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| 04 giu 2017 | 06:50

Quando l'Aquila si chiamava Dolomiti Sport e vinceva il campionato regionale del '69. Storia di un volo cominciato lontano e della "visione" di qualcuno

La Dolomiti Energia di Buscaglia ha eliminato i campioni di Milano e ora può giocarsi lo scudetto. Ma cosa c'è stato prima di questa squadra da impresa? Il racconto di uno dei giocatori delle "origini" quando il basket trentino era “terzo mondo” ma qualcuno (Claudio March e Salvatore Trainotti) aveva già delle "visioni"

La squadra campione regionale juniores del ‘69
La squadra campione regionale juniores del ‘69. In piedi: Detassis, Rasera, Dai Prà, Ceola, Goi, Dalsass , l’allenatore Zeni Accosciati: Fattoretti, Cestari, Arnoldi, Decarli
di Sandro Cestari

TRENTO. L’Aquila basket, tra lo stupore generale della pallacanestro italiana, è approdata alla finale del campionato nazionale, scucendo proprio lo scudetto dalle magliette (poco sudate) dell’Olimpia Milano. Stupore che nasce dal fatto che l’Aquila è solo alla sua terza stagione in serie A e che solo una decina di anni prima ha iniziato il suo cammino, partendo dalla serie D. Credo che la mia emozione e quella degli allora ragazzi che alla fine degli anni Sessanta e primi Settanta passavano i loro pomeriggi nella palestra di via Fogazzaro a praticare basket abbia un sapore particolare, ben diverso da quello dei 4 mila che affollano in questi anni il PalaTrento.

 

Una emozione propria di chi ha condiviso da ragazzo allenamenti, spogliatoi, partite non riuscendo allora ad immaginare che si sarebbe arrivati al risultato odierno. Quando ci incrociamo al palazzetto ci basta una semplice occhiata per trasmetterci questa emozione. Con le magliette bianconere del Dolomiti Sport (grazie a Paolo Colombo) siamo cresciuti da adolescenti a ragazzi e poi a giovanotti di belle speranze. Qualcuno della generazione anni ’50 pratica ancora basket amatoriale (inconsciamente dico io, ma li invidio e guardo con severità la mia “panza”). E sì che la pallacanestro trentina aveva anche vissuto qualche sprazzo di splendore: il “Cinquebello” femminile della Rari Nantes, seconde nel campionato nazionale del ’43, i Postelegrafonici campioni italiani CSI nel ’49, la Michelin femminile degli anni ‘50, il Rangoni maschile degli anni ’60.

 

Al PalaTrento vedo sempre e saluto con piacere Roberto Moggio e Lino Zavarise che di quel Rangoni furono il primo artefice ed il secondo giocatore, poi valente arbitro nazionale. Credo che la loro “basket soul” sia ancora più sottosopra della mia, anche se non lo danno a vedere. Ritornando a noi, eravamo ben consci dei nostri limiti e della condizione di “terzo mondo” del basket trentino rispetto alle vicine Veneto e Lombardia. Ci sembravano inarrivabili.

 


La prima squadra del Dolomiti Sport (1965)

 

Quando nel ’69 con il Dolomiti Sport vincemmo il campionato regionale juniores ci toccò per la fase nazionale l’Oransoda Cantù, che aveva sette giocatori della nazionale juniores e il più piccolo della compagnia, sul quale da ignoranti, pensavamo magari di provare a giocare alla pari, che si chiamava Pierluigi Marzorati (uno che ha vinto tutto, compreso un Europeo con la nazionale). Il nostro Presidente Gianni Brusinelli ci sosteneva però sempre, insegnandoci a non fare il passo più lungo della gamba e ad impegnarci costantemente. Gianni è stato poi il primo presidente di Aquila Basket e ieri avrebbe meritato di godersi lo spettacolo.

 

I giovani arrivati dopo, grazie alla maggior diffusione del basket e al minibasket introdotto a livello delle elementari, hanno saputo poi conquistarsi e mantenersi la serie D e pian piano ad avvicinare i livelli. Tra quei nuovi giovani qualcuno già allora mordeva il freno e immaginava un futuro “grande”. Queste “visioni” le ho sentite allora esprimere direttamente con passione da Claudio March e Salvatore Trainotti. Le hanno anche applicate ed avevano ragione. La loro “visione” è diventata realtà.

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