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Pasta, arriva l'accordo per il made in Italy del grano (la cui produzione è in calo in tutto il Paese). Felicetti: "Noi lo abbiamo sempre fatto"

Mentre la riduzione delle semine varia dal -11,6% nel Nord-Est al -5,4% nel Centro mentre nel Sud e Isole si registra un -7,4% e si rischia che con l'approvazione da parte dell'Europarlamento del Ceta arrivi il grano canadese c'è chi (come il pastificio di Predazzo) da sempre vince grazie alla tracciabilità e all'origine (italiana) controllata del prodotto

Di Nereo Pederzolli - 23 febbraio 2017 - 18:49

TRENTO. La pasta, quella per i tradizionali spaghetti, tanto per capirci, è davvero prodotta con grano coltivato in Italia? La domanda la pone Coldiretti, lanciando l’ennesimo allarme sull’abbandono delle semine, mentre l’organismo sindacale dei contadini esalta l’accordo con un solo noto marchio, che garantisce origine italiana al 100%. Un segnale, comunque, che instaura un nuovo clima di fiducia, auspicato da sempre da Riccardo Felicetti, manager e titolare dell’omonimo pastificio di Predazzo, dinamico imprenditore dolomitico da anni ai vertici dell'Ipo - International Pasta Organisation, organismo che si propone di promuovere il consumo di pasta nel mondo e diffonderne la cultura.

 

Aderiscono all'International Pasta Organisation 27 membri (tra i quali due Federazioni europee, Unafpa e Semouliers) in rappresentanza di 19 Paesi (Argentina, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Francia, Guatemala, Iran, Italia, Messico, Portogallo, Spagna, Tunisia Turchia, Stati Uniti, Uruguay, Venezuela). "Noi abbiamo sempre garantito l’origine del grano. Dal 2011 tutto è tracciabile, è scritto sull’etichetta, sulle confezioni della nostra pasta – commenta Felicetti, ribadendo la correttezza di altre aziende e marchi commerciali del settore, per altro stranamente ‘dimenticati’ da Coldiretti.

 

E ancora: "Indicare l’origine contribuisce a fissare il giusto prezzo e garantire ulteriormente il consumatore". I pastai, dal canto loro, si stanno mobilitando per creare rapporti di filiera, intensificare legami tra coltivatori di grano e di farro. Ottimizzando gli scambi tra agricoltori, mugnai e pastai. Felicetti è in prima linea nella selezione di grani nazionali nelle zone più vocate, ma specialmente con quanti coltivano campi di cereali in quota con metodi biologici. Anche tra le Dolomiti. Pasta dunque a KM zero, controllata e facilmente controllabile. A garanzia dell’origine e della salubrità dell’impasto. Produzione da semine di farro ancora sperimentali, ma che da qualche stagione consentono significative produzioni, facilmente reperibili sugli scaffali dei supermercati e vanto di elaborazioni culinarie di blasonati chef, da Davide Scabin a Norbert Niederkofler, Alfio Ghezzi, pure Carlo Cracco.

 

La situazione per la coltura più diffusa in Italia vede la riduzione delle semine che varia dal -11,6% nel Nord-Est al -5,4% nel Centro mentre nel Sud e Isole si registra un -7,4% che desta molta preoccupazione se si considera che la coltivazione è concentrata prevalentemente nel meridione dove Puglia e Sicilia rappresentano da sole quasi la metà della produzione nazionale. Una congiuntura drammatica determinata dal crollo dei prezzi pagati agli agricoltori che nella campagna 2016 sono praticamente dimezzati per effetto delle speculazioni e della concorrenza sleale del grano importato dall’estero e poi utilizzato per fare pasta venduta come italiana. Una realtà che - denuncia la Coldiretti - rischia di essere favorita dall'approvazione da parte dell'Europarlamento del Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada che rappresenta il primo esportatore di grano duro in Italia.

 

L’accordo dovrà essere ratificato dal Parlamento nazionale contro il quale - precisa la Coldiretti - rischia di scatenarsi una nuova guerra del grano. In pericolo non ci sono solo la produzione di grano e la vita di oltre trecentomila aziende agricole che lo coltivano, ma anche un territorio di 2 milioni di ettari a rischio desertificazione e gli alti livelli qualitativi per i consumatori garantiti dalla produzione Made in Italy. Da qui la necessità - conclude Coldiretti - di accelerare sul percorso di ratifica ed entrata in vigore dell’etichettatura di origine obbligatoria per il grano usato per produrre la pasta. Come tra l’altro ha sempre ribadito il presidente dell’associazione dei pastai, Riccardo Felicetti.

 

Lo schema di decreto, frutto della battaglia del grano lanciata da Coldiretti e condiviso dai Ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, è stato inviato alla Commissione Europea a Bruxelles.

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