Dai cori razzisti al pestaggio della poliziotta trans, dalle multe alla violenza: Trento e tifosi, che succede? Serve un nuovo stadio per dare una casa a questi ultras?
Fumogeni, tentativi di sfondare le recinzioni per raggiungere il settore ospiti, pestaggi e violenza: un ennesimo episodio che ha coinvolto i tifosi (forse meglio parlare di pseudotifosi) è opportuno spendere oltre 45 milioni di soldi pubblici per un impianto che dovrebbe sorgere nell'Area di San Vincenzo?

TRENTO. Serve una nuova ''casa'' per questi tifosi? Dopo l'ennesimo episodio che ha coinvolto i supporter del Trento (forse meglio parlare di pseudotifosi?) è opportuno spendere oltre 45 milioni di euro di tutti i trentini per un impianto che dovrebbe sorgere nell'Area di San Vincenzo, da affidare alla società di via Sanseverino che troppo spesso tace quando accadono certe schifezze (o se parla si limita a stigmatizzare ''la violenza'' in generale e non quella fatta dai suoi tifosi ben conosciuti e noti nell'ambiente)? E le istituzioni, i politici di casa nostra, qualcuno di loro è in grado di prendere una posizione sulle vicende extra-campo e dire ''questa gente non rappresenta Trento ma la umilia con i propri comportamenti''?
Un breve riassunto. Circa trenta tifosi hanno preso a calci la recinzione della tribuna ospiti per cercare di passare nell'altro settore a novembre dell'anno scorso. Il conto è stato 1.000 euro. Si passa a febbraio. Accensione di fumogeni allo stadio: due daspo e 3 mila euro di multa (Qui articolo). Ci sono stati anche i cori razzisti: un'altra sanzione da 3 mila euro alla società (Qui articolo). E ancora il pestaggio della poliziotta trans da parte di tre ultras in un bar del capoluogo (Qui articolo) e infine (solo per ora?) la violenza a Salò (Qui articolo).
Cosa è accaduto sulle rive del lago? Un centinaio di ultras aveva deciso di affrontare la trasferta in battello, partendo da Garda per approdare a Salò dopo circa una mezz'oretta di traversata. Un modo "diverso" di raggiungere la città in cui si disputava la partita, annunciato dalla "Nuova Guardia" sui propri canali social con una grafica in linea - perfettamente - con quello che è l'orientamento politico del gruppo che occupa la curva Mair. Com'è finita? Petardi tra i tavoli e sedie lanciate in giro.
I risultati sul campo sono anche positivi, i gialloblù negli ultimi 4 anni di serie C si ritagliano spazio e soddisfazioni di classifica. Ben diversa la situazione sulle tribune e in occasione delle trasferte. Un'affluenza non elevatissima, circa 1.500 spettatori di media al Briamasco e, purtroppo, la violenza che sembra essere tornata una prerogativa della frangia più calda della tifoseria.
Da novembre a domenica 23 marzo sono stati diversi gli episodi di "intemperanze" dei tifosi. La prima presa di posizione è arrivata dopo il pestaggio della poliziotta trans. Poche parole (che almeno sono state diramate attraverso una nota ufficiale) per intervenire sulla grave aggressione, seppur avvenuta non in ambito strettamente sportivo ma con protagonisti tre ultras che abitualmente seguono la squadra. Una serialità che necessita più di qualche riflessione e sulle quali il Trento calcio è rimasto sempre in silenzio o quasi.
La Feralpi ha parlato di "un episodio grave" e spera "che i responsabili vengano individuati". Il Trento calcio? Calma apparente e ore, quasi un giorno, per prendere posizione. "La società venuta a conoscenza degli episodi verificatisi prima della partita, condanna fermamente ogni forma di violenza fisica e verbale, così come qualsiasi atto di vandalismo, dissociandosi da ogni comportamento che possa ledere i valori dello sport e della civile convivenza".
Il presidente Mauro Giacca "ha prontamente contattato il presidente della FeralpiSalò, Giuseppe Pasini, per esprimere vicinanza e rammarico per quanto accaduto", si legge nel comunicato. "Ac Trento ripone piena fiducia nel lavoro delle forze dell’ordine e auspica che quanto prima venga fatta piena chiarezza sui fatti".
Il club impiega molto tempo per intervenire mentre il presidente del club si è sempre speso in prima persona - anche ben oltre quelli che sarebbero forse i suoi compiti - pure per dirimere le questioni riguardanti la tifoseria. A ottobre 2023, infatti, è noto che il numero uno del sodalizio di via Sanseverino fece da "paciere" tra due dei gruppi della curva Mair, invitando i rispettivi rappresentanti all'interno della sua azienda per un incontro chiarificatore.
E in più c'è la responsabilità oggettiva, l'architrave della giustizia sportiva: la caratteristica è che la società di calcio risponde, disciplinarmente, a prescindere dalla colpa o dal dolo. Si aggiunga che il Trento (ma anche i suoi tifosi) quando esce dai confini trentini rappresenta il Trentino, che ha sempre supportato "abbondantemente" (anche economicamente) l'attività della società gialloblù, la timidezza nell'affrontare queste situazioni può lasciare perplessi. E spesso gli episodi avvengono in casa. La domanda sul tavolo: investire 45 milioni per un nuovo stadio deve ancora essere una priorità?












