''Massimo sforzo per non riaprire il reparto Covid a Cavalese per salvare la stagione invernale. Il personale è affaticato ma stringe i denti, resta in trincea e resiste''
Il direttore medico degli ospedali in val di Fiemme e Valsugana: "In generale avverto una rassegnazione anche nella popolazione: non si riesce più a sentire il dramma, c'è quasi un senso di abitudine a sentimenti quali timore e ansia; la società è cambiata e logorata. In questo contesto le difficoltà per i nostri professionisti sono ancora maggiori. Ma l'organizzazione è ai massimi livelli con l'aiuto fondamentale del volontariato per sopperire ai problemi"
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CAVALESE. "Gli sforzi sono massimi per evitare di dover riaprire un reparto Covid all'interno dell'ospedale di Cavalese". A dirlo Pierantonio Scappini, direttore medico degli ospedali in val di Fiemme e Valsugana. "C'è una costante ricerca di un equilibrio per riuscire a garantire tutte le attività ordinarie e quelle più strettamente richieste dall'emergenza. Le difficoltà non mancano ma il sistema trentino si è organizzato per far fronte al flusso di pazienti stagionale. C'è un po' di preoccupazione perché il periodo è veramente delicato, però l'impegno è totale: cerchiamo di resistere".
Nelle ultime settimane la curva del contagio è risalita con conseguenze anche sulle ospedalizzazioni: i dati del Trentino sono progressivamente peggiorati fino all'ingresso in zona gialla. Attenzionati i tassi di occupazione dei posti letto: 26% in terapia intensiva e 17% nei normali reparti contro una media nazionale che si attesta all'11% e al 12% rispettivamente (dati Agenas-Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali al 19 dicembre).
I numeri restano, fortunatamente, lontani rispetto a 12 mesi fa. Ci sono anche meno limitazioni e restrizioni, c'è stato un avvicinamento alla normalità con gli eventi e le manifestazioni, come i Mercatini di Natale, oppure l'avvio della stagione invernale, un comparto strategico per un territorio di montagna come quello trentino. La riapertura dei caroselli si traduce però inevitabilmente anche in incidenti sulle piste e il contestuale ricorso alle cure sanitarie come avvenuto soprattutto nei primi week end di neve.
"Nella valle di Fiemme e nella valle di Fassa - prosegue Scappini - sembra esserci un buon movimento turistico, anche di persone dall'estero. Questa dinamica è davvero positiva per il territorio e siamo consapevoli dell'importanza dell'inverno per il Trentino. Non sempre è facile la convivenza con il virus ma assicuriamo il massimo impegno a servizio della popolazione e delle varie necessità: la riapertura di un reparto Covid a Cavalese avrebbe ripercussioni fortissime per l'ospedale e anche per l'economia dell'area perché poi tutto si riflette a cascata sulla provincia".
Il sistema sanitario regge, ma la pressione resta elevata. Si sommano una serie di attività che l'Azienda provinciale per i servizi sanitari cerca di garantire, nonostante la complessità della situazione: interventi ordinari e tamponi, pazienti Covid e normali patologie. Si sono aggiunte le vaccinazioni e non si devono dimenticare tutte le attività programmate e posticipate per fronteggiare le varie ondate dell'epidemia.
"Si sovrappongono tante criticità - aggiunge il direttore medico - compreso quella che riguardano la carenza di personale, le sospensioni e le nuove disposizioni che via via bisogna recepire per contrastare l'epidemia. A volte affiorano fatica e sfiducia, ma i nostri professionisti sono sempre in trincea e meritano grandissimi riconoscimenti per l'abnegazione, per la disponibilità e per il senso di responsabilità che dimostrano da sempre e in particolare da 2 anni: stringono i denti e la popolazione dovrebbe essere orgogliosa dei nostri operatori psicologicamente e fisicamente provati".
Insomma, si cerca un continuo equilibrio gestionale. "Ovviamente tutto viene programmato e preparato per quanto possibile - continua Scappini - la stagione invernale è stata messa in conto da mesi e si cerca di preservare tutta l'attività nelle aree periferiche. A Trento e Rovereto invece la situazione è un po' più satura e c'è stata una rimodulazione dell'offerta. Si rafforzano le sinergie e si cerca di parare il colpo mettendo realmente a sistema tutta l'organizzazione".
Gli effetti del Covid sono a vari livelli. "E' un momento di difesa - evidenzia Scappini - le attività programmate vengono rallentate e si cerca di mantenere il controllo della situazione che è piuttosto altalenante: l'evoluzione dipende da quanto un territorio ha pagato in termini di infezioni nei periodi precedenti, dove vengono identificati i focolai e i comportamenti delle persone nel rispettare le regole, sono tanti i fattori da prendere in considerazione e che non rendono semplice l'interpretazione della curva. L'unica ricetta è quella di prevedere diversi scenari e tenere duro".
Due anni particolarmente duri a livello di stress per il sistema sanitario. "In generale - dice il direttore medico - avverto una rassegnazione anche nella popolazione: non si riesce più a sentire il dramma, c'è quasi un senso di abitudine a sentimenti quali timore e ansia; la società è cambiata e logorata. In questo contesto le difficoltà per i nostri professionisti sono ancora maggiori. Ma il sistema e l'organizzazione sono ai massimi livelli con l'aiuto fondamentale anche del volontariato per sopperire ai tanti problemi".
In ballo anche la riqualificazione dell'attuale polo o la costruzione di un nuovo ospedale. "Il tempo è quasi finito e bisogna decidere perché l'emergenza Covid evidenzia ancora di più la necessità di un ospedale moderno e funzionale. La coperta è, infatti, corta: c'è difficoltà a livello nazionale a reperire i professionisti, difficilmente si può porre rimedio se non ci sono sale adeguate. I posti di specialità sono stati aumentati ma questa congiuntura durerà per almeno i prossimi 5 anni. Un polo adeguato sviluppa attrattività e dà un'idea di prospettiva, altrimenti si prosegue sulla strada dell'impoverimento a scapito del rapporto offerta e domanda dei servizi. Servono urgenti azioni strutturali per migliorare il contesto perché un bel panorama non basta più per lavorare. Sono strategie che costano e non ci deve limitare alle Olimpiadi 2026 perché dobbiamo pensare a un investimento in sanità pubblica di medio-lungo termine per mantenere gli standard del welfare", conclude Scappini.













