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Coronavirus, Astat: "I giovani altoatesini i meno preoccupati durante il lockdown. 1 su 3 ha avuto problemi con la didattica a distanza"

L'Astat ha intervistato 2.140 altoatesini sul tema lockdown per capire come fossero cambiate le loro abitudini durante l'emergenza sanitaria. In Alto Adige il risultato peggiore risulta essere quello relativo alle Istituzioni politiche, con il 38% degli altoatesini che dichiara di avere in esse meno fiducia a seguito delle misure adottate contro la pandemia

Pubblicato il - 24 luglio 2020 - 13:16

BOLZANO. Come sono cambiate le abitudini degli altoatesini durante l'emergenza Coronavirus? Ad offrire una fotografia molto dettagliata sul tema è l'Istituto provinciale di statistica Astat che ha presentato i risultato d’indagine campionaria, svoltasi nei mesi di maggio e giugno 2020 in collaborazione con il Forum Prevenzione su altoatesini di età compresa tra i 14 e gli 80 anni.

 

Il 93% degli altoatesini 14-80enni che non vivono da soli afferma che durante il lockdown c’è stata abbastanza o molta collaborazione tra le persone conviventi nella stessa abitazione. Per l’86% l’atmosfera familiare era serena e per altrettanti poco o per nulla conflittuale. Il 79% ha definito il clima domestico non stressante.  

La graduatoria dei sentimenti che hanno accompagnato maggiormente gli altoatesini durante il lockdown vede al primo posto la preoccupazione (43%, ma 50% tra le persone con figli conviventi) seguita dalla speranza (35%), dall’insicurezza (34%, ma 42% tra le persone con figli conviventi) e dalla gioia (per le piccole cose come un sorriso o una passeggiata, 33%). Tra i maschi e tra le femmine i quattro stati d’animo più diffusi sono gli stessi, con la preoccupazione in testa (rispettivamente 39% e 46%).

 

La fiducia nelle istituzioni e nei media è calata. Il risultato peggiore è quello relativo alle Istituzioni politiche, con il 38% degli altoatesini che dichiara di avere in esse meno fiducia a seguito delle misure adottate contro la pandemia, a fronte di un 8% di più fiduciosi e di un 54% che non ha cambiato opinione. Anche la fiducia nei confronti delle Forze dell’ordine e delle Istituzioni religiose è diminuita, mentre risulta stabile il dato sulla Sanità. Per quanto riguarda la fiducia nei mezzi di comunicazione, essa è calata nel 34% della popolazione, aumentata nel 7% e rimasta invariata nel 60%, con un saldo, quindi, negativo.  

 

Sul fronte alimentazione, invece, gli altoatesini hanno potuto utilizzare le ore a casa per mangiare in maniera più salutare. Il 28% degli altoatesini ha modificato durante il lockdown le proprie abitudini alimentari e il 39% si è nutrito più consapevolmente rispetto a prima. Per quanto riguarda la quantità, il 78% afferma di aver mangiato come al solito, il 9% meno del solito e il 13% più del solito. Molti di questi ultimi hanno assunto maggior cibo per noia o gola, pochi a causa di tristezza o ansia. Il 65% ha mantenuto il peso di prima, il 12% è dimagrito e il 23% è ingrassato.

 

Di pari passo con l'alimentazione, anche il maggior tempo dedicato al movimento del corpo: il 33% degli altoatesini (46% prima della pandemia) ha infatti praticato regolarmente attività fisica o sportiva nel rispetto delle ordinanze. Circa altrettanti (35%) hanno fatto movimento di tanto in tanto. Il 31%, contro il 17% del periodo precedente, non si è invece impegnato in alcun esercizio fisico

 

Durante il lockdown gli altoatesini hanno mediamente bevuto più acqua e più caffè o tè rispetto a prima. È invece calato il consumo di bibite gassate, bevande alcoliche e succhi di frutta. In relazione al consumo di alcolici, il 61% delle persone dichiara di non aver modificato le proprie abitudini durante il periodo di isolamento, il 26% di averne ridotto l’assunzione e il 13% di averne bevuti di più. Il consumo di alcol durante il lockdown è stato quindi inferiore rispetto a prima dell’emergenza sanitaria.

 

Per quanto riguarda il lavoro, i dati parlano di come il livello di soddisfazione per lo smart working sia stato abbastanza alto. Su una scala da 1 a 10 il voto medio dato dagli occupati che lo hanno sperimentato durante il lockdown è 6,8 (maschi 7,1, femmine 6,5). Il 47% ha espresso elevati livelli di soddisfazione (voto da 8 a 10), il 26% si è dichiarato abbastanza soddisfatto (voto 6 o 7), il 17% poco soddisfatto (voto 4 o 5) e l’11% per niente soddisfatto (voto da 1 a 3). 

 

Problemi tecnologici per uno studente su tre. L’adozione del dpcm l'8 marzo 2020 ha imposto alle scuole e alle università l’attivazione della didattica a distanza per sopperire all’intervenuta sospensione delle lezioni frontali. L’80% degli studenti ha avuto a disposizione una connessione internet adeguata o molto adeguata per poter partecipare alla didattica online. Il 20% ha invece patito problemi di collegamento alla rete. Risulta leggermente migliore la situazione relativa alla dotazione di dispositivi digitali. Il 34% degli studenti possiede un’attrezzatura molto adeguata e il 53% adeguata. Solo il 12% si dichiara insoddisfatto dei dispositivi di cui ha potuto disporre. Sono pochi (5%) gli studenti che ritengono di non avere sufficienti competenze digitali per potersi avvalere della didattica a distanza. Il 30%, cioè quasi uno studente su tre, ha riscontrato almeno una delle tre problematiche. 

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