Il cannibale conquista il Sociale tra il ricordo delle sfide e dell'amicizia con Gimondi: ''Felice era un grande uomo e un fuoriclasse della bicicletta''
Il cannibale è tra i protagonisti de il Festival dello sport, un'epopea tracciata dal fuoriclasse belga intervistato dal vicedirettore de La Gazzetta, Pier Bergonzi: "Non ero un mostro. Ho lavorato tanto e mi sono impegnato per arrivare ai traguardi che ho ottenuto. Non ci sono miracoli nello sport ma solo preparazione e tanta fatica"

TRENTO. Il più forte ciclista di tutti i tempi si è preso il palco del teatro Sociale di Trento. Il cannibale è tra i protagonisti de il Festival dello sport, un corridore in grado di segnare un'epoca dalla metà degli anni '60 alla fine dei '70. Un'epopea tracciata dal fuoriclasse belga intervistato dal vicedirettore de La Gazzetta, Pier Bergonzi.
Tra i momenti più intensi, ovviamente, il ricordo di Felice Gimondi, il campione bergamasco tra i maggiori rivali di Merckx: memorabili le sfide ingaggiate nelle grandi classiche europee tra i due ciclisti uniti poi da una sincera amicizia andata ben oltre la dimensione sportiva. E il Sociale ha tributato un minuto di silenzio per ricordare il corridore scomparso in agosto.

“Felice era un grande uomo e un fuoriclasse della bicicletta. Il nostro rapporto - ha detto Merckx - è andato oltre lo sport, ci sentivamo spesso era un amico". Al vicedirettore della rosea Bergonzi che gli ricordava i soprannomi di “mostro” e di “cannibale”, il campione belga ha replicato: “Non credo di essere stato davvero un mostro. Ho lavorato tanto e mi sono impegnato per arrivare ai traguardi che ho ottenuto. Non ci sono miracoli nello sport ma solo preparazione e tanta, tantissima fatica".
Ma basta leggere l’albo d’oro delle grandi classiche dal 1966, anno in cui il giovane ragazzo belga divenne professionista, per capire come Eddy Merckx un mostro forse lo era davvero, anzi un fenomeno per rimanere nel titolo della kermesse. Il cannibale lasciava solo le briciole agli avversari.
Sette vittorie in dieci partecipazioni alla Milano-Sanremo. "Una corsa speciale - ha detto il belga - anche per la salita del Poggio che mi permetteva spesso di staccare i miei avversari". Sul palco è stato chiamato a sorpresa anche Vittorio Adorni un altro grande campione del ciclismo italiano del passato. Adorni era il capitano della Faema la squadra con cui Merckx vinse il suo primo giro d’Italia nel 1968 : “Eravamo in camera insieme – ha raccontato proprio Adorni – e gli davo sempre consigli per frenare la sua irruenza e il suo entusiasmo. Avevo capito che Eddy era fortissimo, ma che doveva imparare la tattica senza essere troppo irruento".
Grazie ai consigli di Adorni, Eddy Merckx conquistò la sua prima maglia rosa e fu protagonista di tappe memorabili come quella legata alla scalata delle Tre Cime di Lavaredo. Il cannibale è stato anche l’unico ciclista a conquistare per ben tre volte l’accoppiata Giro d’Italia - Tour de France, senza dimenticare il record dell’ora ottenuto nel 1972 a Città del Messico: “Quello di oggi - ha sottolineato il campionissimo - è davvero un altro ciclismo difficile da paragonare con quello che ho vissuto. Resta comunque complicato riuscire a centrare l’accoppiata fra due corse a tappe come il Giro d’Italia e il Tour de France”.












