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Sci gratis per gli under 18? No al ddl Olivi. La gratuità è un placebo, la cura va cercata altrove

Il calo del numero degli sciatori (soprattutto più giovani) non colpisce solo la nostra regione ma è registrato, endemicamente, in tutta Italia. Su richiesta dello stesso proponente Alessandro Olivi, il ddl sulla gratuità degli impianti sciistici per ragazzi e bambini è stato sospeso. Tutti sono concordi: investire di più, e meglio, sulle scuole e le famiglie per promuovere una (nuova) cultura della montagna 

Di Arianna Viesi - 21 ottobre 2019 - 17:33

TRENTO. Che la proposta avanzata dal consigliere provinciale del Pd Alessandro Olivi destasse qualche perplessità, già si era capito. L'idea era nata dalla "preoccupazione per il decrescente interesse alla pratica dello sci da parte degli stessi trentini, nonostante sia una disciplina che contraddistingue l’identità di una comunità di montagna" (QUI ARTICOLO).

 

Ora il ddl, su richiesta dello stesso proponente, è stato sospeso. Verrà, infatti, creato un gruppo di lavoro per arrivare ad una norma che affronti in maniera organica il drastico calo della pratica dello sci (da parte dei giovani, soprattutto). 

 

Lo stesso Olivi ha presentato in commissione un emendamento che conferma, coinvolgendo anche la scuola, l’obiettivo di incentivare gli sport della montagna e lo sci, affidando alla Giunta la possibilità di calibrare questo incentivo anche in base a questioni giuridiche e di sostenibilità, introducendo tariffe agevolare per gli skipass che possono arrivare fino alla gratuità. Gratuità, ha ribadito l’esponente Pd, che non è l’obiettivo della proposta: il target principale è quello di mettere nero su bianco una norma condivisa che codifichi il principio che la Pat deve farsi carico di una questione, qual è il calo di interesse delle nuove generazioni per lo sci, molto seria per un territorio come il nostro. Problema che non è solo di soldi e di costi ma soprattutto culturale. L’elemento della gratuità non è, quindi, il fine ultimo ma un mezzo per sollevare un tema che dev’essere affrontato con impegno pubblico attraverso una norma di legge.

 

Non sono pochi i dubbi sollevati dalla proposta di Olivi. Innanzitutto la gratuità non pare poter risolvere un problema tanto complesso. Cambiamento climatico, mutamento dei paradigmi socio-culturali sono solo alcuni degli aspetti di cui tener conto per vagliarlo. Secondo Paride Gianmoena, presidente del Cal (Consiglio delle autonomie), la gratuità non può essere la soluzione: sposterebbe gli sciatori sui grandi caroselli sciistici, a scapito dei piccoli impianti ma, soprattutto, si dovrebbe investire sulla scuola.

 

Altra questione: la gratuità peserebbe troppo sulle aziende. E' quanto sostiene l'Anef, l'Associazione nazionale esercenti funiviari. Il direttore, Eduard Martinelli: "C’è condivisione per la promozione tra i giovani della cultura della montagna, ma ci sono questioni di carattere fiscale e giuridico che pongono dubbi sulla gratuità. L’altra strada, più percorribile, sarebbe quella di rapportarsi con gli istituti scolastici per sviluppare un percorso culturale a favore dello sci e della montagna con la partecipazione degli impiantisti, scuole di sci e docenti". Dello stesso avviso Trentino Sviluppo che ha ricordato come il settore sia composto da 230 impianti, producendo un fatturato di 130 milioni, che muovono, con l’indotto, un miliardo di euro.

 

Il tema, quindi, pare essere legato ad una prospettiva culturale. La realtà parla chiaro: i bambini, che sia sci nordico o alpino, a sciare non ci vanno più. Un calo che non colpisce solo la nostra regione ma che è registrato, endemicamente, in tutta Italia. Secondo Mellarini, presidente di Fisi Trento (Federazione italiana sport invernali), parla di cifre: nonostante gli ottomila iscritti, il crollo del numero di sciatori è evidente. 

 

A rappresentanza dei maestri di sci è intervenuto Mario Panizza: "Il problema è sempre più grave e lo spirito del ddl è condivisibile, perché l’abbandono dei ragazzi della montagna è generale e non riguarda solo gli sport invernali. Ma il problema va al dì la della gratuità. A Vermiglio, sugli impianti del Tonale, tutti i ragazzi del posto fino a 16 anni sciano gratis da 40 anni. Ma, fino al 2000, il 70% ritirava lo skipass, lo scorso anno questa percentuale si è ridotta al 30%".

 

Un tema spinoso, insomma. Tanto più se si tiene conto che, secondo diverse ricerche, sciare sotto i 1.800 metri diventerà sempre più difficile nei prossimi anni, sotto i 1.000 metri la neve potrebbe diventare una rarità a fine secolo e, sopra i 3.000, lo spessore del manto nevoso parrebbe destinato a ridursi drasticamente. 

 

La strada giusta sembra quindi quella di puntare sulla promozione di una (nuova) cultura della montagna, coinvolgendo in primis scuole e famiglie. La gratuità pare solo un placebo. La cura, probabilmente, deve essere cercata altrove. 

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