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Studenti trentini promossi dall’Ocse: “sopra la media nazionale”, ma il 19% fatica in lettura e comprensione del testo

Le studentesse trentine hanno colmato il differenziale che avevano rispetto ai loro coetanei maschi in matematica e scienze: dato in controtendenza sia rispetto alla media nazionale che al resto del Nordest. In letteratura invece, rimane il gap fra maschi e femmine con le ragazze che nei test hanno ottenuto risultati migliori

Di Tiziano Grottolo - 03 dicembre 2019 - 16:28

Trento. Quest’oggi sono stati rilasciati a livello internazionale gli esiti dell’indagine Pisa “Programme for International Student Assessment”, condotta dall’Ocse nel 2018 su oltre mezzo milione di quindicenni di 79 diversi Paesi. Si tratta della più grande rilevazione internazionale nel campo dell’educazione e serve per valutare la preparazione degli studenti ad affrontare la vita adulta. All’indagine hanno preso parte anche 1439 adolescenti trentini dei diversi indirizzi di studio, offrendo uno spaccato sull’efficacia dell’intero percorso formativo effettuato a partire dalla scuola dell’infanzia

 

Stando ai risultati si può parlare di esame superato, infatti i dati hanno confermato il buon livello di preparazione scolastica dei quindicenni trentini, chiamati a confrontarsi con prove di lettura, comprensione del testo, matematica e scienze. Come dicevamo i risultati ottenuti mostrato l'elevata posizione della scuola trentina in riferimento al resto del Paese, con livelli superiori ai valori medi nazionali di oltre 20 punti in tutti i tre domini oggetto di verifica e in linea con quanto registrato nel resto del Nordest.

 

Alla conferenza stampa di presentazione dei dati hanno partecipato l'assessore all'istruzione Mirko Bisesti, il dirigente generale del Dipartimento istruzione e cultura della Provincia autonoma di Trento Roberto Ceccato, la sovrintendente scolastica Viviana Sbardella, il presidente del Comitato tecnico scientifico di Iprase Renato Troncon e il direttore di Iprase Luciano Covi.

 

“In rapporto al Pil, l’investimento della Pat in istruzione è già piuttosto elevato – ha commentato Bisesti analizzando i risultati dell’indagine – quindi è necessario non disperdere le risorse su troppi fronti, ma essere selettivi nella scelta degli obiettivi, perché spesso gli interventi estesi sono a somma zero. È essenziale – ha continuato l’assessore – individuare con precisione gli snodi più delicati, scegliere le strategie più efficaci, definire programmi precisi di azione”.

 

Ad ogni modo, rispetto all’ultima rilevazione, i trentini hanno migliorato i loro punteggi in matematica, al contempo però, peggiorando quelli in lettura e soprattutto delle competenze in scienze. Per quanto riguarda la lettura, gli studenti trentini sono più bravi nel valutare e riflettere che nell’individuare informazioni, preferiscono poi lavorare su testi multipli che su testi singoli.

 

Sia per quanto riguarda la letteratura che le scienze è emerso un trend decrescente che parte già dal 2012 (ultimi due cicli di Pisa), a conferma del fatto che senza una regolare attenzione ai processi di insegnamento e di apprendimento, si possono incontrare difficoltà nel mantenere nel tempo buoni livelli di performance, come successo in altri sistemi scolastici europei, sottolinea l’Ocse.

 

Dopodiché è stato rilevato che a fronte di una quota di studenti particolarmente talentuosi o “top performer” (variabile dal 5% in scienze, al 7% in lettura, al 15% in matematica), vi è una percentuale di giovani “low performer” al di sotto delle competenze ritenute minimali per essere cittadini attivi in un mondo sempre più permeato dalle nuove tecnologie e scoperte scientifiche (il 19% in lettura e comprensione del testo, il 16% in scienze e il 13% in matematica). Inoltre, persiste ancora uno scarto tra ragazze e ragazzi nella lettura (a favore delle prime), mentre sembra essersi colmato il differenziale che le giovani studentesse avevano rispetto ai loro coetanei maschi in matematica e scienze: quest’ultimo dato è in controtendenza sia rispetto alla media nazionale, sia rispetto al resto del Nordest.

 

Con riferimento ai diversi indirizzi di studio, gli Istituti Tecnici denotano una maggiore difficoltà nel mantenere la stabilità nei livelli di apprendimento raggiunti dai propri studenti, mentre i Licei sembrano caratterizzarsi per una sorta di effetto “soffitto”, oltre al quale non si riesce ad andare. Il segmento della Istruzione e formazione professionale, una specificità della scuola Trentina che raccoglie una quota di circa un terzo della leva, segnala al contrario un trend di miglioramento nell'arco degli ultimi dieci anni, anche se deve porsi l’obiettivo di contenere ulteriormente la distanza dagli altri settori dell'istruzione liceale e tecnica, soprattutto nella quota di studenti che non raggiungono la soglia minima di competenze (quasi uno studente su due in lettura).

 

La relazione tra risultati raggiunti e background socio-economico-culturale familiare è tendenzialmente aumentata nelle ultime rilevazioni, così come si è contratta la percentuale di studenti resilienti: “è utile quindi – afferma l’Ocse – mirare a contenere il più possibile i condizionamenti derivanti dallo status sociale ed economico della famiglia di appartenenza e a migliorare l’equità dei processi educativi, oltre che quelli di inclusione”.

 

Rispetto al quadro complessivo delineato dall’indagine Ocse-Pisa, Bisesti si è detto moderatamente soddisfatto: “Se da un lato il nostro sistema scolastico dimostra di essere ancora solido e di qualità, dall’altro ci sono alcuni segnali di una qualche difficoltà nel mantenere gli ottimi risultati ad oggi raggiunti”. Parole ribadite anche dall’Ocse che ha voluto ricordare come il mantenimento dei livelli raggiunti non sia scontato, anzi, se si vuol continuare questo percorso positivo “non bisogna abbassare la guardia”.

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