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Sul gioco d'azzardo replica l'assessore Zeni: ''Io non c'entro, la competenza è commerciale, non sanitaria''

Dopo gli articoli de ilDolomiti sull'emendamento che proroga l'obbligo della distanza dai luoghi sensibili delle sale da gioco, la replica dell'assessore alla salute: "La provincia è contro le dipendenze, la mediazione con Bezzi non l'ho fatta io"

Pubblicato il - 31 luglio 2018 - 17:09

TRENTO. Nei giorni scorsi abbiamo scritto dello strano emendamento approvato dal Consiglio provinciale durante la manovra di assestamento del bilancio, l'emendamento di Giacomo Bezzi sul gioco d'azzardo, che proroga fino al 2020 l'obbligo di allontanare dai luoghi sensibili le sale Vtl. 

 

Abbiamo scritto anche delle lobby del gioco d'azzardo che a poche ore dall'approvazione hanno subito festeggiato la vittoria, tra queste il Friedman Institute, diretto da Andrea Villotti, che solo pochi mesi fa era al tavolo con l'assessore Luca Zeni in un convegno proprio sul tema del gioco d'azzardo. 

 

Avremmo voluto chiedere all'assessore se fosse vero, come affermato dal consigliere Bezzi, che l'emendamento che favorisce le sale da gioco (d'azzardo) è stato deciso di comune accordo tra lui e il consigliere, con l'assenso del presidente Rossi. 

 

Avremmo voluto capire di più anche sul coinvolgimento, diretto o indiretto, dei gruppi che spingono per legiferare in favore di queste realtà economiche, come il Friedman Institute, oppure della società che ha organizzato il convegno di cui sopra, la Qaeris, che fa sondaggi e che ne ha fatti anche al Pd. 

 

Ma Zeni ha preferito mandare un suo scritto, indirizzato alla redazione, di cui noi diamo conto integralmente.

 

Mi permetto di intervenire in merito all'articolo che ha scritto in merito alla discussione in Consiglio provinciale sulla ludopatia per alcune precisazioni. Lo faccio per la stima che nutro verso il Dolomiti, organo di informazione in genere attento e puntuale, ma che in questo caso ha usato una modalità scorretta di "ricostruzione" dei fatti, non avendo chiesto conferma al sottoscritto di quanto riportato da terzi.

Innanzitutto mi preme riconfermare con forza l'importanza che istituzioni e comunità facciano fronte comune contro le dipendenze, una delle problematiche maggiori che colpiscono nella nostra società persone di tutte le età, ed i giovani in particolare.

Tutte le dipendenze hanno tratti comuni, poiché sfruttano fragilità personali diffuse, e per questo nella riorganizzazione dell'azienda sanitaria si è previsto un'apposita area dedicata alle dipendenze. Il confronto clinico porta all'elaborazione di alcune evidenze ed indicazioni che possono essere utili strumenti per il dibattito politico.

La prima di queste  è che serve proseguire e incrementare il lavoro di prevenzione sin dalla giovane età, nelle famiglie e nelle scuole, per "emancipare" i ragazzi, per farli crescere come persone consapevoli, dotate di anticorpi di fronte ai rischi delle dipendenze. Questa è sicuramente la partita più importante che come comunità dobbiamo affrontare.

Per facilitarla occorre trovare costantemente il corretto equilibrio tra divieti e possibilità. Oggi esistono discipline strutturate in maniera diversificata per ogni forma di dipendenza e di sostanza.  Ad esempio per l'alcol ci sono divieti alla vendita ai minori (tra l'altro fu il sottoscritto a proporre il divieto di vendita ai minori di 18 anni di alcol nei locali, prima era 16 anni), e sanzioni per la guida.

 

Per la droga sono noti i divieti e gli illeciti penali. Per il fumo c'è una disciplina più permissiva con divieto di fumo nei luoghi pubblici e così via. Il principio generale dovrebbe essere che i divieti assoluti non sono dirimenti per risolvere il problema perché favoriscono l'illegalità, ma le limitazioni sono necessarie e molto importanti per evitare di incentivare pratiche che possono portare alla dipendenza.

Queste posizioni le ho pubblicamente espresse in numerosi convegni pubblici - che fossero organizzati da APSS e assessorato o da altri soggetti - ed in trasmissioni televisive e sono consolidate.

 

Sul gioco fu introdotta nel 2015 in Trentino una norma che disciplina le distanze dai luoghi sensibili, norma che inizialmente riguardava i piccoli esercizi (bar e tabacchini) e le nuove sale dedicate; in aula un emendamento estese (con molti dubbi sulla sostenibilità giuridica) anche alle sale dedicate esistenti, prevedendo che avrebbero dovuto chiudere entro 5 anni.

Nel frattempo l'Azienda Sanitaria ha avviato un dibattito molto interessante e positivo con le categorie economiche degli esercenti, con un percorso di formazione e collaborazione che consente agli esercenti di essere parte attiva nel contrasto alla ludopatia; infatti la maggior parte degli esercenti ha interesse ad avere persone che giocano in maniera sostenibile, non a dover gestire persone problematiche.

Il percorso dell'azienda sanitaria, su mandato della provincia, prosegue con l'attività di prevenzione nelle scuole, i rapporti con i gruppi di auto mutuo aiuto, la presa in carico delle persone affette da ludopatia da parte di servizi sociali e SerD.

L'emendamento approvato dal consiglio provinciale, prevede una proroga di due anni per le sale dedicate che la legge provinciale del 2015 stabilisce dovrebbero chiudere (parliamo di 4-5 casi in Trentino): la ratio, più che evidente, è quella d'evitare pericolosi contenziosi, attendendo di capire come si orienterà la giurisprudenza rispetto a questa particolare disposizione.

Nulla quindi ha a che vedere con l'impostazione che questa Provincia ha adottato nel corso degli ultimi anni rispetto alla lotta alla ludopatia. È un emendamento proposto da un consigliere di opposizione, che prevedeva di togliere l'obbligo di distanza dai luoghi sensibili per tutti.

Interpellato, ho manifestato la totale contrarietà per quanto riguarda i piccoli esercizi: sia perché uno dei problemi maggiori è la microdiffusione di slot e macchine affini, sia perché essendo attività non esclusiva, non sembrano esserci grossi problemi di tenuta giuridica della norma.

 

Ho comunque fatto presente che la competenza in materia di distanze non è della sanità ma del commercio, e quindi non ho seguito la discussione che ha portato ad emendare in maniera più restrittiva l'articolo. Quindi, al di là della ricerca di polemiche, l'impegno della Provincia non è cambiato di nulla e proseguirà secondo le linee indicate nella programmazione provinciale.

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