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Internet, social e gioco d’azzardo: quando il divertimento degenera in patologia. La psicologa: "Lavorare sulla prevenzione è fondamentale"

Nel 2018 in Trentino sono stati bruciati al gioco 532 milioni,  la psicologa Nadalon: “Tutte le dipendenze hanno a che fare con la perdita del limite, con la perdita del reale in questo senso il virtuale risucchia ancor più del gioco d'azzardo, sembra di perdere poco ma invece si perde tutto”. Il 4 novembre a Nomi un seminario, promosso dalla cooperativa Bellesini, affronterà il tema delle nuove dipendenze

 

 

Di Tiziano Grottolo - 05 novembre 2019 - 16:15

ROVERETO. In Trentino, ogni anno, vengono persi al gioco 532 milioni, a livello nazionale nel 2018 la cifra ha raggiunto i 106,8 miliardi di euro, in aumento del 5%, mentre nella sola Rovereto le puntate hanno superato i 72 milioni di euro. Questi i numeri di quella che è diventata una vera emergenza.

 

Proprio per questo la cooperativa Bellesini ha progettato e organizzato un seminario dal titolo “Identità in gioco”. L’evento sarà incentrato su vari temi, ludopatia in primis, ma al centro del dibattito ci saranno anche le nuove dipendenze, ovvero derive patologiche del “ludico” che comprendono, oltre al gambling, la dipendenza da internet, dai social network, dalle relazioni virtuali, l’isolamento sociale con i fenomeni estremi dell’Hikikomori e altre vere e proprie manifestazioni che raggiungono livelli clinici.

 

 

 

 

La conferenza stampa di presentazione si è tenuta quest’oggi in Comunità della Vallagarina a fare gli onori di casa la Vicepresidente Enrica Zandonai, affiancata dalla responsabile dei servizi sociali di Comunità Carla Comper, dal presidente della cooperativa Bellesini Roberto Festi e dalla psicologa Chiara Nadalon.

 

“Stiamo mettendo in rete strategie e collaborazioni per affrontare il problema – dice Zandonai – l’amministrazione pubblica da sola non può arrivare ovunque, in questo senso abbiamo dato vita, assieme alla cooperativa Bellesini, una sinergia positiva fra pubblico e privato”.  Il progetto infatti è finanziato con fondi pubblici.

 

“Da tanti anni come cooperativa cerchiamo di collaborare con comuni e famiglie per cercare di portare benessere ai giovani – sottolinea Festi – con questo progetto abbiamo deciso di mettere a disposizione la nostra esperienza nel settore educativo”. Il presidente della cooperativa Bellisini ha voluto sottolineare la complessità del problema legato alle nuove dipendenze, “un problema – ha ribadito – che deve essere affrontato nel modo giusto, tenendo presente che le azione repressive non portano mai i risultati sperati”.

 

Scopo del seminario, come ha spiegato Enrica Zandonai, sarà quello di indagare non solo le classiche dipendenze: alcool e tossicodipendenza, ma quelle nuove legate alla tecnologia e ai social, fenomeni in continua crescita tra i giovanissimi.

 

“Abbiamo sentito – ha ripreso Festi – l'esigenza di una lettura dei bisogni emergenti raccolti nei percorsi di ascolto dello “Sportello per famiglie e operatori territoriali Fuori Onda”. Da queste richieste di aiuto è emersa forte la necessità di interrogarsi e confrontarsi con le comunità sul disagio legato alle nuove dipendenze e all’isolamento sociale di giovanissimi, adolescenti, ragazzi e adulti.”

 

Carla Comper dei servizi sociali della Comunità ha ricordato che le dipendenze sono in carico al Sert dell'Azienda sanitaria: “noi vediamo il prima e il dopo e il dramma di intere famiglie che con la ludopatia in poco tempo si ritrovano nella povertà. Vediamo il dramma dei figli e le pesanti ricadute sulla famiglia. Non è solo perdita materiale è anche perdita di relazioni sociali per questo è fondamentale lavorare sulla prevenzione”.

 

Prevenzione è anche la parola chiave usata anche dalla psicologa Nadalon che ha posto l’accento su un’azione semplice ma non così scontata: “Quanti di voi ricordano l’ultima volta che hanno giocato con i propri figli piuttosto che lasciarli “attaccati” allo smartphone al ristorante? Quanti si ricordano di come era bello gettare sassi nel lago?”. All’apparenza potrebbe sembrare una domanda sciocca ma così non è, la nostra società infatti viaggia sempre più veloce e non sempre si riesce a stare al passo, e questo riguarda tanto i giovani quanto gli adulti.

 

“Tutte le dipendenze hanno a che fare con la perdita del limite, con la perdita del reale – ha spiegato Nadalon – il virtuale risucchia ancor più del gioco d'azzardo, sembra di perdere poco ma invece si perde tutto.  Lavorare sulla prevenzione è fondamentale perché il concetto di limite si interiorizza da piccoli”.

 

Toccherà quindi al seminario di studio indagare le così dette “new addiction”, le dipendenze da internet, dai social network, dai videogiochi, dal gioco d’azzardo, che hanno in comune la degenerazione del versante ludico e piacevole della vita, condizionando il rapporto dell’individuo col reale e il benessere della sua rete sociale.

 

Ecco dunque che si vogliono condividere conoscenze e costruire riflessioni sul tema delle nuove dipendenze a partire dalla cura delle relazioni nell’infanzia in chiave preventiva fino ad arrivare alle forme di supporto nell’età adulta. Obiettivo dell’incontro, aperto al pubblico e in particolare alle figure del settore educativo, genitori e famigliari, amministratori pubblici, è quello di riflettere sulla cura delle relazioni e delle reti sociali reali come fattore protettivo e preventivo di fenomeni dolorosi e ad altissimo “costo” sociale.

 

“Nel gioco d’azzardo il banco vince sempre – conclude la psicologa Nadalon – per questo è particolarmente importante curare gli aspetti legati alle relazioni, ciò non significa demonizzare le nuove tecnologie ma bisogna infondere la consapevolezza su come utilizzarle e per farlo è importante interiorizzare il senso del limite”.  

 

L’appuntamento con il seminario “Identità in gioco” si terrà l’8 novembre a Nomi, al palazzo del Granaio dalle 17,30 alle 19,30. Di seguito il programma completo:

18.00 – Giochiamo a non perderCI.  Il valore del gioco e la cura delle relazioni come fattori protettivi per una crescita equilibrata. A cura della dottoressa Chiara Nadalon.

18.20 – Possiamo giocare insieme? Dalle gabbie di solitudine tecnologica al desiderio di vicinanza giocosa. A cura della dottoressa Serena Valorzi Psicologa e psicoterapeuta.

18.40 – Andiamo a comandare! Quando il fare per gioco non è più un modo per conoscere la realtà, ma per sfidare il reale A cura della dottoressa Iolanda Angelucci Psicologa e psicoterapeuta specializzata.

19.00 – Interventi dal pubblico Modera Adele Gerardi giornalista.

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