Covid, ''Si gioca in difesa per garantire attività e scuola in presenza. Probabile quarta dose per personale sanitario, anziani e fragili il prossimo anno''
Il dirigente medico all'Unità operativa igiene e sanità pubblica per Fassa e Fiemme, Matteo Tramontina: "Speriamo che la scienza riesca poi a rendere il vaccino sempre più efficace e più duraturo nel tempo, per pianificare poi una somministrazione più simile a quella prevista per l'influenza e magari tra qualche anno smettere di vaccinare, questo significherebbe aver sconfitto definitivamente il virus, come è stato in passato per il vaiolo"

CAVALESE. "Gli effetti collaterali della somministrazione del vaccino in età pediatrica sono molto bassi: qualche caso di febbre, cefalea e male al braccio". Queste le parole di Matteo Tramontina, dirigente medico all'Unità operativa igiene e sanità pubblica per l’ambito territoriale di Fiemme e Fassa. "Inoltre per il personale sanitario e per la fascia di popolazione più anziana e per i fragili non si può escludere di prevedere una quarta dose il prossimo anno per mantenere la protezione ai livelli più elevati possibili. Oggi naturalmente le conoscenze sono maggiori e ci sono più strumenti per affrontare Covid, ma in questo momento siamo ancora in una fase difensiva per cercare di contrastare l’onda d’urto del virus".
E' un momento delicato dell'emergenza con la curva in risalita, numeri che poi si riflettono anche sulla tenuta ospedaliera, i dati trentini sono peggiorati e pesano soprattutto i ricoveri che riguardano persone non ancora vaccinate (Qui articolo). "La pressione è tornata a salire - dice Tramontina - i dati sono in peggioramento ma la crescita appare progressiva e non esponenziale al momento. La vaccinazione è fondamentale e il flusso è piuttosto continuo, anche se le prime dosi somministrate quotidianamente rappresentano una percentuale sempre troppo bassa, legate principalmente all'obbligo per insegnanti e forze dell'ordine. Meglio il trend sulle seconde e soprattutto terze dosi".
Percentualmente nel rapporto alla popolazione, la valle di Fiemme e la valle di Fassa hanno un tasso un po' più basso rispetto agli altri territorio. C'è stata, però, una discreta risposta durante la maratona vaccinale a inizio dicembre. Il Comune che ha avuto il maggior numero di terze dosi sono state Sporminore e Luserna (20,2%), poi Croviana (19,7%), Canazei (19,5%) e Campitello di Fassa (18,8%). Sulle prime dosi invece le prime posizioni sono occupate da Ronchi Valsugana (2,4%), Soraga di Fassa (2,2%), Ruffrè-Mendola (1,8%), Imer, Capriana e San Giovanni di Fassa a 1,7%.
Tra sabato 4 e mercoledì 8 dicembre sono state effettuate al PalaFiemme 2.797 vaccinazioni di cui 1.200 somministrazioni nel primo giorno e 250 prime dosi. In val di Fassa al Distretto sanitario, sempre nello stesso periodo, sono state somministrate 1.646 dosi, di cui 119 prime dosi. Nell'ultimo week end c'è stata l'apertura dei più piccoli tra 5 e 11 anni. "Abbiamo vaccinato un centinaio di bambini - prosegue il medico all'Unità operativa igiene e sanità pubblica - naturalmente il trend è più favorevole se entrambi i genitori hanno aderito alla campagna vaccinale. Penso che in prima battuta si possa raggiungere velocemente il 20% della platea, poi ci potrà essere un calo fisiologico e si cercherà di recuperare gli indecisi attraverso un counseling vaccinale, anche grazie al prezioso aiuto dei pediatri".
La dose per i bimbi è ridotta a un terzo di quella prevista per gli adulti. "E gli effetti sono minimi - dice Tramontina - può capitare che ci sia qualche linea di febbre, cefalea oppure un po' di male al braccio come già detto in precedenza. Ma tutto si risolve in poche ore con l’assunzione eventualmente di un antipiretico. Siamo fiduciosi comunque di alzare i numeri per stabilire un buon grado di copertura. La variante Omicron è pericolosa, sembra più infettiva, ma il vaccino continua a evitare le forme gravi e, soprattutto, ospedalizzazioni con particolare riferimento ai raparti di terapia intensiva".
Pur nella difficoltà del momento, il sistema sanitario nazionale e della nostra provincia sta reggendo, ma la pressione resta elevata. Si sommano una serie di attività che l'Azienda provinciale per i servizi sanitari cerca di garantire, nonostante la complessità della situazione: interventi ordinari, visite specialistiche e tamponi, pazienti contagiati e normali patologie. Si sono aggiunte le vaccinazioni e non si devono dimenticare tutte le attività programmate e posticipate per fronteggiare le varie ondata dell'epidemia. A Cavalese si cerca di scongiurare l'apertura del reparto Covid per garantire il più possibile la stagione invernale (Qui articolo).
"Certo, gli sforzi sono elevatissimi. In generale c'è la necessità di mantenere le attività aperte e la scuola in presenza. Il momento è ancora difficile ma c'è un impegno immane tra operatori e volontari, medici di medicina generale e pediatri. Siamo tutti in gioco perché la portata di questa epidemia è veramente grande e non sempre si percepisce l'impegno dietro le quinte. Dodici mesi fa la situazione era ancora più drammatica, segno che la vaccinazione funziona, soprattutto per limitare le ripercussioni sull'offerta ospedaliera. Speriamo che la scienza riesca poi a rendere il vaccino sempre più efficace e più duraturo nel tempo, per pianificare poi una somministrazione più simile a quella prevista per l'influenza e magari tra qualche anno smettere di vaccinare, questo significherebbe aver sconfitto definitivamente il virus, come è stato in passato per il vaiolo", conclude Tramontina.
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