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Cardiologia, il successo della terapia passa dal 30% al 90%. Il ''team del cuore'' di Trento come solo Amsterdam, Maastricht e Bruxelles

Una nuova metodologia per Trento, praticata solo in tre centri europei: un passo in avanti che è stato notato da Mark La Meir, inventore di questa tecnica, massimo esperto e punto di riferimento mondiale nel trattamento per le aritmie, che si è recato nel capoluogo per conoscere il team. La squadra trentina è stata invitata inoltre a parlare per la prima volta al congresso mondiale a Parigi

Di Luca Andreazza - 12 ottobre 2019 - 19:13

TRENTO. I tempi cambiano, le tecnologie migliorano e si cercano nuove soluzioni per trovare trattamenti sempre più efficaci in campo cardiovascolare. E l'ospedale Santa Chiara si posiziona ai vertici del settore per capacità di innovare in tutta sicurezza, tanto che ora in Trentino per tutte le persone affette da fibrillazione atriale, l’aritmia cardiaca più frequente, c'è una opzione terapeutica in più e all’avanguardiasolo tre centri in Europa (Bruxelles, Maastricht e Amsterdam) possono offrire alla propria popolazione una terapia con questa efficacia. Una metodologia che permette di passare dal 30% al 90% di successo della terapia.

 

"Il trattamento della fibrillazione atriale attraverso un'operazione cardiochiurugica per via totalmente toracoscopica permette di portare il successo della terapia dal 30-40% della tecnica in trans-catetere al 90%. A questo si aggiunge la possibilità di sospendere il ricorso a farmaci anti-aritmici e anticoagulante o antiaggregante". Così il dottor Stefano Branzoli, cardiochirurgo all'ospedale Santa Chiara di Trento

 

Fino a poco tempo fa, solo l'ablazione trans-catetere, una pratica mininvasiva, poteva essere utilizzata nella cura delle aritmie. La fibrillazione atriale comporta grave limitazione della quotidianità a causa del battito cardiaco irregolare e all'assunzione di numerosi farmaci per il suo controllo, ma anche un enorme rischio ischemico che obbliga alla assunzione di anticoagulanti. Ora si va alla radice della malattia attraverso tre accessi di 5 millimetri nel torace.

 

Una nuova metodologia quindi per Trento, praticata solo in tre centri europei: un passo in avanti che è stato notato da Mark La Meir, inventore di questa tecnica, massimo esperto e punto di riferimento mondiale nel trattamento per le aritmie, che si è recato nel capoluogo per conoscere il team. La squadra trentina è stata invitata inoltre a parlare per la prima volta al congresso mondiale a Parigi.

 

"Le evidenze scientifiche - continua il cardiochirurgo - mostrano che questo trattamento totalmente toracoscopico è particolarmente indicato in caso di recidiva di fibrillazione atriale dopo l'ablazione transcatetere o in pazienti che soffrono di fibrillazione atriale ma non sono indicati per il trattamento percutaneo. L'intervento toracoscopico è avveniristico e permette di compiere un balzo in avanti".

 

Un equipe di appena sei persone che ha trovato grandissima disponibilità d'azione nei reparti diretti dai primari Roberto Bonmassari e Angelo Graffigna, rispettivamente per cardiologia e cardiochirurgia, riscrive le "regole del cuore". Oltre a Branzoli, completano il team il cardiologo Massimiliano Marini, Fabrizio Guarracini assistiti da Giovanni D'Onghia,  e Maurizio Centonze, ma anche gli anestesisti Claudio Pomarolli e il primario Daniele Penzo.

 

Circa due anni fa, questo "team del cuore" aveva stabilito un primato italiano per fornire una speranza a tutti quei pazienti affetti da fibrillazione atriale e che non possono assumere farmaci anticoagulanti. Un approccio multidisciplinare capace di unire esperienze, sensibilità e professionalità diverse per migliorare qualità e prospettiva di vita di tante persone. Un trattamento sviluppato al Santa Chiara, che è riuscito a precedere centri più grandi e importanti del panorama nazionale.

 

"L'ospedale di Trento è l’unico a livello italiano e tra i tre in Europa - aggiunge il cardiochirurgo - che hanno le competenze per poter effettuare con il massimo successo il trattamento ibrido della fibrillazione atriale. Fino a oggi le terapie isolate trans-catetere hanno un successo del 30-40% a 5 anni, ma non sempre permettono la sospensione di farmaci antiaritmici e degli anticoagulanti. Queste metodiche inoltre obbligano a ripetuti ricoveri e ripetizioni procedure ablative con conseguente costi e scarsa qualità di vita dei pazienti".

 

Insomma, un'ulteriore innovazione tecnologica che permette all'ospedale del capoluogo di essere all'avanguardia ma nella massima sicurezza per metodologia e competenze. "La particolarità di questo intervento - prosegue Marini - è quello di unire due trattamenti per mettersi a disposizione dei pazienti. A Trento abbiamo trovato il terreno ideale per unire professionalità e conoscenze. Una visione lungimirante dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari di appoggiare questa possibilità".

 

Questo nuovo approccio viene già utilizzato e i risultati sono stati ottimi. "Non vogliamo - conclude Branzoli - creare false aspettative e ogni caso andrà valutato personalmente, ma questa metodologia è poco invasiva e può veramente cambiare la vita di tanti pazienti. Le persone che soffrono di questa patologia sono in aumento, complice anche l'alzarsi dell'età media. Questa metodica ha il grande vantaggio di evitare l’apertura chirurgica del torace limitando di molto l’aggressività dell’intervento con una più veloce ripresa del paziente". 

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