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Trento risponde ai cori degli ultras dell'Hellas. La società vieta l'ingresso allo stadio a Castellini fino al 2030

Giovedì si terrà a Trento un concerto di Altreterre, occasione di convivialità e, visti i recenti fatti, di contrasto alla cultura intollerante mostrata per l'ennesima volta dalla curva dell'Hellas Verona. Nella città scaligera, però, le polemiche non si placano. La società ha comunicato il daspo per l'ultras neofascista Castellini, intervenuto in un programma radio, mentre i politici della maggioranza in Comune arrivano a negare oltre alla realtà anche una verità storica: Verona ha un problema con il razzismo

Di Davide Leveghi - 05 novembre 2019 - 12:54

TRENTO. “Mentre Verona mostra la sua faccia più intollerante, Trento mostra quella più inclusiva e non violenta”. Si presenta così il concerto della Corale Altreterre, che si terrà giovedì 7 novembre alle ore 18 nel Centro di cooperazione internazionale di via San Marco, a Trento. Un'occasione non solo per ascoltare musica e conoscere, attraverso le testimonianze di maliani residenti in Trentino, il lavoro delle Acli ma anche per dimostrare l'esistenza di una cultura dell'apertura e della tolleranza sfregiata dagli episodi di razzismo di cui è spesso protagonista la curva dell'Hellas, squadra della città nostra vicina meridionale.

 

Gli episodi di intolleranza, nelle varie forme di razzismo, antisemitismo, omofobia, si ripetono quasi settimanalmente negli stadi italiani e il caso dell'ultima domenica, che ha visto protagonisti la curva della squadra scaligera e il calciatore italiano di origini ghanesi Mario Balotelli, dimostra la gravità del fenomeno. Una gravità acuita dalla pervicacia con cui le istituzioni veronesi negano la realtà.

 

È infatti di ieri, lunedì 4 novembre 2019, la mozione con cui il consigliere di maggioranza del Comune di Verona Andrea Bacciga ha chiesto alla Giunta di impegnarsi a “diffidare legalmente e/o adire alle vie giudiziali nei confronti del calciatore e di tutti coloro che attaccano Verona diffidandola ingiustamente”. A suscitare la reazione stizzita di Bacciga e soci ci sarebbe la “campagna mediatica contro la città sia da alcuni politici, come risulta dal comunicato del Pd, sia da alcuni giornalisti che, seppur non presenti allo stadio, non hanno perso l'occasione di gettare fango sulla nostra città”.

 

La mozione fa riferimento, pertanto, alle affermazioni rilasciate dal deputato del Partito democratico Diego Zardini, veronese, il quale ha invitato, da “tifoso storico dell'Hellas”, la società a intervenire recidendo i rapporti con i razzisti, e allo scalpore mediatico sollevato da un ennesimo episodio, ennesimo già per questa stagione calcistica 2019-2020.

 

 

Non è più accettabile che Verona sia messa sul banco degli imputati per quando, come in questo caso, non è accaduto nulla”, dichiara la mozione. Peccato che, al di là delle simpatie o meno verso un fuoriclasse dalla travagliata carriera, gli ululati e gli insulti si siano chiaramente sentiti, a contrario di quanto il leader di Forza nuova e del tifo organizzato Luca Castellini abbia sostenuto – con una retorica che convalida a pieno le accuse di razzismo (qui l'articolo).

 

“La città non è razzista – ha dichiarato sempre il deputato democratico Zardini – ma negare l'evidenza di quanto accaduto non aiuta a risolvere il problema dell'estremismo e dobbiamo ammettere che c'è una parte di tifosi che è razzista. C'è un problema culturale grande quanto un palazzo nel calcio italiano e credo che la responsabilità di agire sia di tutti: istituzioni, forze dell'ordine, ma anche delle società calcistiche e degli stessi tifosi. Tutti devono contribuire a debellare comportamenti che rendono tanto arretrato il calcio in Italia”.

 

Parole difficilmente non condivisibili, visti i ripetuti episodi di cui la curva del Bentegodi si è resa protagonista. Una situazione resa ancora più paradossale dalla difesa dei tifosi operata dal presidente dell'Hellas Maurizio Setti e dall'allenatore Ivan Jurić. Almeno fino a stamane, quando la società veronese, alla luce dell'intervista rilasciata a Radio Café, ha deciso di escludere dallo stadio Luca Castellini sino al 30 giugno 2030 in virtù "di un comportamento basato su considerazioni ed espressioni gravemente contrarie a quelle che contraddistinguono i principi etici ed i valori del nostro Club".

 

Ai consiglieri e al sindaco, autori della levata di scudi contro le accuse di razzismo e intolleranza rivolte a Verona, basterebbe quindi mostrare la “fedina” della loro città e della principale squadra di club.

 

Senza tornare all'epoca della Repubblica di Salò, stilare un promemoria sommario per rinfrescare la memoria a chi nega la forza di una cultura xenofoba e nazi-fascista nel capoluogo provinciale veneto è cosa piuttosto agevole. Negli anni '70 Verona fu culla e perno delle organizzazioni eversive Rosa dei Venti, Fronte Nazionale, Ordine nuovo – tutti movimenti coinvolti nella strategia della tensione – e della banda neonazista Ludwig.

 

Feudo della Lega, partito sostenuto dalle sigle dell'integralismo cattolico e dai movimenti della destra radicale, Verona diviene teatro delle famose “mozioni omofobe”, antesignane delle teorie anti-gender, delle “ronde padane”, del “nazirock” e di numerose occasioni di intolleranza anti-islamica e integralista – non ultimo il Congresso mondiale delle famiglie. Lo storico sindaco leghista Flavio Tosi, ora miracolosamente convertitosi in un tedoforo della destra liberale, mise a capo – provocatoriamente – dell'Istituto della Resistenza veronese il capo del Veneto Fronte Skinhead, il naziskin Andrea Miglioranzi, tra i primi in Italia ad essere incarcerato per istigazione all'odio razziale (Legge Mancino).

 

La vicinanza delle istituzioni con i movimenti dell'estrema destra non è certo una novità e direbbe di per sé già molto sulla difesa a spada tratta della tifoseria dalle accuse di razzismo. La notte della vittoria nelle elezioni comunali l'attuale sindaco Federico Sboarina festeggiava per le vie della città con indosso una maglietta di un marchio prodotto da The Firm, un negozio della zona stadio. Tra i proprietari di questo negozio ci sono tifosi legati agli ambienti dell'estrema destra e condannati in molti casi per fatti violenti.

 

Tra questi c'è l'ex responsabile di Forza Nuova indagato per l'impiccagione di un manichino nel 1996 inscenata dalla curva dell'Hellas per protestare contro il possibile acquisto del difensore olandese di pelle nera Maickel Ferrier.

 

 

A leggere la mozione e a seguire la vicenda, pertanto – ci perdoni il consigliere Bacciga – sulla bocca si dipinge un sorriso amaro. Ridere, per non piangere, come si suol dire. Verona merita probabilmente qualcosa di meglio di una cultura dominante così gretta, che oltre a dimostrare tutta la sua odiosa aggressività ha pure la vigliaccheria di negare un'inoppugnabile verità: a Verona c'è un serissimo problema di razzismo.

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