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Pasta day, da oggi l’obbligo di indicare l’origine del grano, una richiesta partita proprio dal Trentino

Intuizione e strategia volutamente, caparbiamente, portata avanti dall’imprenditore trentino Riccardo Felicetti: "Un modo per tutelare la qualità della pasta, ma anche il Made in Italy" 

Di Nereo Pederzolli - 13 febbraio 2018 - 16:54

ROMA. Tra i primi a chiedere chiarezza sono stati i pastai del Trentino: tutelare l’origine del grano. Una strategia per chiarire ogni fase della filiera della produzionedal raccolto alla trasformazione – ma anche per tutelare il concetto di qualità.

 

Intuizione e strategia volutamente, caparbiamente, portata avanti dall’imprenditore trentino Riccardo Felicetti, che in quel di Predazzo impasta il grano con l’acqua e il cielo dolomitico. Con un duplice ruolo: Riccardo Felicetti è pure al vertice dell’Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta.

 

Procedura di tutela, iniziativa che solo oggi è giunta a buon fine.

 

Lo sottolinea con grande enfasi pure Coldiretti, da sempre in prima fila nella richiesta di tutelare il vero grano italiano, quello che mietono agricoltori sempre più insidiati da colture iper-intensive, grani per pasta provenienti da paesi lontani, Canada su tutti.

 

Bene, ora c’è l’obbligo di indicare l’origine del grano, pure del riso. Coldiretti sottolinea per come questo obbligo "mette fine all'inganno dei prodotti importati, spacciati per nazionali, in una situazione in cui un pacco di pasta su tre è fatto con grano straniero, come pure un pacco di riso su quattro senza che questo fosse fino ad ora indicato in etichetta".

 

C’è un rischio, però. Quello che molti agricoltori italiani – ora tutelati dall’obbligo di dichiarare dove raccolgono le spighe – puntino più alle rese quantitative che a quelle qualitativo per sfruttare solo il marchio 'Made in Italy’.

 

"E' una buona notizia per agricoltori, aziende e consumatori. L'industria italiana deve giocare in attacco la partita della qualità e della trasparenza. Su questi valori si fonderà sempre di più la competitività del Made in Italy", ha commentato il Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda in merito all'entrata in vigore dei decreti firmati insieme al ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina. Proprio Martina ha aggiunto: "Proteggere il Made in Italy significa puntare sulla massima trasparenza delle informazioni in etichetta ai cittadini. Per questo abbiamo voluto con forza sperimentare l'obbligo di indicare espressamente sulle confezioni di pasta e riso il luogo di coltivazione".

 

Ma per Martina il regolamento "va migliorato, a partire dall'indicazione obbligatoria e non facoltativa dell'origine delle materie prime. Stiamo lavorando per una proposta che trovi il supporto della nostra filiera e di altri Paesi europei a partire dalla Francia. Se non cambierà la proposta siamo pronti a dare voto negativo nel comitato che è chiamato ad esprimersi a Bruxelles".

Pronta anche la risposta dei pastai. "Ci siamo già adeguati a questo regolamento nazionale, come sempre fatto per ogni normativa che interessa i nostri associati, arrivando anche in anticipo rispetto alla data prevista, tanto che pacchi di pasta con la nuova etichetta sono già presenti in scaffale da alcune settimane - commenta Riccardo Felicetti.

 

"Certo, per qualche tempo gli italiani troveranno nei punti vendita anche pacchi di pasta con la ‘vecchia’ etichetta, perché ci sono ancora delle giacenze da smaltire"."Da questo momento in avanti – continua Felicetti - i consumatori avranno modo di verificare che dietro ottime marche di pasta a volte ci sono semole ricavate da grani duri italiani e altre volte, invece, semole che utilizzano anche ottimi grani duri stranieri.

 

Perché la qualità non conosce frontiere. Non bisogna infatti confondere l’origine con la qualità del prodotto: tutto il grano che utilizziamo per la pasta italiana, per bontà, sicurezza e tracciabilità, è il migliore del mondo.”

Ma questa etichetta è destinata a durare poco. "Purtroppo, come temevamo, questa etichetta sarà presto superata dal Regolamento Ue sull’origine degli alimenti, che arriverà questa estate e cambierà nuovamente le carte in tavola, spiega Felicetti. Noi pastai saremmo costretti a riadeguare nuovamente l’etichetta e il consumatore troverà questa informazione scritta in un modo differente".

Secondo AIDEPI, dopo l’avvenuta pubblicazione dell’etichetta, è il momento di concentrarsi sui temi davvero rilevanti per il futuro della filiera della pasta. La sola indicazione in etichetta dell’origine del grano non basta per superare il gap strutturale, quantitativo e qualitativo, che impone agli industriali della pasta di importare una quota (in media il 30%) del grano necessario per fare il loro prodotto.

Conferma Riccardo Felicetti: Per incrementare la disponibilità di grano duro nazionale di qualità e prodotto in modo sostenibile in linea con le esigenze dell’industria molitoria e della pasta  la strada giusta sono infatti i contratti di filiera, che diversi protagonisti del mondo grano-pasta hanno già intrapreso: in questo modo si garantisce ai pastai un grano adeguato e agli agricoltori un reddito certo, commisurato all’impegno profuso e alle specifiche condizioni ambientali e climatiche, garantendo al contempo una protezione dalle fluttuazioni del mercato”.

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