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Prematurità e mortalità infantile: negli anni '70 Trento era tra i peggiori d'Europa oggi è tra i migliori del mondo. Pedrotti: ''I bimbi sotto 1,5 chili seguiti fino all'età scolare''

Ieri si celebrava la Giornata Mondiale della Prematurità. Dino Pedrotti, padre della neonatologia trentina e tra i fondatori di Ant (Amici della Neonatologia Onlus) spiega cosa può comportare nascere molto in anticipo. "Qualche tempo fa, una ragazza che avevo seguito mi ha scritto dicendomi di essersi iscritta alla specialistica in neonatologia per restituire tutto quello che aveva ricevuto. Queste sono le gratificazioni più belle"

Di Arianna Viesi - 18 novembre 2019 - 05:01

TRENTO. Prematuri sono quei neonati che nascono prima di 8 mesi di gravidanza (37 settimane). Fino a 50 anni fa molto raramente sopravvivevano neonati di 6 mesi (26 settimane) o di peso inferiore a 1000 grammi ora più di metà dei nati a 5 mesi e mezzo (23-24 settimane) ce la fanno a volte pesando anche meno di 500 grammi. 

 

Ieri, domeinca 17 novembre si è celebrata in tutto il mondo la Giornata mondiale della Prematurità. I neonati pretermine (che nel mondo sono 15 milioni ogni anno) costituiscono il 10% delle nascite totali, incidendo sulla mortalità neonatale per il 50% e su quella infantile per il 40%.

 

Il dottor Dino Pedrotti è il padre della neonatologia trentina. Per cinquant'anni ha tenuto in braccio migliaia e migliaia di bambini e anche grazie al suo impegno, 35 anni fa, è nata Ant (Amici della Neonatologia Onlus). In occasione della Giornata, ieri i genitori Ant hanno consegnato babbucce e cappellini ai genitori dei bimbi ricoverati nel reparto di Neonatologia dell'Ospedale S. Chiara di Trento e il Duomo di Trento, come tanti altri monumenti in tutto il mondo, per l'occasione è stato illuminato di viola, colore simbolo della Giornata (a Riva del Garda è stato il Bastione a colorarsi di viola).

 

La neonatologia è una specializzazione della pediatria nata circa sessant'anni fa. "Da noi - spiega Pedrotti - la neonatologia nasce con il cosiddetto 'Ospedalino', nei primi anni '60. Al tempo, in Trentino, c'erano quattordici punti nascita. La neonatologia è rimasta in collina, all'Ospedalino, fino al 1991 quando il reparto si è trasferito al S. Chiara. L'associazione è nata proprio per questo: era impensabile che le madri partorissero al S. Chiara e poi i bambini venissero trasferiti in collina. La nostra associazione, insomma, voleva riunire mamme e bambini".

 

E si tratta di bambini che, fin dai primi istanti di vita, hanno bisogno di terapie intensive neonatali adeguate poiché non hanno ancora maturato del tutto organi e apparati e non sono ancora capaci di adattarsi alla vita fuori dal grembo materno. In particolare, l’assistenza e le cure per garantire la sopravvivenza e per ridurne le possibilità disabilità future sono fondamentali per quelli più piccoli, chiamati "molto pretermine" o "estremamente pretermine" (rispettivamente sotto le 32 o le 28 settimane di gestazione).

 

Ant, poi, non guarda solo al Trentino. Molti sono i progetti e le iniziative che porta avanti, in tutto il mondo. "Due nostre infermiere - continua Pedrotti - sono da poco tornate dal Vietnam dove hanno assistito mamme e bambini". Ant si è anche battuta per garantire il diritto di allattare in luogo pubblico organizzando dei posti ad hoc.

 

"I numeri parlano chiaro - prosegue il medico -. Cento anni fa, dopo la guerra, in Trentino moriva un bambino su 4, negli anni '70 uno su 40, oggi muore circa un bambino su 400. Negli anni '70, insomma, eravamo il fanalino di coda per mortalità infantile in Europa. Oggi, invece, abbiamo raggiunti livelli altissimi per sopravvivenza. Siamo tra i migliori a livello mondiale, con una mortalità di circa 2,5 neonati ogni 1.000".

 

Il Trentino è, in generale, in linea con i trend nazionali. Le nascite sono in calo ma le probabilità di sopravvivenza per i bambini prematuri sono aumentate. I neonati prematuri o patologici sotto il chilo e mezzo e sotto le 30 settimane sono, in media, nella nostra Provincia, 40/50 all'anno. Grazie al progresso della ricerca e all'evoluzione tecnologica, questi bambini sopravvivono e riescono a raggiungere una buona qualità di vita. Fondamentale (anche) il monitoraggio dopo le dimissioni. "Tutti i bambini sotto il chilo e mezzo vengono seguiti fino all'età scolare. La conseguenza più grave cui questi bambini possono andare incontro è la paralisi cerebrale. Ma, anche qui, molto è stato fatto: l'incidenza è dell'uno per mille. Altri rischi sono legati ai sensi, quindi cecità e sordità ad esempio".

 

"Ho fatto il pediatra per cinquant'anni. Qualche tempo fa, una bambina, ormai cresciuta, che pesava alla nascita un chilo e che avevo seguito qui a Trento, mi ha scritto dicendomi di essersi iscritta alla specialistica in neonatologia per restituire tutto quello che aveva ricevuto. Queste sono le gratificazioni più belle", conclude Pedrotti.

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