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Cisl medici: ''La Pat cambia tutto per non cambiare niente: pensano a Bezzecca, ma a Trento a capodanno c'era un medico in meno e in Vallagarina vogliono tutti dimettersi''

Il segretario della Cisl medici interviene nel dibattito sulla facoltà di medicina: "Lo studio di fattibilità del 2012 della Giunta Dellai e di Rossi, allora assessore alla sanità, parla chiaro. All'epoca il direttore generale dell'Apss era Flor, guarda caso oggi a Padova. Se si vuole andare avanti, almeno si segua il percorso portato avanti a Treviso"

Di Luca Andreazza - 04 gennaio 2020 - 15:47

TRENTO. "Prendiamo atto delle parole dell'assessora Stefania Segnana sulle attività della guardia medica a Bezzecca in val di Ledro". Così Nicola Paoli, segretario della Cisl medici, che aggiunge: La Giunta provinciale va in soccorso alla mancata riorganizzazione della continuità assistenziale da parte aziendale e dichiara gattopardescamente che tutto cambia per nulla cambiare dopo tanti proclami". 

 

Il sindacato interviene dopo la comunicazione della Provincia sulla questione dei medici di continuità assistenziale e in particolare sul servizio in val di Ledro. "Il servizio a Bezzecca non è mai stato sospeso - ha precisato l'assessora - anche in assenza del medico dedicato grazie al supporto della sede continuità assistenziale di Riva del Garda. L’amministrazione provinciale si sta impegnando assieme all’Apss per sopperire alla mancanza di medici. La ricerca non è facile, ma per difendere i territori di montagna è fondamentale garantire i servizi essenziali, come sono appunto tutti quelli sanitari e sociali. Un medico di continuità assistenziale prenderà servizio a Bezzecca a partire da sabato 4 gennaio. Lo stesso medico garantirà anche la sostituzione del medico di medicina generale recentemente pensionato".

 

L’Azienda sanitaria in questi giorni intende approvare la graduatoria dei medici di medicina generale che hanno concorso per l’assegnazione delle località carenti. Se si considerano i tempi tecnici per la convocazione e l’assegnazione degli incarichi, il professionista della val di Ledro comincerà l’attività entro marzo/aprile.

"Abbiamo sempre tenuto elevati la nostra attenzione e il nostro impegno per garantire la copertura di un presidio medico anche nei territori periferici della nostra provincia, così come definito negli orientamenti programmatici della Giunta in tema di sanità. Stiamo lavorando con Apss – ha  detto Segnana – anche a delle possibili soluzioni integrative a supporto della continuità assistenziale, attraverso l’avvio, in alcune zone di ambulatori per garantire alla popolazione un punto di riferimento in caso di problematiche non urgenti da attivare nel caso in cui fosse impossibile garantire una presenza medica continuativa".

 

Non manca l'analisi della Cisl medici. "E' sufficiente potenziare la sede di Riva del Garda - prosegue Paoli - senza stravolgere il rapporto medico paziente contrattualmente fissato a 1:5000 residenti. Una decisione che va in quella direzione che abbiamo suggerito in tempi non sospetti al tavolo aperto in Comitato provinciale per proporre quelle misure necessarie a fronteggiare la carenza dei medici di medicina generale".

 

Non manca una stoccata a Provincia e Apss. "Le componenti discutono sulle prospettive di Bezzecca, una sede importante ma molto periferica che riguarda una popolazione di 5 mila residenti - evidenzia Paoli - mentre nella notte tra il 31 dicembre e l'1 gennaio non sono riusciti a garantire neppure la copertura dei cinque medici di guardia a Trento che devono coprire una popolazione di 125 mila unità. Un evento particolarmente grave".

 

I fari si accendono anche sulla situazione in Vallagarina. "Sono moltissime - dice il sindacalista - le ventilate dimissioni dalle sedi di guardia medica a tempo determinato per le retribuzioni in pejus di cui sono stati tutti allertati a cavallo del Natale dalla stessa Apss di Trento, una aspetto che ha creato confusione e dissapori".

 

La Cisl medici interviene anche nel dibattito sulla facoltà di medicina. "A parlare in modo approfondito di questa opportunità è stata la Giunta Dellai nel 2012 - ricorda Paoli - quando l'allora assessore alla sanità Ugo Rossi diede il via libera a uno studio di fattibilità di una 'Scuola di medicina e chirurgia'. Non solo la Pat aveva istituito per delibera un tavolo tecnico con il presidente dell'ordine dei medici e chirurghi, il presidente dell'Università di Trento, il direttore generale dell'Assessorato alla salute, rappresentanti dei medici e di Fbk, il direttore generale dell'Apss, il dottor Luciano Flor, che guarda caso oggi si trova a Padova".

 

Una facoltà di medicina che non sarebbe sostenibile a Trento. "Quello studio di fattibilità - continua la Cisl medici - aveva evidenziato che ogni studente iscritto sarebbe costato alla Provincia dai 170 ai 340 mila euro: circa 10 milioni all'anno per 40 iscritti. Se calcoliamo che per istituire un corso sono necessari almeno 60 studenti, la proposta del rettore Paolo Collini di una scuola da sei anni più 4 anni di specializzazioni non cliniche, la proposta rasenta i 15 milioni di euro annui per dieci anni. E' improponibile l'esborso provinciale di 150 milioni di euro a fronte di tagli da 120 milioni. Portare a Trento un involucro solo per dare lustro e soldi a professori, a direttori dipartimentali, a direttori ospedalieri ma che danneggia tutti i contratti in essere nei confronti dei nostri medici di oggi e domani, dei nostri dottori in scienze infermieristiche e tutto il personale sanitario tecnico e amministrativo dell'Apss, non è un bene né per la Provincia di Trento, né per la popolazione, né per l'Azienda sanitaria".

 

Rivedibile anche la proposta della Giunta Fugatti. "Ci sono diverse ombre - conclude Paoli - ma spendere dieci milioni con una succursale di Padova per far fronte alle defezioni che ci riguarderanno negli ospedali di valle e nelle nostre periferie territoriali per i prossimi soli quattro anni, prima della sovrabbondanza che arriverà successivamente, forse è il male minore. Gli ultimi due anni di corso sono praticamente tirocini ospedalieri in sedici materie e che qualunque medico può concorrere alla laurea per il tempo indeterminato sul territorio trentino purché idonei al Concorso nazionale per la medicina generale. E' necessario trovare una mediazione tra il governatore, Collini e Di Leo per una posizione intermedia. La situazione emergenziale è di quattro anni e quindi si può prevedere all'Ateneo trentino una laurea magistrale a ciclo unico: basterebbe adattare alla nostra realtà il percorso portato avanti a Treviso".

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