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| 03 ago 2022 | 06:01

Covid, in Trentino quarta dose flop: meno del 20% di somministrazioni. No vax in campagna elettorale, Ferro: ''Posizioni estreme pericolose per la Sanità pubblica"

Sono circa 23 mila le quarte dosi somministrate in Trentino. L'appello del direttore dell'Apss, Antonio Ferro: "E' fondamentale vaccinarsi. Oggi il rischio di prendere il Covid è altissimo. E’ molto contagioso e lo stiamo vedendo anche all’interno delle nostre strutture dove non passa giorno senza sanitari che vengono messi in quarantena"

Covid, in Trentino quarta dose flop: meno del 20% di somministrazioni

TRENTO. La quarta dose in Trentino è pressoché ferma. E' meno del 20% la popolazione che fino ad oggi ha deciso di farsi somministrare il secondo richiamo. “Sono preoccupato per l'autunno, è fondamentale che le persone si vaccinino” ha spiegato a il Dolomiti il direttore dell'Apss Antonio Ferro. Ma non solo. A livello nazionale il tema covid è tra quelli cavalcati da alcuni movimenti che si sono espressi contro la vaccinazione e che ora sono scesi in campagna elettorale. “Messaggi pericolosi” spiega Ferro che riveste anche il ruolo di presidente della Società d'Igiene italiana.

 

Direttore Ferro, a livello nazionale le quarte dosi somministrate sono poche. In Trentino a che punto siamo?

Abbiamo dati uniformi con il resto d'Italia. Abbiamo fatto circa 23 mila quarte dosi di cui 810 a fragili sotto ai 60 anni. Il resto sono sparpagliati dai 60 anni in poi. Anche sopra gli 80 anni non abbiamo avuto una forte risposta.

 

Le persone hanno paura? Attendono magari l’arrivo dei nuovi vaccini?

Più che paura oggi c’è la mancanza di percezione del rischio rispetto al Covid. Poi in minima parte stanno attendendo i nuovi vaccini.

 

Di che rischio stiamo parlando?

Oggi il rischio di prendere il Covid è altissimo. E’ molto contagioso e lo stiamo vedendo anche all’interno delle nostre strutture dove non passa giorno senza sanitari che vengono messi in quarantena. Tra l'altro la positività dura molti giorni. Anche se i sintomi sono lievi il personale viene bloccato per molto tempo e questo sta mettendo in difficoltà le strutture sanitarie costrette a ranghi ridotti.

 

In Austria è stato deciso lo stop alla quarantena per i positivi Covid asintomatici. E’ la strada giusta ?

E' un tema che deve essere trattato a livello centrale e non nelle singole regioni. Bisogna capire bene il livello della contagiosità. Se le persone con tampone positivo le mettiamo in circolo è ovvio che si ha una politica completamente diversa da quella avuta fino ad oggi. 

 

In autunno avremo anche l’arrivo dell’influenza e la copertura vaccinale  lo scorso anno non è stata alta. Come Società di Igiene assieme ad altre società scientifiche avete ribadito l’importanza all’adesione della campagna antinfluenzale. E preoccupato?

Si sono preoccupato perché ritengo che sia fondamentale raggiungere livelli alti di copertura. Già ad agosto ho chiesto al direttore del dipartimento prevenzione di attivarsi per valutare tutte le strategie da mettere in campo.

 

A livello nazionale le idee no vax sono portate avanti da alcuni movimenti in campagna elettorale. Cosa ne pensa?

E’ sempre stato così. I politici vedono un serbatoio di voti. Nel caso specifico sono posizioni antiscientifiche che mi vedono assolutamente contrario. E' ovvio che c'è la libertà ed ognuno farà le proprie valutazioni. E' chiaro, però, che per la sanità pubblica posizioni così estreme contro i vaccini possono creare un pericolo.

 

Che appello fare in questo momento alla popolazione?

Quello di vaccinarsi. Ribadisco la bontà della vaccinazione che ha permesso di evitare migliaia e migliaia di morti in Italia e nel mondo.

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