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Tra gioia e terrore, l'interregno prima dell'annessione al Reich: il 25 luglio 1943 in Trentino-Alto Adige

Settantasei anni fa l'Ordine Grandi votato dal Gran consiglio del Fascismo deponeva Mussolini e dava fine al regime fascista. Cominciava una fase di passaggio caratterizzata da profonda incertezza sul futuro del Paese. In Trentino-Alto Adige si preparava l'occupazione nazista

Di Davide Leveghi - 25 luglio 2019 - 13:31

TRENTO. “Siamo già dopo Stalingrado (estate 1942- febbraio 1943) e dopo le pesanti sconfitte dell'Asse in Africa (campagna del Nordafrica si conclude nel maggio '43), la sconfitta del nazifascismo si intravede all'orizzonte”. Da Roma giungono le notizie della deposizione e dell'arresto del Duce. Al Brennero avviene qualche scaramuccia tra i soldati italiani e le colonne di tedeschi che sui mezzi corazzati scendono verso sud, verso il nuovo fronte di guerra aperto dallo sbarco alleato in Sicilia.

 

In regione le reazioni alla caduta del fascismo sono diversificate. “Una profonda dicotomia di percezione tra la comunità tedesca e quella italiana", spiega Hannes Obermair, storico bolzanino di lingua tedesca. C'è giubilo per la prima, oppressa nella sua natura nazionale da vent'anni di regime, messa con le spalle al muro da un accordo informale tra i due totalitarismi alleati che l'hanno obbligata a scegliere tra la propria Heimat- a costo di sopportare l'assimilazione- ed il richiamo del sangue, al di là del Brennero. Profonda preoccupazione per l'altra, accomunata dai sentimenti di smarrimento, spaesamento, insicurezza che percorrono la penisola.

 

“Sono popolazioni non educate alla democrazia ma dalla dittatura. Questo vale per gli italiani che hanno vissuto in Italia solo dopo l'annessione e quindi in gran parte sotto il fascismo e per i tedeschi che hanno subito l'oppressione nazionale- spiega Obermair-; tanto che mancherà una larga Resistenza in questo territorio. Da parte tedesca ci fu la percezione di essersi liberati dal fardello fascista, ci fu l'auspicio di entrare a far parte del Reich, la tardiva speranza di far parte di uno Stato tedesco, nonostante i nazisti fossero in ritirata su gran parte dei fronti. Da parte italiana, invece, la perdita di riferimenti fondamentali, nell'apparato burocratico come nell'amministrazione, quanto nel campo scolastico dove si passò a programmi d'impronta chiaramente nazista”.

 

“E' un periodo interlocutorio- racconta Andrea Di Michele, altro storico bolzanino- dove elementi di cambiamento e di continuità si intrecciano, dove vige l'incertezza sul destino del Paese e della provincia”. Un interregno in cui “non si ebbe come in altre regioni una sistematica distruzione dei simboli del regime , visto anche che essi contenevano una duplice valenza, erano anche simboli dello Stato, dell'Italia”. Distruzione che avverrà semmai dopo l'8 settembre, quando il gruppo tedesco danneggerà i monumenti fascisti, a Bolzano come a Brunico, mentre a Trento già nel luglio qualche antifascista scendeva in strada, cambiava il nome di qualche strada o piazza, esprimeva la gioia per la fine della dittatura, cancellando qualche scritta littoria.

 

“La Wermacht prepara l'occupazione- aggiunge Obermair-, organizza la presa di potere infiltrandosi nel territorio. Dà vita a delle prove di sostituzione. Le élite sudtirolesi sono coinvolte nel disegno nazista di controllo della popolazione e collaborano”. La tensione si respira, tanto che si diffonde tra gli italiani il timore di vedersi rovesciare addosso il trattamento riservato dal fascismo alla minoranza tedesca. Una paura che, dopo l'8 settembre, “vera cesura”, troverà dei riscontri. “Gli italiani temono per la propria presenza- chiarisce Di Michele-, sanno che è a rischio. In parte vi sarà una certa emigrazione di ritorno verso le regioni d'origine”.

 

Hitler già ha previsto il cambio di schieramento italiano. Una sempre più capillare presenza militare e para-militare nazista sul territorio, figlia anche della situazione scaturita dalle Opzioni, ha creato una situazione paradossale in cui il passaggio all'amministrazione tedesca è già predisposto. “L'Opzione per il Reich operata dalla maggioranza del gruppo tedesco- riporta Di Michele- ha portato alla costituzione sul territorio atesino e in parte di quello trentino (la Bassa Atesina fa parte della provincia di Trento) di un'amministrazione parallela nazista, che guida il processo di trapasso della cittadinanza di sudditi italiani che optando si convertono in cittadini tedeschi”.

 

In una situazione tanto ambigua l'annessione della regione al Reich, sostenuta a gran voce dai circoli irredentistici di Innsbruck e Vienna, si prospetta all'orizzonte come una possibilità sempre più concreta. Franz Hofer, Gauleiter del Tirolo, muoverà sapientemente le pedine giocando sul sentimento autonomista trentino frustrato dal regime fascista, oltre che sul desiderio sudtirolese di essere “riammessi” alla grande comunità tedesca. Un'autonomia di decisione e movimento che farà parlare, in sede storiografica, di un Hofer bramoso di costruire un proprio interregno, di tutelare l'indipendenza tirolese al di sopra di tutto.

 

“E' una visione edulcorata- precisa Obermair- perché in realtà sul territorio compaiono da subito gli avamposti del terrore nazista, tra cui il lager di Bolzano, nel '44. Il suo “regno” non va enfatizzato perché fu subordinato alle logiche politiche globali naziste. Non fu un disegno slegato dal resto”.

 

Il 25 luglio 1943 non segnò solo la caduta del fascismo e l'inizio di un periodo dai sentimenti contrastanti. Fu il preludio della tragedia che il Paese avrebbe vissuto tra l'8 settembre di quell'anno e il maggio del 1945. “Ci furono più morti in questo biennio che nel resto della guerra- illustra Obermair-, e questo perché i crimini, avvicinandosi alla sconfitta, non possono che divenire più cruenti, più crudeli”.

 

Hannes Obermair (Bolzano, 1961), storico sudtirolese di lingua tedesca. Insegna storia contemporanea all'Università di Innsbruck. Cofondatore della rivista Geschichte und Region- Storia e regione, ha diretto l'Archivio Storico della città di Bolzano.

 

Andrea Di Michele (Bolzano, 1968), storico altoatesino di lingua italiana. Ricercatore di storia contemporanea alla facoltà di scienze della formazione della Libera Università di Bolzano, è membro del direttivo dell'associazione e della rivista Geschichte und Region- Storia e regione.

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