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''Un business milionario ma per l'Italia la strada è ancora lunga'', l'intervista a Ivan Grieco, il ''Bruno Pizzul'' degli eSport

Gli eSports si possono definire come competizioni videoludiche professionistiche, alle quali partecipano migliaia di atleti che si contendono montepremi da milioni di dollari sul loro titolo eSportivo preferito. I più popolari? Fifa, il MOBA League of Legends e Call of Duty

Di Matteo Mussari - 10 ottobre 2019 - 20:46

TRENTO. Il Festival dello Sport di Trento è in pieno svolgimento e quest’anno il capoluogo ha deciso di dedicare parte della sua attenzione ad un fenomeno in continuo sviluppo: gli eSports

 

Le gallerie di Piedicastello saranno infatti teatro dell’innovazione, offrendo a chi volesse la possibilità di venire a contatto con una realtà tanto crescente in Italia quanto solida nel resto di Europa, America, ma soprattutto Asia

 

Per chi non sapesse di cosa si tratta, gli eSports si possono definire come competizioni videoludiche professionistiche, alle quali partecipano migliaia di atleti (in gergo players) che si contendono montepremi da milioni di dollari sul loro titolo eSportivo preferito (tra i più popolari il simulatore calcistico Fifa, il MOBA League of Legends e lo sparatutto Call of Duty). 

 

Un mondo, quello degli eSports, che negli ultimi anni si è sempre più diffuso, soprattutto tra i giovani, arrivando a rappresentare un business miliardario. Entro la fine dell’anno, infatti, gli analisti prevedono che il mercato delle competizioni videoludiche supererà il miliardo e mezzo di dollari. 

 

Cifre che hanno attirato l’attenzione verso questo mondo da parte di organizzazioni e investitori di grosso calibro: il Comitato Olimpico Internazionale ha infatti riconosciuto gli eSports come attività sportiva, mentre in Italia negli ultimi anni grosse multinazionali come Adidas e Armani hanno investito in questo settore. 

 

Ma non è tutto: anche il mondo del calcio è interessato alle competizioni videoludiche. Diverse squadre della serie A (tra cui Roma e Sampdoria), hanno deciso da tempo di aggiungere alla loro rosa un player professionistico per essere rappresentate a vari tornei mondiali e diffondere così il proprio brand. 

 

È inoltre assai probabile che, dopo l’avvenuta approvazione della Lega Serie A, nel 2020 si assisterà alla nascita della eSerie A, un vero e proprio campionato videoludico parallelo a quello calcistico (formula già utilizzata in Inghilterra, Germania, Spagna e Francia).

 

All’interno del programma offerto dalle gallerie di Piedicastello, particolare rilevanza avranno i vari interventi degli ospiti esperti in materia. Abbiamo fatto delle domande per capire meglio cosa voglia dire lavorare nel mondo degli eSports.

 

Iniziamo in modo semplice: chi sei e cosa fai per vivere?
Mi chiamo Ivan Grieco, ho 27 anni e sul web sono conosciuto come Rampageinthebox. Per vivere faccio il commentatore e presentatore di tornei o eventi di videogiochi, oltre allo streamer su Twitch e lo youtuber.

 

Parlando della tua professione, come la spiegheresti a qualcuno che non conosce il mondo degli eSports?

Il caster è colui che ha il compito di raccontare e veicolare le emozioni di un match competitivo di un torneo di videogiochi. Banalmente può essere accostato alla figura del telecronista sportivo, ma a differenza di questo il caster ha anche il compito di intrattenere nei momenti di pausa, poiché spesso inquadrato dalle telecamere. Il ruolo che io svolgo è quello del caster play-by-play, devo dunque commentare azione per azione cercando di enfatizzare i momenti più importanti. Esiste inoltre il ruolo dell’analyst, che si occupa di analizzare la giocata a livello prettamente tecnico.

 

Quando hai capito che la tua passione per i videogames sarebbe potuta diventare il tuo lavoro?

Nel 2014, quando sono stato pagato la prima volta per commentare dal vivo un torneo di Call of Duty. Da lì ho capito che sarebbe potuto diventare qualcosa di più rispetto ad una semplice passione ed infatti, un anno dopo, sono stato assunto da una azienda di Bolzano che si occupa della organizzazione di eventi e tornei legati ai videogiochi.

 

Quali sono le maggiori soddisfazioni che hai avuto grazie al tuo lavoro da caster?
Sicuramente mi sono tolto tante soddisfazioni a livello personale: ho viaggiato tanto, sia in Europa che in America, ho conosciuto tantissime persone che poi sono diventate mie amiche e sono entrato in contatto con molti personaggi del mondo dello sport che ho sempre stimato come Francesco Totti, Sandro Piccinini e Pierluigi Pardo. Una altra grande soddisfazione è essere riconosciuto come uno dei migliori caster italiani.

L’eSport in Europa, ma soprattutto in America e Asia, è una realtà affermata da anni, un business attorno al quale girano enormi cifre di denaro: pensi che prima o poi l’Italia si potrà definire al pari degli altri paesi?
Credo che una cosa del genere non possa essere predetta: chiunque dica che tra cinque o due anni il gap sarà colmato sta dicendo una bugia. La verità è che nessuno può prevedere una cosa del genere, si tratta semplicemente di cultura e di investimenti azzeccati. Se coloro che hanno la possibilità di investire soldi o veicolare investimenti lo faranno nel modo giusto si potrà raggiungere un buon livello, se invece accadrà il contrario questo dislivello potrebbe non venire mai colmato.

Parlando di risultati ottenuti nelle varie competizioni europee e mondiali, i players italiani riescono a farsi valere a livello internazionale?
I player italiani riescono a farsi valere soprattutto a livello singolo. Alcuni esempi lampanti sono il giovanissimo Reynor (player di Starcraft 2) che a livello internazionale è già super affermato anche se ancora minorenne, Jizuke (pro player di League of Legends), Ettorito97 che è stato più volte campione del mondo di Pro Evolution Soccer, Daniele Paolucci che è stato campione europeo di Fifa nel 2017. La cosa che si denota di più è che purtroppo nei giochi di squadra non riusciamo ad essere tanto bravi come quelli singoli.

Concludiamo con una domanda molto attuale: perché secondo te il mondo dei videogiochi e degli eSports è spesso oggetto di critica e demonizzazione da parte dei media in Italia?
Secondo me i media tradizionali hanno paura che questo nuovo mondo possa stravolgere il loro lavoro. Sempre più giovani infatti spendono il loro tempo giocando online, guardando video su Youtube o streaming su Twitch piuttosto che a guardare la televisione o a leggere il giornale. Screditando questo mondo, quindi, i media attirano il pubblico giovane garantendo così a loro stessi più visibilità. Si tratta quindi a parer mio di una semplice strategia.

 

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