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Scarpe realizzate con gli scarti alimentari (dalla buccia di mela al nocciolo delle olive). Menzione speciale a Milano per il progetto di una scuola trentina

Si è svolta il 13 dicembre la premiazione del concorso "Storie di economia circolare", che premia progetti e racconti di esempi virtuosi di riciclo. Successo per il progetto della II A della Scuola Bresadola di Trento, coordinato dal professor Caratozzolo: "Siamo partiti ragionando sui prodotti tipici trentini e quindi mele, olive, uva e mais. Da lì siamo partiti pensando agli scarti che queste produzioni generano"

Di Arianna Viesi - 20 dicembre 2019 - 19:02

TRENTO. Il concorso "Storie di economia circolare" è un concorso, a premi, dedicato al racconto di storie virtuose di economia circolare in Italia. Il contest, nazionale, è aperto a giornalisti, videomaker, fotografi, scrittori, podcaster, fumettisti e illustratori che vogliano raccontare, a proprio modo, storie di riciclo

 

Non solo professionisti, però. All'ultima edizione del concorso, infatti, ha partecipato anche l'attuale classe II A della Scuola Secondaria di Primo Grado "G. Bresadola" di Trento. Il 13 dicembre, a Milano, si sono svolte le premiazioni del prestigioso concorso e la classe ha ricevuto una menzione speciale con il progetto "Calzature a km 0. Storia di un possibile progetto di economia circolare in ambito agricolo-calzaturiero".

 

Il progetto, stilato dagli alunni durante lo scorso anno scolastico e coordinato dal professor Vittorio Caratozzolo, ha ottenuto questo speciale riconoscimento per l'originalità e la singolarità della proposta. 

 

Il professor Caratozzolo, docente di italiano, storia e geografia, da anni propone ai propri studenti attività simili. "Partecipare a concorsi - spiega - è uno strumento che io ritengo molto utile dal punto di vista didattico. Finalizza, infatti, tutto quello che concerne l'attività di insegnamento. Quando i ragazzi vedono il lavoro finale, e vedono che questo lavoro porta loro dei riconoscimenti, ne sono entusiasti".

 

Purtroppo il progetto non è stato ammesso in toto al concorso e, dunque, non ha ricevuto i canonici premi perché i ragazzi sono andati, come si suol dire, fuori traccia. "Al concorso volevano testi narrativi, storie dal taglio giornalistico che prendessero in considerazione realtà imprenditoriali che si occupano di riciclo".

 

La classe del professor Caratozzolo, invece, ha fatto un lavoro un po' diverso, e singolare (soprattutto per la giovane età dei ragazzi coinvolti). Si sono infatti cimentati in uno studio di fattibilità: come creare calzature partendo da prodotti di scarto. E che c'è di meglio se non quelli prodotti dal comparto agroalimentare del nostro territorio? "Siamo partiti ragionando sui prodotti tipici trentini e quindi mele, olive, uva e mais. Da lì siamo partiti pensando agli scarti che queste produzioni generano".

 

Facendo ricerche in rete, supportati dall'esperienza del docente, i ragazzi hanno così potuto scoprire come (e perché) si possono utilizzare questi scarti. "Dell'olivo, oltre al legno, si potrebbero utilizzare in ambito calzaturiero il cosiddetto 'nocciolino di sansa'. Debitamente trattato potrebbe essere usato per la fabbricazione delle suole. Il "tessuto" di buccia di uva è candidato alla realizzazione delle parti di calzatura più morbide, che normalmente sono costituite da pelle animale o sintetica: la tomaia, innanzi tutto, la linguetta, la fodera interna. I viticci potrebbero essere utilizzati, se opportunamente trattati, per realizzare lacci funzionali e decorativi in calzari e sandali di foggia antica. Come gli scarti della lavorazione dell'uva, la buccia di mela, trasformata in 'tessuto', ben si adatterebbe alla fabbricazioni delle parti morbide di una calzatura. Il legno del melo potrebbe essere utilizzato per le parti rigide di una calzatura: tacco, suola. Gli scarti del mais, infine, come il tutolo macinato, potrebbero essere utilizzati per la fabbricazione delle parti rigide e semi-rigide di una calzatura: suola, soletta, tacco".

 

In Italia esistono già numerose aziende che si occupano della trasformazione (virtuosa) degli scarti del comparto agroalimentare. "Ci sono imprese, ad esempio, che dal nocciolino delle olive ricavano un combustibile ecologico in grado di produrre sia calore sia energia elettrica, nel pieno rispetto dell'ambiente. Alcune aziende si sono anche cimentate nel riciclo della buccia della mela che, opportunamente trattata, permette di ottenere un "tessuto" al 75 % naturale. Dal tutolo del mais si ricavano già suole per le calzature".

 

I ragazzi hanno lavorato, divisi in gruppi, prendendo in considerazione le varie piante e rielaborando le informazioni raccolte in un testo coerente e approfondito. "Quello che abbiamo fatto - continua Caratozzolo - è sostanzialmente uno studio di fattibilità. Mi interessava che i ragazzi ragionassero sulla geografia del nostro territorio, sui prodotti di questo territorio e, soprattutto, sull'importanza fondamentale del riciclo e della sostenibilità". Uno degli studenti, particolarmente abile nel disegno, si è dilettato anche nella progettazione grafica delle calzature: scarpe coloratissime e impreziosite da foglie e lacci vegetali.

 

"Quello del riciclo non è un tema facile da trattare con ragazzi così giovani. E', però, un tema trasversale e che dà l'opportunità, a noi docenti, di avere un approccio multidisciplinare: si va dalla geografia alla storia, dall'italiano alla scienza. Non è mai facile proporre ai ragazzi questi progetti ma, guidandoli, riescono a fare grandi cose". Il professore ha, evidentemente, raggiunto il proprio obiettivo: la classe è stata insignita di questo particolare riconoscimento e tutti gli studenti riceveranno una chiavetta Usb realizzata con materiali di scarto.

 

Grande soddisfazione, quindi, per la scuola, per Caratozzolo e, soprattutto, per gli studenti. In un video ad hoc, gli organizzatori hanno voluto omaggiare personalmente i ragazzi. "Vogliamo ringraziare - ha commentato Marica di Pierri, presidentessa Centro Documentazione Conflitti Ambientali - e fare una menzione speciale per questo prodotto bellissimo inviatoci per il concorso. Pensiamo sia davvero una storia bellissima e ci conferma perché è importante fare un lavoro culturale di questo tipo, che coinvolga anche i ragazzi".

 

"E' sempre da incoraggiare l'iniziativa dei ragazzi - aggiunge Valerio Rossi Albertini, primo ricercatore del Consiglio nazionale delle ricerche e divulgatore scientifico televisivo - perché è così che si sviluppa il talento, la capacità e anche l'entusiasmo di fare le cose, soprattutto quando queste cose vanno nel senso che noi auspichiamo cioè di riciclare ciò che altrimenti verrebbe sprecato".

 

"E se ne verrà fuori una start-up - conclude Marica di Pierri - che con gli scarti produrrà scarpe, saremo i primi acquirenti di queste scarpe (ride, ndr)". 

 

 

 

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