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| 22 gen 2018 | 20:31

Una squadra di richiedenti asilo partecipa al campionato di basket. Il Cus:''Primo caso in Italia, siamo orgogliosi''

Dopo due mesi di intenso allenamento, nel mese di dicembre la squadra ha iniziato a disputare le prime partite. "Siamo soddisfatti della buona riuscita di questa esperienza di integrazione e socializzazione"

Una squadra di richiedenti asilo partecipa al campionato di basket
di Donatello Baldo

TRENTO. Il progetto “Basketball: world in a word” è partito già due anni fa, ideato e realizzato da Aquila Basket con l’obiettivo di favorire l’inclusione sociale dei richiedenti asilo e di promuovere il loro accesso all’attività sportiva.

 

La positiva esperienza ha indotto i promotori a compiere un passo in più: replicare l’iniziativa dando la possibilità ai richiedenti asilo di partecipare a un vero e proprio campionato dilettantistico, e qui è entrato in gioco il Cus.

 

Il Centro universitario sportivo ha infatti deciso di iscrivere una squadra composta da dodici richiedenti asilo (e quattro volontari) al campionato di Promozione Silver organizzato e gestito dalla sezione Trentino Alto Adige della Federazione Italiana Pallacanestro.

 

Nel biennio precedente gli ospiti della residenza Fersina si sono avvicinati al mondo della palla a spicchi, per molti di loro un mondo del tutto sconosciuto, e l'iniziativa è stata seguita e monitorata dal settore “Equità e diversità” dell'Università di Trento.

 

Ora però si farà sul serio, partecipando a un vero e proprio campionato. "La partecipazione a un torneo ufficiale offre ai ragazzi la possibilità di confrontarsi con squadre e giocatori di tutta la regione, rafforzando la loro fiducia e il loro senso di appartenenza al gruppo e al territorio in cui vivono", spiega l'associazione sportiva.

 

Dopo due mesi di intenso allenamento, nel mese di dicembre la squadra ha iniziato a disputare le prime partite. "Fino ad ora non possiamo che dirci soddisfatti della buona riuscita di questa esperienza: stiamo osservando un forte coinvolgimento da parte dei giocatori".

 

Il progetto rappresenta anche uno stimolo per gli avversari che, incuriositi dalla particolarità di una squadra composta da richiedenti asilo, si avvicinano nel campo di gioco a dei ragazzi con stessi sogni e passioni, abbattendo quelle barriere e quei pregiudizi che impediscono l’instaurazione di più ampie relazioni basate sul reciproco rispetto.

 

"Nell'attività sportiva - spiegano gli organizzatori - i ragazzi trovano una via di uscita alle grandi difficoltà che ogni richiedente asilo vive nella sua quotidianità e stanno avendo soddisfazione per i loro risultati in campo, grazie all'impegno negli allenamenti".

 

Questa è dunque una squadra vera, che si allena, disputa un campionato, gioca in casa e in trasferta. Ma nel contempo è una squadra speciale perché formata da richiedenti asilo, e in Italia si tratta del primo caso assoluto di una squadra di basket formata da richiedenti asilo, "un primato di cui essere orgogliosi", commenta il Cus.

 

Intorno al progetto si è creata una rete di collaborazioni che vede impegnati, spesso in modo del tutto volontario, singole persone, enti, associazioni (Kaleidoscopio, Caritas Diocesana e Fondazione Comunità Solidale, Federbasket regionale). 

 

 

 

 

 

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