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Ritorna nei supermercati lo yogurt Qualità in Trentino e parte la ricetta elettronica per i farmaci veterinari. Dallapiccola: ''Si potrebbe puntare sulla pasta, ma la giunta è ferma''

Il marchio verifica qualità e provenienza delle materie prime, ma anche della lavorazione, l'attenzione all'origine geografica è legata a standard pre-contrattualizzati. Dallapiccola: "E' un modo per aumentare il rapporto di fiducia con la produzione, ma senza un'ottusa chiusura nel consumo locale, il Trentino ha bisogno di accordi nazionali e internazionali"

Di Luca Andreazza - 17 aprile 2019 - 22:15

TRENTO. Carne e latte. E’ stato definitivamente pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il provvedimento, che rende obbligatoria la ricetta elettronica che in Trentino sarà gestita dal veterinario aziendale, figura istituita con provvedimento speciale da parte della scorsa giunta. Un'altra novità è che sugli scaffali della grande distribuzione trentina, i supermercati, ricompare lo yogurt a marchio "Qualità Trentino", ultimo prodotto ad esser ammesso tra i beneficiari nella scorsa legislatura.

 

"Sembrano due provvedimenti amministrativi lontani - spiega Michele Dallapiccola, consigliere provinciale del Patt - ma sono legati in quanto sono due importanti elementi della filiera dell'agroalimentare, che rappresentano i prodotti di origine animale sulla nostra tavola, tutti e due rigorosamente farmaco vigilati e marchiati qualità trentino attraverso gli strumenti della specialità di governo del Trentino. Sempre più persone si preoccupano dei contenuti etici e qualitativi di quello che si mangia, ma anche di come vengono prodotti".

 

E a livello territoriale quello che esattamente avviene attraverso la codifica del controllo farmacologico degli alimenti di origine animale in forma digitale da parte dello Stato, così la Provincia nella costruzione e promozione del marchio "Qualità Trentino", ha cercato di offrire ai consumatori la possibilità di beneficiare in forma verificata e controllabile di quell'insieme di azioni che portano al consumo di cibo non inquinato da residui fuori norma.

 

"Ma non si tratta di riprendere lo slogan di Salvini e della Lega, 'prima di trentini', nella preferenza di consumo dei prodotti - dice l'ex assessore - ma qualcosa di più articolato. L'intento è quello di richiamare fiducia nelle istituzioni, nel sistema di qualità e nella gestione avanzata della farmacovigilanza sui prodotti di origine animale dei veterinari. La verifica di qualità e provenienza delle materie prime, ma anche della lavorazione è molto serio: l'attenzione all'origine geografica è legata a standard pre-contrattualizzati. Qui in Trentino si potrebbe marchiare anche la pasta e un po' il ragionamento di quello che avviene per in Alto Adige con lo speck".

 

E la richiesta dell'ex assessore è quella che la nuova giunta si attivi politicamente quanto prima per proseguire con il sistema e implementare l'ingresso di nuovi prodotti da promuovere, gestire e incentivare normativamente e finanziariamente con il bollino di "Qualità in Trentino".

 

"E' un modo - conclude Dallapiccola - per aumentare il rapporto di fiducia con la produzione, ma senza un'ottusa chiusura nel consumo locale, il Trentino ha bisogno di accordi nazionali e internazionali, come si rivolge ai mercati per i settori melicoli e vinicoli. Ma tutto è fermo al 2018 e l'assessora Giulia Zanotelli afferma che potrebbe sviluppare un nuovo marchio, quando c'è già questo che per certi aspetti funziona con il pilota automatico tecnico-istituzionale".

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