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Covid, vaccinazioni quasi ferme in Trentino e in Italia: ''Solo 7 mila quarte dosi. Il rischio è di una ripresa dell'epidemia in autunno: bisogna completare il ciclo''

Numeri che preoccupano le autorità sanitarie perché la protezione è destinata a calare con il trascorrere dei mesi. Il rischio è quello di una recrudescenza dell'epidemia il prossimo autunno. Maria Grazia Zuccali, direttrice del Dipartimento di prevenzione dell'Apss: "La speranza è quella che il virus ci abbandoni, ma non sarà così e dobbiamo abituarci a proteggerci con le misure a disposizione"

Di Luca Andreazza - 26 maggio 2022 - 06:01

TRENTO. "La vaccinazione contro Covid è sostanzialmente ferma". A dirlo Marzia Grazia Zuccali, direttrice del Dipartimento di prevenzione dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari. "Il trend è nazionale e il Trentino non fa eccezione, si fatica molto anche sulle somministrazioni delle quarte dosi, nonostante gli sforzi per informare la popolazione e gli appelli per promuovere l'adesione alla campagna in questa fase. Il rischio è quello di un ritorno dell'epidemia nel prossimo autunno".

 

Dopo più di un anno di vaccinazioni la situazione sul fronte epidemiologico appare sotto controllo, i mesi più difficili appaiono alla spalle ma ogni giorno vengono comunque identificati nuovi casi e si registra, purtroppo, qualche decesso causato dall'infezione che ha travolto tutti a marzo 2020 quando l'Italia ha chiuso per fronteggiare una situazione difficilissima. Un andamento delle somministrazioni che desta qualche preoccupazione in vista dell'autunno.

 

La copertura è mediamente alta, l'84% della popolazione ha completato il ciclo vaccinale: questo dato unito al periodo più caldo e l'utilizzo degli spazi aperti consente di abbassare la curva del contagio. Ma nelle ultime settimane tanto in Italia quanto in Trentino i report mostrano variazioni quasi irrisorie nelle somministrazioni. Dati che mostrano come la popolazione voglia, comprensibilmente, pensare che l'emergenza sia terminata quando sembra una fase "sotto controllo" e gestibile.

 

A marzo è stato pure introdotto il Novavax che avrebbe dovuto convincere i più dubbiosi e i no-vax ma l'operazione si è rivelata un flop. Gradualmente con il calo delle positività quotidiane, l'allentamento delle limitazioni e il cessato stato di emergenza, c'è stato un rilassamento generale e un fortissimo rallentamento delle somministrazioni.

 

Il Trentino ha attraversato fasi alterne e difficili ma le somministrazioni sono entrate comunque a regime e i numeri oggi si attestano a 1.220.890 dosi, di cui 428.187 seconde dosi e 342.167 terze dosi. Rispetto a martedì 24 maggio c'è stato un incremento di 89 inoculazioni, mentre dal 31 marzo (giorno del fine stato di emergenza decretato dal governo nazionale) le vaccinazioni sono passate da 1.204.588 ai valori attuali, un incremento di +16.302 (di cui 1.155 riferite alle secondi dosi e +14.676 alle terze dosi). C'è stata una frenata.

 

A rilento anche le quarte dosi. "La percentuale è, purtroppo, molto bassa - spiega Zuccali - il dato complessivo è di quasi 7 mila somministrazioni con una copertura migliore sugli over 80 rispetto alle altre categorie a rischio e fragili. In generale le vaccinazioni sono quasi ferme in Trentino, il nostro territorio segue il trend nazionale: la maggior parte delle persone ha responsabilmente seguito le regole e le indicazioni ma alcuni faticano a completare il ciclo".

 

Numeri che preoccupano le autorità sanitarie perché la protezione è destinata a calare con il trascorrere dei mesi. Il rischio è quello di una recrudescenza dell'epidemia il prossimo autunno. "Sicuramente - aggiunge la direttrice del Dipartimento di prevenzione dell'Apss - le evidenze mostrano che la copertura, da malattia e da vaccinazione, non ha una durata lunga e sappiamo per esperienza che questo virus ha un'alta circolazione soprattutto nel periodo invernale. Adesso siamo relativamente più tranquilli ma c'è la concreta possibilità di un ritorno delle infezioni". 

 

"Sono tanti gli aspetti da tenere in considerazione: le varianti e l'aggressività del Covid e se ci sarà un nuovo vaccino. La speranza è quella che il virus ci abbandoni, ma non sarà così e dobbiamo abituarci a proteggerci con le misure a disposizione". E' probabile una somministrazione in contemporanea con quella antinfluenzale. "La raccomandazione forte della sanità pubblica va in questa direzione, poi resta importante la consapevolezza delle persone sui comportamenti per uscire veramente da questa epidemia", conclude Zuccali.

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