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Festival dello sport, Boscia Tanjevic: ''Studio e sport sono un binomio vincente, si deve investire sul futuro dei giovani''

Un tuffo nel passato e nei ricordi, dal trionfo in coppa campioni con il Bosna Sarajevo alla “galoppata incredibile” della Stefanel Trieste dalla B1 alla finale di coppa Korac. Cestista a Belgrado fino a 24 anni, decise di smettere con l'agonismo per intraprendere la carriera tecnica nel 1971

Di L.A. - 11 ottobre 2019 - 20:39

TRENTO. Fenomeno del basket e della panchina. Ha fatto la storia del pallacanestro degli ultimi 50 anni, prima da giocatore e poi da allenatore. Ha scritto una delle pagine più belle della palla a spicchi tricolore, l'oro agli Europei del 1999. Inserito recentemente nella Fiba hall of fame. Questo l'identikit di Boscia Tanjevic, protagonista al meet&greet al camp basket in piazza Dante per il Festival dello sport.

 

Un tuffo nel passato e nei ricordi, dal trionfo in coppa campioni con il Bosna Sarajevo alla “galoppata incredibile” della Stefanel Trieste dalla B1 alla finale di coppa Korac. Cestista a Belgrado fino a 24 anni, decise di smettere con l'agonismo per intraprendere la carriera tecnica nel 1971. 

 

Nel palmares due campionati jugoslavi, 2 coppe di Jugoslavia, un campionato di Serbia e Montenegro, 1 campionato francese, due campionati turchi, uno scudetto e una coppa Italia con l'Olimpia Milano. E' l'unico allenatore ad aver raggiunto cinque finali di coppa Korac con quattro squadre diverse, perdendole tutte, ma famoso soprattutto per i cestisti lanciati in prima squadra, soprattutto giovanissimi, tra i quali Dejan BodirogaFerdinando Gentile e Mirza Delibasic, vincitore dell'Eurolega.

 

Ricordi di altri tempi “quando il mercato non esisteva e i giocatori non erano professionisti”, dice Tanjevic di tantissimi indimenticabili campioni, gente capace di segnare 40 punti a match come Mirza Delibasic. Il viaggio nella storia del basket degli ultimi 50 anni non poteva che terminare con l'argento mondiale della Turchia nel 2010, un secondo posto che non sa per nulla di sconfitta, perché è cresciuto nella cultura inglese, dove i secondi posti e le sconfitte si appuntano al petto quasi al pari delle vittorie, “perchè sono passaggi che fanno crescere”. Nonostante le cinque finali perse Tanjevic non rimpiange nulla e oggi guarda il basket in tv da tifoso e non più da esperto, senza badare a schemi e azioni.

 

Attorniato da tanti ragazzi appassionati che palleggiano nel camp basket, Boscia Tanjevic veste anche i panni saggi del consigliere: “Sono stato un allenatore-educatore, ho cercato di preparare i miei giocatori per la vita e ho sempre chiesto loro che cosa volevano fare da grandi. Lo sport dà tanto ma non è tutto. Scuola e famiglia sono elementi chiave nella vita di un atleta".

 

Il coach chiude il suo intervento con un invito ai genitori dei campioni di domani a “investire sul loro futuro, mandandoli a studiare, per esempio negli Usa, dove sport e studio non si escludono uno con l'altro, ma sono un binomio vincente”.

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