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Compaiono i tornelli all'ombra delle Dolomiti, per vedere la chiesetta ora bisogna pagare

Sono comparsi in questi giorni in Val di Funes. Bloccano l'accesso alla chiesetta di San Giovanni a Ranui che si trova su una proprietà privata. Sui social è bagarre tra favorevoli e contrari e c'è chi ricorda come molti turisti fossero molto maleducati

Pubblicato il - 22 giugno 2019 - 12:35

VAL DI FUNES. ''Lanciamo una petizione, la bellezza selvaggia di questa valle non può essere deturpata così impunemente in nome del dio denaro''. Infuria la protesta sui social, soprattutto sulla pagina Facebook ''Amici della Val di Funes'' dopo che negli scorsi giorni sono apparsi dei tornelli in mezzo ai prati verdi all'ombra del Gruppo delle Odle per ''regolare'' il traffico di turisti verso la chiesetta di San Giovanni a Ranui. Un piccolo edificio conosciuto in tutto il mondo che viene raggiunto da frotte di turisti per visitarla e prenotarla anche per piccole feste o cerimonie (molte coppie si sposano in questa fantastica cornice dolomitica e arrivano anche dal Giappone o altre parti del mondo).

 

Da qualche giorno, però, i proprietari (fa parte del maso chiuso Ranuihof, agriturismo della famiglia Runngatscher) hanno deciso di regolare il traffico in entrata, come ci si trovasse a Venezia, e hanno deciso di installare questi tornelli (oltre a delle videocamere) anche per frenare l'assalto che in troppe occasioni avveniva in maniera scomposta e maleducata. Tende piantate tra i prati, sporcizia, addirittura qualcuno che provava ad avvicinarsi il più possibile con le auto per non parlare di quelli che saltavano le staccionate e si avvicinavano a piedi entrando, di fatto, in una proprietà privata (qui sotto uno dei post caricati su ''Amici della Val di Funes'' che mostra la situazione).

 

 

E così ecco spuntare i tornelli. 4 euro il prezzo per farli girare e permettere l'accesso. Sui social si è scatenato il dibattito se sia giusto o meno. In molti sono contrari e annunciano ''battaglie'' a suon di petizioni e raccolte firme da consegnare poi alle aziende per il turismo locali o all'amministrazione in polemica. Ma c'è anche chi difende l'iniziativa ribadendo il fatto che troppo spesso i turisti si sono comportati in maniera maleducata e quindi ora è giusto regolamentare il ''traffico'' anche per preservare certi paradisi anche naturali. 

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