più invitanti: "Non sono totalmente sicuro che si possa già dire che ci sarà grande traffico di persone. Bisogna tenere conto che non sappiamo ancora se le frontiere verranno aperte, se e con quali modalità agli italiani sarà permesso fare vacanze fuori dai limiti regionali e, soprattutto, se questi se le potranno permettere”. 

 

“Comunque andranno le cose - continua - noi andremo su al rifugio. La mia sensazione è di positività, ma so che non sarà una stagione normale, anche dal punto di vista economico. Gli introiti saranno quelli che saranno, ma la nostra passione e la voglia di stare lassù prevalgono su tutto. Faremo fede all'impegno che ci siamo assunti". Questo sarà il decimo anno di gestione per la famiglia Nicolini. Un anniversario importante, ma che forse avrebbero preferito festeggiare in altro modo: "Un anno per noi molto significativo che, sono certo, nonostante le difficoltà sapremo rendere bello”.

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