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Coronavirus, l'inverno delle guide alpine: ''Si è lavorato di più nelle uscite più facili ma sono saltate tutte le attività legate agli impianti di risalita''

Nonostante la chiusura degli impianti la frequentazione della montagna ha retto. Martino Peterlongo (presidente delle guide alpine): "La vendita dei kit di primo soccorso è molto più bassa rispetto a quella dell'attrezzatura: questo squilibrio deve far riflettere. Gli impianti sono un core business importante per il Trentino ma occorre pianificare anche le altre attività, trend usciti ulteriormente rafforzati dall'emergenza Covid-19"

Di Luca Andreazza - 07 febbraio 2021 - 19:35

TRENTO. "E' abbastanza evidente che gli impianti sciistici rappresentano un po' il core business dell'inverno in Trentino". Così Martino Peterlongo, presidente delle Guide alpine. "Ma l'emergenza Covid-19 rafforzano i trend già in atto e per questo è necessario prevedere alcuni ragionamenti a livello di sistema. Tutte decisioni che guardano anche al futuro della montagna".

 

C'è attesa per la riapertura degli impianti sciistici. E' arrivato l'ok del Comitato tecnico scientifico ai protocolli per la riapertura in zona gialla degli impianti sciistici. Ora si attende il via libera definitivo dal governo (Qui articolo). L'ipotesi è quella di partire mercoledì 17 febbraio, un leggero slittamento per limitare i potenziali rischi a livelli di contagi Covid-19 a cavallo di quelle che sarebbero le festività legate al carnevale

 

Il protocollo per fronteggiare l'emergenza Covid-19 introduce un tetto massimo giornaliero di skipass e l’acquisto deve avvenire preferibilmente online, seggiovie e funivie contigentate nella capienza massima e l'utilizzo obbligatorio delle mascherine Ffp2. Alcune disposizione contenute nelle linee guida. Tutto potrebbe imporre anche una riflessione sulla possibilità di prevedere attività diverse rispetto alla discesa. 

 

Anche in caso di definitivo semaforo verde da Roma, un nodo resta quello della mobilità per quanto riguarda i flussi turistici extra provinciali. Gli impianti chiusi però non hanno fermato i tantissimi escursionisti che si sono portati in quota per ciaspolare, praticare scialpinismo e sci nordico. Un gradimento della montagna che si è dimostrato elevatissimo, tanti i negozi come Sportler in sold out, un buon riscontro anche per i noleggi, per quanto riguarda determinati prodotti (Qui articolo).

 

La quota neve, quando quella naturale arriva, è sempre più alta; le inversioni termiche regolari; le tecnologie vengono costantemente affinate per riuscire a produrre quell'innevamento programmato necessario per avviare le stagioni a temperature sempre più improbe: un conto da 25 milioni per coprire i circa 1.600 ettari di piano sciabile trentini.

 

Ma oltre il cambiamento climatico che impone ragionamenti complessivi, c'è anche un cambio di passo nei numeri. Un paradigma della fruizione della montagna che non può essere stravolto in pochi anni. Trend dettati dai costi sempre più alti per attrezzatura e skipass, nuove motivazioni di vacanza più green e "solitarie". Lo sci da discesa è lo sport più praticato per il 59% del sistema neve. Il 13% è appannaggio di snowboard, poi freestyle, scialpinismo e fondo intercettano insieme un altro 13%, quindi le ciaspole all'11% con un dato sottostimato (dati del report Skipass panorama turismo).

 

"E' un discorso che emerge in forma ciclica. Non possiamo prevedere se i numeri delle vendite di quest'anno di sci d'alpinismo o ciaspole possano essere confermati tra 12 mesi - dice Peterlongo - perché questa è stata una stagione particolarmente atipica e difficile. Certo, l'emergenza coronavirus ha messo in evidenza alcune tendenze già delineate sulla modalità di frequentazione della montagna. Una pratica che può essere regolamentata e gestita, non si esclude a priori il pagamento di una specie di skipass o biglietto se i comprensori si dotassero di spazi idonei. Non tutti cercano, infatti, percorsi particolari: la maggioranza ricerca itinerari facili e con servizi".

 

Appassionati e semplici escursionisti cercano sempre di più quelle proposte che possono offrire un'esperienza completa, molti si affidano a guide e accompagnatori. "Si affacciano trend nuovi e in alcuni casi anche inaspettati. I professionisti - aggiunge il numero uno delle guide alpine trentine - mettono a disposizione la propria competenza, così come educazione e formazione. Non ci si deve poi dimenticare della sicurezza, aumentata anche dalla conoscenza di tracce e segni. La vendita dei kit di primo soccorso è molto più bassa rispetto a quella dell'attrezzatura. Questo squilibrio deve far riflettere: i pericoli in montagna non sono rappresentati solo dalle valanghe ma ci sono per esempio gli infortuni causati dagli scivolamenti sulla neve ghiacciata e altre insidie. La capacità di valutazione è fondamentale e un occhio esperto può ridurre i rischi con un approccio graduale".

 

Nonostante l'afflusso in quota, l'inverno si è rivelato naturalmente difficile e complicato da interpretare anche per le guide alpine. "Le attività in pista o quelle più classiche hanno retto, forse si è lavorato qualcosa in più rispetto alle stagioni passate. A saltare completamente sono state tutte quelle uscite fuori pista che si appoggia agli impianti e che svolgiamo sulla Marmolada, sul Tonale e sul Sella. Anche le limitazioni sulla mobilità ovviamente hanno inciso negativamente", conclude Peterlongo.

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