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Il Mozambico devastato dal ciclone Idai. Scoperchiata e saccheggiata la sede delle associazioni trentine. Paolo Ghisu (Cam) da Caia: ''Beira è isolata''

Il Consorzio Associazioni con il Mozambico onlus oggi convocato dall'ambasciatore italiano a Maputo con le altre 5 realtà del nostro Paese per fare il punto della situazione. I responsabili trentini sono entrambi al sicuro. Rama: ''Le vittime in città sono decine così come i dispersi. E ora si temono epidemie e gravi conseguenze umanitarie''

Di Luca Pianesi - 18 marzo 2019 - 14:03

BEIRA (MOZAMBICO). La seconda città del Mozambico, Beira, è in ginocchio: per la Federazione internazionale della Croce Rossa il ciclone Idai ha distrutto o danneggiato il 90% della città dove fino alla scorsa settimana vivevano circa 500.000 persone. ''Oggi la situazione è devastante. Si sono scoperchiati anche molti edifici coloniali, quindi strutture solide e massicce, e le aree periferiche sono in condizioni molto peggiori. La città è in stato di blackout da giorni, i ponti sono stati abbattuti e le strade allagate, quindi è praticamente isolata e irraggiungibile. Al momento si parla di 250 morti ma i dispersi sono migliaia e tra loro ci sono anche alcuni nostri operatori di zona che ci auguriamo stiano bene ma con i quali non riusciamo a metterci in contatto''.

 

A parlare è Isacco Rama direttore del Cam (Consorzio Associazioni con il Mozambico onlus che riunisce 5 associazioni trentine che dagli inizi degli anni 2000 operano comunitariamente nello Stato africano) ed è lui a spiegarci del terribile ciclone che si è abbattuto nella scorsa settimana nella provincia di Sofala nel Mozambico centrale. ''Il ciclone Idai è di categoria massima sulla scala Soutwest Indian Ocean - ci racconta - e le persone colpite sono più di 2 milioni e 500.000. Il ciclone, si è originato nel Canale di Mozambico, nei giorni scorsi si è avvicinato al continente, ed ha colpito in massima intensità la città di Beira, sulla foce del fiume Pungwe, tra giovedì notte e sabato mattina. Beira è ridotta tragicamente, i danni sono enormi. La città è allagata, le infrastrutture stradali intransitabili, danni agli edifici non calcolabili. Le vittime in città sono decine così come i dispersi. E ora si temono epidemie e gravi conseguenze umanitarie''.

 

Proprio a Beira si trovava una delle sedi principali del Cam (l'altra è a Caia) ''che è stata scoperchiata, allagata e saccheggiata da sciacalli che si stanno spostando di casa in casa approfittando del disastro - prosegue Rama -. Ci hanno rubato computer, attrezzature, server e tutto quel che si poteva portare via. Ma, per fortuna, al momento non abbiamo notizia di vittime del nostro personale anche se con alcuni di loro non riusciamo a metterci in contatto. A Beira rimangono una decina di operatori. Alcuni siamo riusciti a sentirli mentre con altri ancora non siamo riusciti a entrare in contatto. Ma è la situazione generale ad essere davvero terribile''.

 

In Mozambico, infatti, il consorzio di associazioni trentine opera con circa 80 dipendenti del posto e due coordinatori trentini Federico Berghi e Paolo Ghisu. ''Paolo è il responsabile proprio di Beira - aggiunge il direttore - ma è stato spostato a Caia l'altra città dove abbiamo una delle nostre sedi. Ed è lui a raccontarci la situazione che si sta vivendo in questi momenti nella 'sua' città''.

 

 

''A Caia la situazione è tranquilla - spiega Paolo Ghisu - nonostante lo Zambesi sia esondato e abbia danneggiato le coltivazioni di mais e sesamo, con conseguenze nefaste per la popolazione locale. A Beira e dintorni sono stati riportati danni enormi: la città è allagata e i danni alle infrastrutture e alle abitazioni sono ancora incalcolabili. È ancora difficile quantificare il numero di vittime e i danni subiti dalla popolazione, visto che la città e numerose zone della provincia sono rimaste isolate e le reti telefoniche sono collassate a seguito dei danni del ciclone. Solamente da domenica in mattinata è stato possibile raggiungere Beira via aereo mentre l'unica via di accesso stradale alla città rimane bloccata a seguito dei danni riportati''.

 

Il Cam opera in Mozambico soprattutto con progetti di sviluppo ed assistenza alle comunità locali: si va dall'assistenza medica ai malati di Aids e tubercolosi alla costruzione di asili e promozione di percorsi di formazione ed educazione oltre allo sviluppo di progetti sul microcredito per le popolazioni rurali e di pianificazione urbanistica. Tutte iniziative che vedono in campo anche altre realtà trentine come l'Università o la Fondazione Mach. ''Ora c'è la fase di emergenza - completa Rama - ma poi comincerà quella della ricostruzione. Oggi la nostra realtà è stata convocata a Maputo assieme ad altre 5 realtà italiane dal nostro ambasciatore in Mozambico per capire qual è la situazione e come intervenire. Noi dobbiamo ripartire dalla sede del consorzio che dovrà essere ripristinata quanto prima. Anche per questo, e più in generale per ricostruire, il Cam ha aperto una raccolta fondi, attraverso il proprio portale: www.trentinomozambico.org .

 

 

 

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