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La caduta del Muro di Berlino: quando la "bussola per interpretare il mondo" si ruppe. Crocco: ''La democrazia occidentale è stata sconfitta così come il comunismo''

Puntata 1: il Muro e i muri. Significato ed eredità. In vista del trentennale del 9 novembre 1989 proponiamo una serie di approfondimenti utili a comprendere dinamiche e conseguenze di un evento epocale. Per cominciare abbiamo sentito Raffaele Crocco, direttore dell'Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo. "La democrazia occidentale è stata sconfitta così come il comunismo. I muri continuano ad esserci, nella nostra testa"

Di Davide Leveghi - 03 novembre 2019 - 14:22

TRENTO. Attraverso il muro di Berlino: al di qua e al di là, nel tempo e nello spazio, della barriera più famosa della Storia. Approfondimento in vista del trentennale della caduta.

Puntata 1: il Muro e i muri. Significato ed eredità

Sono passati 30 anni da quella epocale giornata in cui il simbolo della Guerra Fredda venne preso a picconate, sancendo l'inizio della fine della “cortina di ferro”. Il 9 novembre 1989 non cadeva solo il Muro di Berlino ma pure la quarantennale spaccatura della Germania frutto degli esiti della Seconda guerra mondiale. Nel marzo del 1990, la parte orientale teneva le prime elezioni libere consegnando una schiacciante vittoria al Partito democratico cristiano, traghettando l'ex-Ddr verso la storica riunificazione avvenuta alla fine di quell'anno.

 

Bulgaria, Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Unione Sovietica. La reazione a catena, preparata dalle proteste democratiche che animavano le piazze delle più grandi città dell'Est europeo, ebbe dopo la caduta del Muro l'effetto di stravolgere la realtà preesistente. Il comunismo sovietico vedeva sancito il suo fallimento, sgretolato dalle difficoltà economiche e dall'incapacità di riformarsi e d'aprirsi alle libertà democratiche.

 

Nato come risposta a delle specifiche condizioni nella Russia del 1917, espanso nel corso della guerra totale al nazifascismo prima e di quella “fredda” contro il capitalismo poi, il comunismo di tipo sovietico rimase credo dogmatico di un'avanguardia slegata dalle masse, che sopportarono fino a quando fu sostenibile. “Chiedeva di essere giudicato dal suo successo e non poteva avere scusanti dinnanzi al fallimento”, scrisse lo storico inglese Eric Hobsbawm, delineando le motivazioni della sua rapida disgregazione.

 

Caduto un tipo di socialismo – quello cinese era indirizzato verso il “socialismo di mercato” - le conseguenze erano comunque destinate a travolgere tutto il mondo. Lo sbriciolamento del muro ideologico e l'implosione di un impero – al di là delle sue convinzioni antimperialiste, questo era la Russia sovietica – portarono con sé sanguinosi conflitti e stravolgimenti, dall'Europa all'Africa. Crollato il Muro, il mondo non sarebbe più stato lo stesso – ma i muri sì.

 

“Il Muro di Berlino rappresentava, a seconda della parte in cui stavi, la lotta tra il bene e il male – spiega Raffaele Crocco, giornalista Rai e direttore dell'Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo – la divisione tra 2 modi di vedere il mondo, gli unici 2: quello liberal-democratico e quello social-comunista. 2 modelli che si scontravano in economia, in guerre di conquista, in una competizione su ogni campo. Un simbolo molto forte, che una volta caduto, rompe la bussola con cui si interpretava il mondo”.

 

Non a caso qualcuno parlò di “fine della storia”, dopo quel 9 novembre 1989. L'idea del trionfo del modello liberal-democratico e capitalista spianava la strada a un'euforia effimera, smentita dalla Storia stessa, tutt'altro che “finita”. “La bussola con cui ci si muoveva divideva il mondo in Ovest-Est, in un Nord sfruttatore e un Sud sfruttato – continua – interpretarlo era semplice. La geopolitica emerse come materia proprio dopo la caduta, quando ci si rese conto che il mondo era diventato multipolare, più complesso, che i punti cardinali erano venuti meno, così come la divisione tra buoni e cattivi”.

 

Nuove potenze si sono affacciate sullo scenario mondiale. Potenze economiche emergenti – passate in certi casi dal ruolo di sfruttate a quello di sfruttatrici, come India o Brasile – potenze politiche e culturali come la Cina, ritornata, “come spesso si dimentica”, al suo ruolo di nazione più avanzata del mondo. “Vedendo ciò che accade nel mondo si può dire che il modello occidentale sia stato sconfitto tanto quanto quello socialista. Le liberal-democrazie stanno diventando monche, i diritti umani 'riorganizzati'. Gli Stati Uniti, a vedere il mondo adesso, non hanno vinto e stanno per essere anch'essi superati dalla Storia”.

 

La democrazia così come la conoscevamo, o pensavamo di conoscerla, si sta trasformando. Guardando in giro per il mondo – dagli Usa “trumpiani” alla Russia “putiniana”, passando per le "paludi" in cui versa l''Europa – non si può che affermare che la democrazia stia vivendo una profonda crisi. La scomparsa del Muro aveva aperto alla speranza di un mondo senza più muri, ma questi si sono moltiplicati.

 

“Sono 23 i muri importanti nel mondo – illustra il direttore dell'Atlante – costruiti per dividere, come tra Palestina e Israele, dove c'è una barriera mobile rispetto alla conquista di terreno da parte dei coloni, o tra i territori del Sahara occidentale occupati dal Marocco e quelli dei sahrawi, o costruiti per impedire a qualcuno di arrivare in un altro territorio, come nei Balcani, a Calais, in Africa, sul confine tra Usa e Messico. Ciò che è caduto, pertanto, non è solo il Muro di Berlino ma anche la nostra percezione dei diritti umani”.

 

La costruzione di muri e barriere continua ad essere una “soluzione” inflazionata a cui ricorre la politica per celare o scaricare un problema, tra nazioni – si veda la discussa proposta dell'Austria di costruirne uno al valico del Brennero – e pure all'interno di città – si pensi al muro “anti-prostituzione” costruito a Padova. “Non diamo più conto alla Dichiarazione dei diritti dell'uomo – chiosa Crocco - non concepiamo più che una persona possa cercare una vita migliore da un'altra parte. I muri principali sono nella nostra testa”.

 

Raffaele Crocco sarà protagonista martedì 5 novembre nell'Aula grande della Fondazione Bruno Kessler, a Trento, dell'incontro “Il muro. Berlino e altri”. Tema della conferenza sarà il racconto della caduta del Muro da parte della Rai, attraverso i servizi e gli approfondimenti andati in onda tra il 9 novembre del 1989 e il 31 dicembre dello stesso anno. Il giornalista Rai dialogherà con Pietro Graglia, autore del volume Il muro. Berlino e gli altri (2019) e Maurizio Cau, ricercatore dell'Istituto storico Italo-Germanico.

 

Organizzato dal Forum trentino per la pace e i diritti umani, da Fbk-Isig e dalla Libreria Due punti, patrocinato dalla Rai, l'incontro rientra nella nutrita rassegna "1989-2019. Il muro di ieri, i muri di oggi” (qui l'articolo e il programma). La seguente cartina, creata proprio per l'occasione, è stata prodotta da Daniele Bellesi e dall'Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo.

 

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