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Il Grande Torino commuove il Festival dello sport: ''La scomparsa di questa squadra mitica viene ricordata e tramandata di padre in figlio''

Il grande Torino e i cinque scudetti consecutivi tra il '42 e il '49 sono entrati direttamente nel mito dopo la tragedia di Superga, tanto che dopo settanta anni, la squadra guidata dal capitano Valentino Mazzola è ancora, per molti, quella dei sogni. A dettare le danze è Massimo Gramellini

Di L.A. - 13 ottobre 2019 - 20:27

TRENTO. E' forse tra gli appuntamenti più toccanti del Festival dello sport tra i ricordi, i sentimenti e pagine di storia, non solo calcistica, in bianco e nero. Il Grande Torino è un'eredità immortale. Quella squadra che l'incidente aereo di Superga, alle 17.03 del 4 maggio 1949, ha tolto al calcio italiano una formazione imbattibile per gioco e vittorie.

 

Il grande Torino e i cinque scudetti consecutivi tra il '42 e il '49 sono entrati direttamente nel mito, tanto che dopo settanta anni, la squadra guidata dal capitano Valentino Mazzola è ancora, per molti, quella dei sogni. A dettare le danze è Massimo Gramellini, giornalista noto per la sua fede granata.

 

Si parte con un filmato, commovente e solenne, dell'archivio Luce: un modo per ricordare il significato, per i tifosi del Torino e per tutto il Paese, la tragedia di Superga. A seguire i ricordi d’infanzia di Gramellini tra memoria, favola e orgoglio di una passione, quella per i colori granata. 

 

"E se ancora oggi siamo qui a parlarne è perché c’è prima di tutto un popolo granata che è vicino alle sue tradizioni", commenta Urbano Cairo, presidente del Torino, che aggiunge: "Il Grande Torino è sicuramente la più importante: la scomparsa di questa squadra mitica viene costantemente ricordata e tramandata di padre in figlio, per cui è sempre viva".

 

Una tragedia nella quale nessuno sopravvisse tra giocatori, allenatori medici e massaggiatori, equipaggio e giornalisti. Un'intera generazioni di calciatori, tra i migliori dell'Italia del dopo guerra, spazzata via. "Il Toro non è una squadra di calcio - dice Eraldo Pecci sul palco del Sociale con Claudio Sala e Renato Zaccarellima è un’idea. E’ un sentimento. E noi abbiamo avuto la fortuna di essere capitati in questa favola. E’ per questo che il Torino non può rapportarsi solo con i risultati o lamentarsi con gli arbitri".

 

Si guarda anche al Torino di oggi. "C'è l’impegno - aggiunge Cairo - a confermare tutti i giocatori, come era normale ai tempi del Grande Torino, ma anche a crescere per cercare di fare sempre meglio. Cercheremo di fare meglio del settimo posto dello scorso anno che pure è stato un ottimo risultato. Anche per questo non ho venduto nessuno: ho acquistato Verdi, riscattato Djidji e Aina, ho riportato Bonifazi e ho un bravissimo allenatore che è Mazzarri”. 

 

Il presidente del Torino ha parlato anche della differenza tra i ricavi delle società dopo l’avvento dei diritti televisivi, del peso degli aspetti economici nella competizione sportiva, delle difficoltà a tenere i giocatori bandiera per molti anni, quindi il numero uno granata ha ricordato anche l’investimento che la società sta facendo nei confronti del settore giovanile, tradizionalmente ben seguito dal Torino. Le leggende granata Pecci, Sala e Zaccarelli hanno raccontato poi aneddoti legati allo scudetto del 1976 e al rapporto con la nazionale.

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