“Erano grandi come una mano”, la storia di “Kiwi” e “Pollicino” due gemelli nati prematuri a Trento. La mamma: “Racconto affinché altri genitori non si sentano soli”
Martino e Linda sono nati prematuri dopo sole 33 settimane di gravidanza e pesavano rispettivamente 1,9 e 1,6 chilogrammi. La mamma Alice: “Ho ancora impressi l’odore di disinfettante e i rumori delle macchine della terapia intensiva, negli altri genitori vedevamo riflesso il nostro stesso grande spavento”

TRENTO. Lo scorso 17 novembre si è celebrata la Giornata Mondiale dei Prematuri, solo in Italia, ogni anno, sono circa 32mila i bambini e le bambine che nascono in anticipo. Si tratta di circa il 7% di tutti i parti che avvengono a livello nazionale. Numeri rilevanti, eppure, come racconta Alice che ha vissuto l’esperienza in prima persona, in generale, si fa ancora poca informazione.
“Abbiamo un’immagine un po’ edulcorata della maternità, spesso c’è molta retorica e si pensa che sia tutto fiori, vestitini e feste ma non sempre le cose vanno lisce. A certe cose si è poco preparati e se ne parla ancora troppo poco”. Quando scopre di essere incinta di due gemelli, Alice e il compagno Nicola sono già diventati genitori del piccolo Lucio di 3 anni e mezzo, quindi hanno già affrontato il percorso di una gravidanza. Ciò che non possono immaginare è che Martino e Linda nasceranno in largo anticipo.
Tutto avviene molto in fretta. “Quando ci siamo accorti delle prime contrazioni siamo corsi in ospedale ma dopo la visita ci hanno rimandato a casa. Il tempo di rientrare e mi si sono rotte le acque così siamo dovuti tornare indietro di corsa. Nel giro di due ore, tramite un parto cesareo, sono nati i miei due gemelli”. Il pericolo però è tutt’altro che scampato, queste fasi infatti sono molto delicate, basti pensare che storicamente le nascite premature rappresentano ancora una delle prime cause di mortalità infantile.
Martino e Linda sono nati alla 33esima settimana quando in media ne passano 40. Pesano rispettivamente 1,9 e 1,6 chilogrammi. “Anche se nel reparto di neonatologia erano fra i più ‘cresciuti’ i nostri gemelli erano grandi come una mano. È stato uno shock – ricorda Alice – in un primo momento ho provato una sorta di freddezza difficile da spiegare”. Come prevedono le procedure i gemelli vengono trasferiti immediatamente in una delle incubatrici dell’ospedale Santa Chiara di Trento, la struttura dove vengono gestiti i parti prematuri. “Per una madre è una separazione straziante. Ho potuti vederli assieme solo il giorno seguente, lì si è sciolta tutta la freddezza che avevo provato”.
Come racconta Alice in queste situazioni ci si trova proiettati in un mondo parallelo, alienante. “Ho ancora impressi l’odore di disinfettante e i rumori delle macchine della terapia intensiva. Entrare e vedere i tuoi figli così piccoli circondati da strumentazioni e sondini, potendoli toccare solo dall’incubatrice, è un’immagine che non si può dimenticare. Questo è stato il primo momento di commozione che mi sono concessa”.
In queste situazioni difficili però nascono anche legami forti. Sia con gli altri genitori “mamme e papà nei cui occhi vedevamo riflesso il nostro stesso grande spavento”, che con i sanitari “nei quali abbiamo trovato una grandissima umanità e professionalità”. Per la famiglia sono comunque giorni di tensione durante i quali Alice e Nicola si danno il cambio dividendosi i compiti per accudire il piccolo Lucio a casa e vegliare Martino e Linda in ospedale.
“Dopo questo primo shock dove ho vissuto il distacco come una sorta di abbandono nei loro confronti si reagisce razionalmente, come ho visto fare anche agli altri genitori. Si entra in una routine fatta di attesa e confronto”. Per sdrammatizzare e farsi forza la coppia trova dei simpatici soprannomi per i due gemelli. Una scelta affettuosa comune a molte altre coppie. Che si trovano a vivere la stessa situazione. “Martino a 3 giorni dalla nascita era poco più grande della mano di suo padre, poteva essere Pollicino. Sua sorella no. Lei era ancora più piccola. La mia splendida Linda, quando, dopo giorni, l’abbiamo vista senza cappellino, ci ha ricordato un kiwi. Già un kiwi. Pollicino e Kiwi”.
Finalmente i piccoli gemelli vengono trasferiti nel reparto di sub-intensiva perché le loro condizioni sono stabili. Qui ci possono essere contatti più stretti con i genitori ma sempre sotto la supervisione del personale sanitario. Dopo 19 giorni vengono dimessi. “In questo periodo ogni piccolo progresso è una conquista, peraltro avendo già avuto una gravidanza notavo tutte le differenze. È stata un’esperienza dolorosa benché se ne esca con la consapevolezza che tanti altri problemi sono piccole cose. Noi abbiamo avuto la fortuna che i gemelli sono stati bene. Ora hanno 3 anni e vanno all’asilo”.
Il complesso percorso però non è ancora finito. Per i nati prematuri, dopo le dimissioni dall’ospedale, segue comunque un periodo di sorveglianza durante il quale vengono effettuati una serie di visite ed esami a cadenza regolare. Come se non bastasse la pandemia ha rimescolato un po’ le carte, durante le fasi più gravi infatti le visite ritenute non indispensabili sono state sospese. “Il momento in cui ci siamo rilassati davvero è stato dopo la vista neurologica che arriva intorno ai 6 mesi, lo screening ha confermato che Martino e Linda stavano bene”. Il percorso comunque prosegue per molto tempo e dura fino ai 2 anni d’età.
“Ho deciso di raccontare la nostra esperienza perché altri genitori non si sentano soli. Se non ci fossi passata – conclude Alice – non avrei mai compreso cosa si prova. Il mio pensiero oggi va a quei bambini che ora stanno combattendo la stessa battaglia, anche più dura della nostra. Va ai loro genitori, con la promessa che le cose cambieranno, che l’orizzonte si aprirà e le cose semplici della prima infanzia dei vostri bimbi arriveranno anche per voi”.















