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Coronavirus, aprire gli impianti? Ospedali già al collasso. Il primario dell'ospedale di Cavalese: "Pochi incidenti in pista potrebbero mandare in crisi sistema"

La curva del contagio resta importante in Trentino e si aggiunge il nodo critico della situazione negli ospedali. La pressione sul sistema sanitario non sembra diminuire e intanto si pianifica la ripresa di alcune attività, compresa quella alla stagione invernale. Il direttore degli ospedali di Cavalese e Borgo: "Comprendiamo le esigenze economiche e sociali, però si rende necessario rimodulare l'organizzazione per ricavare gli spazi e assicurare le risposte minime ai cittadini"

Di Luca Andreazza - 09 gennaio 2021 - 05:01

TRENTO. "C'è preoccupazione perché l'epidemia non rallenta e quotidianamente abbiamo una trentina di ricoveri solo per Covid solo a Cavalese e Borgo". Queste le parole di Pierantonio Scappini, direttore medico degli ospedali in val di Fiemme e Valsugana. "Comprendiamo le esigenze economiche e sociali, soprattutto per quanto riguarda le valli di Fiemme e Fassa, però si rende necessario rimodulare l'organizzazione per ricavare gli spazi e assicurare le risposte minime ai cittadini, in particolare in caso di via libera agli impianti".

 

La curva del contagio resta importante in Trentino e si aggiunge il nodo critico della situazione negli ospedali del territorio. La pressione sul sistema sanitario non sembra diminuire e intanto si pianifica la ripresa di alcune attività, compresa quella alla stagione invernale. La data sarebbe quella del 18 gennaio, anche se il condizionale resta d'obbligo perché si attende l'ok ufficiale del Comitato tecnico scientifico alla linee guida delle Regioni e una puntuale valutazione epidemiologica prima del semaforo verde. 

 

Da un lato le società impianti, la Provincia e l'Azienda provinciale per i servizi sanitari hanno trovato la quadra sull'afflusso alle località: il 60% degli skipass calcolato sui primi ingressi dei giorni di punta. Questo dovrebbe garantire la sostenibilità economica delle stazioni sciistiche, un dato che dovrebbe inoltre incrociarsi con la sicurezza sanitaria; dall'altro però si deve fare i conti con l'emergenza strettamente sanitaria dettata da Covid-19.  

 

Non sembrano all'orizzonte restrizioni di marca provinciale: "Nessuna limitazione presa in autonomia", il commento del presidente Maurizio Fugatti nel punto stampa (Qui articolo). Questo si potrebbe tradurre nella volontà di avviare una stagione invernale mai partita. A poco più di una settimana dall'ipotetica apertura degli impianti, il proposito però sembra scontrarsi con un contagio persistente e numeri negli ospedali ancora alti: ci sono 401 persone ricoverate di cui 46 in terapia intensiva (il dato di venerdì 8 gennaio).

 

E' probabile che la stagione non presenterà un'affluenza paragonabile agli anni scorsi per svariate ragioni, inoltre eventi e gare amatoriali sono praticamente ai box ma statisticamente in caso di via libera si potrebbero comunque registrare incidenti in pista. Eventi che manderebbero ulteriormente sotto pressione l'intero sistema: si parla di una quarantina di persone in attesa all'ospedale Santa Chiara di Trento solo per la parte di traumatologia e chirurgia ortopedica.

 

I dati evidenziano che il Trentino mostra i valori più alti d’Italia per quanto riguarda ospedalizzazioni e terapie intensive. Nella prima ondata, caratterizzata dal lockdown in primavera, le rianimazioni sono state portate a 90 posti letto, quindi ci sarebbe ancora la possibilità di ricavare ulteriori spazi per eventualmente fronteggiare il fabbisogno di posti letto ma le misure prese sono state decisamente meno drastiche in questa seconda ondata e la curva del contagio fatica a scendere.

 

"Tutto viene condizionato dalla logistica. A Cavalese - dice Scappini - attraverso la sospensione del punto nascita si è riusciti a effettuare alcune sedute operatorie per trattare almeno un piccolo numero di pazienti e fornire un minimo di assistenza, anche ai casi che hanno patologie chirurgiche acute. In caso di via libera all'apertura degli impianti, diventa fondamentale dotarsi di una modalità per affrontare eventuali urgenze, anche sul fronte della dotazione di personale. Anche pochi incidenti da gestire potrebbero mandare in crisi l'intero sistema se non troviamo fin da subito un equilibrio".

 

Attualmente le attività ordinarie sono praticamente sospese ovunque, vengono garantite le urgenze e le emergenze. Anche in valle di Fiemme, fiore all'occhiello per quanto riguarda il settore dell'ortopedia. "In questi mesi naturalmente l'organizzazione è cambiata - prosegue Marco Molinari, primario all'ospedale di Cavalese - siamo strutturati su 2 giornate in cui riusciamo a effettuare le operazioni traumatologiche e chirurgiche. Ma questa è un'attività imprevedibile, soprattutto se parte la stagione invernale, quindi è necessario trovare alcune soluzioni per poter garantire i livelli assistenziali di qualità e risposte tanto efficienti quanto efficaci".

 

Non solo spazi, le rimodulazioni significano anche spostare il personale da compiti specifici all'assistenza di pazienti affetti da coronavirus. "L'impegno è massimo da mesi. C'è grande spirito di sacrificio da parte di tutti e ulteriori aggravi possono rappresentare difficoltà aggiuntive. Le attività sospese non significano solo la necessità di posti letto - evidenzia Molinari - ma anche poi l'esigenza di trovare il personale per garantire assistenza medica e infermieristica. Gli aspetti da valutare sono molteplici".  

 

Quale può essere una risposta per fronteggiare questa situazione? "Selezionare in particolare un ospedale come Covid per liberare il personale sanitario altrove oppure ricavare ulteriori spazi all'interno dei vari presidi e in altre strutture sanitarie per distribuire i flussi. Le ospedalizzazioni e i casi di positività però sono ovunque, quindi non è facile trovare un equilibrio per evitare situazioni di conflittualità, necessaria una coesione e sinergia a tutti i livelli perché la sfida è veramente grande", conclude Scappini.

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