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| 14 giu 2017 | 11:32

'Quella sporca dozzina' del basket (il cui top player è costato due birre e un panino) batte la palestra che sgocciola e conquista il titolo

La Virtus Altogarda junior, denominata così non per motivi anagrafici, supera in finale i fratelli ricchi e vince il campionato di Promozione. Carmelo Falcone: "Noi siamo i figli poveri, la compagine degli 'scappati di casa' e abbiamo birra per le prossime trentacinque stagioni"

La formazione della Virtus Altogarda junior, campione della Promozione al termine della stagione 2016/17
La formazione della Virtus Altogarda junior, campione della Promozione al termine della stagione 2016/17

RIVA DEL GARDA. Sembrano usciti dalla trama di 'Quella sporca dozzina', i figli di un dio minore che conquistano però l'Olimpo al termine di una progressione tanto insperata, quanto capace di entusiasmare i tifosi, numerosissimi e rumorosissimi, nell'atto finale del campionato di Promozione della pallacanestro in Trentino Alto Adige. Palcoscenici ben diversi da quelli calcati dall'Aquila Basket, soprattutto in queste ore, e una storia ambientata in quei parquet di tutti i giorni, dove i riflettori sono ben lontani.

 

 

La Virtus Altogarda prende forma due estati fa, come risultato della fusione tra Arcobasket e Virtus Riva: due compagini finaliste del campionato di Promozione, oltre a quella impegnata in C2.

 

Una regular season in altalena, vittorie alternate a grandi tonfi, fino al settimo posto in campionato Gold, valido per accedere comunque alla post season: "Espulsioni e tecnici non si contano - spiega Carmelo Falcone, classe 1975 e numero dieci della formazione gardesana - purtroppo anche qualche battibecco con gli avversari, ma soprattutto tra di noi, quando l'altra squadra non aveva voglia di litigare e un solo acquisto alla cifra di due birre e un paninoil nostro top player".

 

Terminata la stagione regolare, arriva il primo turno dei playoff, quello degli ottavi, fondamentale per non retrocedere: "La squadra si impegna - ricorda il pivot, autore in quel caso di un 3/3 da tre punti - mettendo a segno due vittorie contro la quarta del girone Silver, un risultato che vale la salvezza".

Tempo di quarti: la Virtus Alto Gara junior sfida la prima della classe in trasferta e arriva una sconfitta, ma "nella gara di ritorno - dice - nasce una squadra: vittoria per 62-46: una partita incredibile, gente che si butta su ogni pallone, gente che si aiuta, gente che non insulta un compagno per un errore. Una serata a tutta grinta, intensità e coraggio. La 'bella' però è fuori casa e non abbiamo grandi speranze e aspettative".

 

Invece 'Quella sporca dozzina' estromette il Belvedere per 42-51. Nella semifinale i junior trovano il Gardolo: "Una gara secca in un campo dove non si vince da almeno quindici anni e un unico risultato positivo nel lontano 2012 - confida - un pareggio, quando la squadra si è presentata ubriaca alla partita avendo finito la serata solo poche ore prima al matrimonio del coach".

 

Le premesse non sono delle migliori, ma la Virtus Altogarda piazza il colpaccio: 46-59 e ticket per la finale in valigia contro la Virtus Altogarda. Nessun errore. Una sfida fratricida che si conclude 58-41 per quelli poveri: il brutto anatroccolo diventa bello.

 

"La Virtus Altogarda presenta due squadre ai nastri di partenza della Promozione - prosegue il pivot - una è quella titolata, mentre l'altra è definita Junior, ma non per ragioni anagrafiche. Siamo quelli che giocano all'interno della palestra più brutta in Regione, nella quale piove dentro: ecco noi siamo i figli poveri, la compagine degli 'scappati di casa' (ride)".

 

Quarantadue anni, bandiera della squadra gardesana, indossa la stessa maglia da circa 25 anni: "Unico superstite - commenta Falcone - del gruppo storico ormai pensionato. Mi alleno e scendo sul parquet figli permettendo, ma soprattutto quando il corpo brontola meno del solito e resta abbastanza unito per giocare".

 

Ma un po' tutta la squadra sui generis, "ci sono tre fratelli biondi - aggiunge - che si allenano a turno quando non sono in India, in Sud America oppure più semplicemente al bar: non li abbiamo visti tutti e tre contemporaneamente fino a metà aprile".

 

E il roster non è proprio profondissimo: oltre a Carmelo Falcone e la terna Detoni (Gabriele, Lorenzo e Mattia), ci sono Luca Tonelli, Andrea Danti, Luca Bobicchio, Patrick Bardelloni, Davide Amistadi e Gerhard Aliaj, tutti agli ordini di coach (e ovviamente giocatore) Daniele Tommasini

 

"L'allenatore - aggiunge Falcone - è l'unico sempre presente e che cerca di tenere insieme un gruppo che riesce a riunirsi solo alla fine degli allenamenti. Insomma, quando arriva la fatidica cassa di birra portata a turno, da chi segna il primo punto a chi mette piede per la prima volta in campo, da chi compie gli anni a chi prende un tecnico: abbiamo birra a disposizione per i prossimi trentacinque campionati".

 

Poi c'è l'unico lungo, che vuole giocare da esterno: "Un giovane di vent'anni - spiega - che si vede un paio di volte al mese quando non è impegnato alle serali di ragioneria e quando non sciopera perché gioca pochino, senza dimenticare il mezzo lungo/mezzo esterno che percorre tutte le volte 30 chilometri per allenarsi, giocare cinque minuti, brontolare e minacciare di cambiare squadra, ma poi ritorna sempre".

E l'elenco potrebbe continuare all'infinito: "Tra i personaggi più belli - commenta il pivot - ci sono poi i due nuovi giovani, due veri 'scappati di casa' che convivono, ma dicono di non vedersi mai. Entrambi dicono di avere delle donne, ma nessuno le ha mai viste. Entrambi vivono di notte e dormono di giorno, ma è tutta la squadra davvero speciale".

 

Un lieto finale per quelli 'Brutti, sporchi e cattivi', per citare un'altra pellicola, dimenticati alla periferia del basket trentino, ma capaci di vincere: una storia che ha appassionato tutti tra Arco e Riva, ma non solo. "Siamo riusciti a conciliare mondi diversi - conclude Falcone - tra chi ha famiglia, chi deve studiare. Difficile, ma entusiasmante". 

 

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