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L'allarme di Cna: ''Autotrasporto al collasso, servono risorse per rinnovare i mezzi circolanti”, la Filt Cgil: ''Ridurre i pedaggi a chi investe''

Il parco circolante italiano è quello più vecchio d’Europa e l'età media si aggira intorno ai 13,5 anni, mentre il 63,1% (418.668 veicoli) dei tir oltre 3,5 tonnellate è ante Euro 4. Montani: "Il tunnel del Brennero può decongestionare le strade", Cna: "Sono necessarie misure quasi immediate"

Di Luca Andreazza - 10 dicembre 2018 - 20:43

TRENTO. "E' necessario prendere misure immediate per rinnovare il parco circolante: evidente che in gioco c'è la sostenibilità e la sicurezza del trasporto", queste le parole di Piero Cavallaro, referente della Cna Fita del Trentino Alto Adige, che lancia un allarme sulla situazione dell'autotrasporto

 

Si parte dai dati, estremamente negativi. Il parco circolante italiano è quello più vecchio d’Europa e l'età media si aggira intorno ai 13,5 anni, mentre il 63,1% (418.668 veicoli) dei tir oltre 3,5 tonnellate è ante Euro 4.

 

Solo il 12,4% (92.274 mezzi) del parco circolante rappresenta i veicoli Euro 6 e con questo trend ci vogliono circa 17 anni per sostituirli tutti. Soltanto l’11,9% dei veicoli è dotato dei dispositivi di sicurezza, obbligatori da novembre 2015, che prevede la frenata autonoma di emergenza e il mantenimento corsia.

 

"Una partita complessa. Servirebbero maggiori controlli sulle strade - commenta Stefano Montani, segretario della Filt Cgil del Trentino - per verificare le ore guidate dagli autisti e lo stato dei mezzi. E' una spirale che danneggia ovviamente anche le aziende che investono e rinnovano per adeguarsi alle norme in materia sicurezza e dignità del lavoro". 

 

Negli ultimi venti anni gli interventi sul comparto sarebbero stati effettuati senza precise strategie, senza trovare soluzioni per l'assenza di un sostegno strutturale. Un numero sempre maggiore di piccole imprese ha chiuso i battenti e una quantità non indifferente di medio grandi è emigrata.

 

"Tutto questo - evidenzia il numero uno di Cna - ha portato gravi perdite economiche e fiscali per l'Italia a vantaggio di altri Paesi europei che hanno rafforzato ulteriormente il proprio sistema logistica e trasporto. Basta indugi le sempre più stringenti normative in materia ambientale rischiano di bloccare il trasporto delle merci fuori e dentro le città, anche nella nostra regione”.

 

Tra le cause principali ci sarebbero la pressione fiscale e i costi di gestione come carburanti e lavoro, ma anche la complessità della burocrazia. "Le ditte più piccole sono in difficoltà - continua il segretario della Filt Cgil - spesso i bilanci non consentono di rinnovare i mezzi in modo regolare, mentre le aziende più grosse e strutturate riescono a reggere meglio il mercato. Si può aggiungere che è forte la concorrenza dei vettori stranieri e questo significa anche stipendi più bassi e impoverimento generale".

 

Negli ultimi dieci anni lo Stato ha perso 105 milioni di euro di mancato gettito fiscale, i costruttori circa un miliardo e mezzo di fatturato e l’occupazione del settore ha visto perdere 135.000 posti di lavoro, senza contare l’indotto.

 

Dal punto di vista dell’occupazione e del lavoro nel settore, in questo comparto servono addetti professionali adeguatamente preparati: dai conducenti (in Europa mancano, secondo le ultime informazioni, circa 180 mila unità) ai tecnici di officina, dagli addetti alla logistica agli esperti di materie pericolose.

 

“Nonostante gli investimenti promossi – prosegue Cavallaro -  non sembra ancora esserci consapevolezza sulle conseguenze di questa realtà, cioè che il sistema dell’autotrasporto, senza adeguato rinnovo dei mezzi continua a invecchiare per perdere ogni giorno in sostenibilità e sicurezza".

 

Una soluzione potrebbe arrivare dall'apertura del tunnel del Brennero e spostare ulteriori tir da gomma a rotaia. "Si deve incentivare l'uso della ferrovia - sottolinea Montani - perché in prospettiva può aiutare a decongestionare le strade, anche se questo passaggio è conveniente sulle tratte più lunghe. Lo scambio intermodale comporta dei costi e un'organizzazione che le piccole imprese difficilmente possono sostenere. Un'altra possibilità dovrebbe essere quella di modulare i pedaggi autostradali per agevolare quelle aziende che investono e cambiano il parco tir. Il tunnel prevede anche di cambiare il volto urbanistico delle nostre città, la ferrovia non potrebbe più passare in città. In Valsugana invece non sembra esserci spazio per raddoppiare i binari, la coperta è piuttosto corta".

 

In Italia si discute su tavoli diversi per suddividere eventuali risorse destinate al settore dell’autotrasporto, mentre in altri Paesi europei si definiscono politiche di investimento: "In queste condizioni - prosegue Cavallaro - assume una notevole rilevanza il fondo specifico per gli investimenti di 50 milioni di euro, già previsto nel Disegno di legge del bilancio 2019. Si deve dare un segnale di volontà e interesse nei confronti del settore. Davanti alla necessità di ridurre le spese dello Stato per rientrare nei limiti imposti dalla nostra partecipazione all’Unione europea, sarebbe comunque opportuno non penalizzare un settore strategico per il nostro Paese

 

In Germania e Francia si realizzano sistemi di premialità per incentivare il rinnovo del parco veicoli nell’ottica di sostenibilità ambientale e sicurezza e si offrono due anni di transito gratuito sulle autostrade ai veicoli ad alimentazione alternativa e ad alta innovazione tecnologica. Sempre a Berlino e in Spagna si studia un piano di rottamazione dei veicoli ante Euro 6 con fondi dedicati.

 

“Tutti i soggetti attori sulla scena dell’autotrasporto italiano – conclude la Cna Fita - davanti alla mancanza di attenzione razionale ai gravi problemi che affliggono da tempo il settore, chiedono ai decisori politici di considerare finalmente il mondo del trasporto e della logistica come strategico per il nostro Paese e di ripristinare le forme di sostegno destinate al rinnovo tecnologico del parco circolante italiano, consentendo così a questo settore di diventare maggiormente competitivo nello scenario europeo, più sicuro e meno impattante per l’ambiente. Solo se si lavora insieme possiamo definire una strategia vincente per l’economia del Paese".

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