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La ''sporca dozzina'' del basket rimonta (ancora) le compagini ricche, la palestra che sgocciola e ri-conquista il titolo

La Virtus Altogarda junior, denominata così non per motivi anagrafici, supera in finale il Rovereto e vince per il secondo anno consecutivo il campionato di Promozione. Tra le new entry il rappresentante di birra: "Ha aumentato il fatturato e ricevuto numerosi premi dall'azienda"

Di Luca Andreazza - 18 luglio 2018 - 14:00

RIVA DEL GARDA. Un back to back da favola, e festa (della birra) per la Virtus Altogarda. Dopo l'affermazione dell'anno scorso (Qui articolo), i virtussini si ripetono anche in questo campionato di Promozione. La stagione scorsa avevano sovvertito ogni pronostico e ora, dopo aver rinunciato all'iscrizione in serie D, sono riusciti a ripetersi, sempre in rimonta.

 

"Impossibile pensare a un allenamento in più - spiega Carmelo Falcone, classe 1975 e numero dieci della formazione gardesana - ma anche a non avere i week-end liberi o ancora peggio, cioè trovarsi un allenatore vero che potrebbe obiettare del fatto che scolarsi una cassa di birra nello spogliatoio dopo ogni allenamento o partita forse non è salutare".

 

Sembravano usciti dalla trama di "Quella sporca dozzina", i figli di un dio minore capace di conquistare un successo difficilmente pronosticabile. Il successo però non li ha cambiati. Sono rimasti sempre gli stessi, "brutti, sporchi e cattivi" che giocano in una palestra sgocciolante perché se fuori piove, piove anche dentro, sul parquet.

 

Oltre che da Carmelo Falcone, il roster è composto dai tre fratelli Detoni (Gabriele, Lorenzo e Mattia), Filippo Tonelli, Thomas Maffei, Max Benedetti, Patrick Bardelloni, Daniele Tommasini, Luca Tonelli, Tommaso Busato, Alexy Galic, Francesco Zanetti, Andrea Danti e Sergio Planchstainer agli ordini di coach Matteo Bellini.

 

 

Tra conferme e novità, la Virtus Altogarda si ripresenta ai nastri partenza. L'allenatore è "nuovo": "Un ex compagno - dice il lungo - che aveva deciso di non giocare la passata stagione per problemi di salute, nel senso che non voleva arrivare a avere problemi di alcol (ride)".

 

Il coach accetta l'incarico, assillato per tutta la stagione da una domanda e un apparente obiettivo: "Farmi smettere di giocare - ricorda il pivot - in alcune partite mi ha diminuito il minutaggio e in altre l'ha aumentato per cercare di farmi infortunare, ma non mi sono abbattuto. Nel frattempo non capisce come abbiamo potuto vincere il campionato lo scorso anno".

 

L'allenatore del titolo ("l'ultima volta che l'abbiamo visto ridere risale al 2010") lascia la panchina senza ripensamenti, ma rimette gli scarpini controvoglia, mentre tra le certezze ci sono ancora i tre fratelli biondi, che si allenano a turno quando non sono in IndiaSud America oppure più semplicemente al bar ("anche questa stagione non li abbiamo visti tutti e tre contemporaneamente").

 

Ai lati un ritorno dopo cinque anni di inattività: "E' Tommaso - aggiunge Falcone - in procinto di diventare papà decide di trovarsi un hobby per uscire di casa, nel frattempo diventa padre e così a casa non ci torna più. Anche gli altri esterni sono due fratelli, il primo si era dimenticato la carta d'identità all'esordio e quindi è restato in tribuna, l'altro è sempre in ritardo e il fondo per la birra era sempre pieno".

 

A proposito di luppolo. Tra le new entry il rappresentante di birra. "Dopo due mesi di ricerche - evidenzia il pivot - ci ha individuato quale squadra ideale per esprimere le sue potenzialità. Si fa cinquanta chilometri a ogni allenamento, ma nel frattempo il suo fatturato è aumentato in maniera esponenziale e ha ricevuto diversi premi per essere riuscito a piazzare tutta la birra scaduta che l'azienda aveva in magazzino da anni".

Queste le premesse della stagione. "La regolar season - spiega il pivot - trascorre senza infamia e senza lode: partite belle poche, brutte molte, nessuna vittoria contro i più forti e qualche sconfitta con i più scarsi, birra a fine partita molta e serietà in palestra poca. Alla fine però riusciamo a chiudere in terza piazza".

 

E scattano i playoff. L'uscita dai blocchi è però piuttosto farraginosa. "Negli ottavi - dice Falcone - perdiamo a Merano, ma in qualche modo riusciamo a ribaltare il punteggio al ritorno".

 

Nei quarti ecco invece i Blue Bear Villazzano. "All'andata - spiega il lungo - perdiamo sonoramente e finisce in rissa, ovviamente tra di noi. Le leggende dicono che per due giorni non abbiamo toccato alcolici e al ritorno, sospinti da pubblico e tamburi, rimontiamo 23 punti e strappiamo il pass per il turno successivo".

 

E' tempo di semifinale. Gara secca. La Virtus Altogarda piega l'Avio, seconda classificata in regular, e accede all'atto finale. Partita secca in casa della seconda classificata. L'avversario è blasonato: il Rovereto.

 

"Tre allenamenti in settimana - spiega Falcone - età media di circa venti anni, sponsor e organizzazione. A Rovereto nessuno è riuscito a violare il parquet per tutto l'anno e la palestra è piena, pienissima".

 

La gara sembra senza storia e la squadra della Quercia prende il largo, ma i virtussini soffrono e ingranano. "I volti sono brutti - prosegue il 43enne - ma gli sguardi concentrati. Il fiato talmente corto che si gioca in apnea. Sul +20 il direttore sportivo si fa espellere: arrivano sei tiri liberi e palla agli avversari, ma il fortino regge".

 

La Virtus Altogarda scrive un'altra pagina di storia. "Siamo riusciti a conciliare mondi diversi - conclude Falcone - tra chi ha famiglia, chi deve studiare e chi non sappiamo cosa faccia. Una sfida difficile, ma entusiasmante". 

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