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Coronavirus, “Il distanziamento sociale ha causato problemi psicologici a bambini e ragazzi”. Durante il lockdown è aumentata la violenza domestica

Come la pandemia ha influenzato le persone: stress per i genitori costretti a dividersi fra smart working e figli, oltre all’aggravarsi dei problemi legati alla violenza domestica. Il Garante dei minori: “Quest’emergenza ha inciso sull’identità dei più piccoli perché il senso di pericolo connesso al propagarsi del virus ha trasformato le persone”

Di Tiziano Grottolo - 07 luglio 2020 - 21:11

TRENTO. La pandemia ha cambiato le vite e abitudini di molte persone, in certi casi perfino in modo tragico, ora in Trentino si fanno i conti con gli strascichi del lockdown che secondo quanto rilevato dal Garante dei diritti dei minori, Fabio Biasi, ha avuto ripercussioni negative su molte famiglie. Biasi ha ricordato come le gravi limitazione dei diritti costituzionali adottate per contrastare il propagarsi del virus Covid-19, al di là dei motivi sanitari da cui sono state ispirate, abbiano penalizzato fortemente i soggetti più fragili come gli anziani ma anche bambini e ragazzi. A pesare maggiormente in questa fase sulla qualità della vita dei minori e delle loro famiglie è stata la chiusura di tutte le scuole e dei vari centri educativi.

 

In questi mesi sono state raccolte molte testimonianze arrivate da singoli cittadini, ma anche di gruppi e associazioni, che hanno preso posizione ed espresso critiche sulla gestione del periodo emergenziale. Biasi ha insistito sulle ricadute negative che i provvedimenti restrittivi delle libertà individuali hanno avuto sulla psicologia dei minori e specialmente dei più piccoli. “Quest’emergenza ha inciso sulla loro identità – ha avvertito – perché il senso di pericolo connesso al propagarsi del virus ha trasformato le persone. Basti pensare ai nonni che non hanno più potuto vedere i nipoti considerati fonte di pericolo. L’effetto è stato frustrante. “I bambini hanno bisogno di un contesto di socialità e sono venute a mancare per loro importanti esperienze relazionali e sensoriali prima assicurate dalla scuola e dal rapporto con parenti e amici”. A subire le ricadute peggiori, sono stati i bambini con bisogni educativi speciali o disabilità. In particolare, Biasi ha ricordato il caso di un genitore che gli ha parlato della grave regressione psichica del figlio disabile durante il lockdown.

 

Il Garante ha messo l’accento anche sulla fatica e lo stress patiti dai genitori per aver dovuto dividersi fra smart working e gestione degli figli 24 ore su 24. Le criticità emerse in questi mesi di reclusione domestica hanno riguardato il venir meno della riservatezza personale e l’impossibilità, dove ci sono stati lutti, di “esternare” il dolore con i tradizionali riti pubblici. “Mancando la possibilità di condividere modo con altri i propri lutti attraverso i funerali non c’è stata neppure la possibilità di ‘buttare fuori’ il proprio dolore. Le istituzioni – ha aggiunto il garante dei minori – devono essere presenti per dare risposte idonee anche a fronte dei disturbi emotivi causati ai bambini dall’emergenza”.

 

Persino l’Onu ha evidenziato il problema ponendo l’attenzione sul rapporto fra gioventù ed emergenza sanitaria. Le nazioni Unite hanno sollecitato la politica ad accendere i riflettori su bambini e ragazzi in vista della ripresa dell’attività scolastica, “ascoltando anche la loro voce e le loro esigenze”, invitando le istituzioni a cercare soluzioni che consentano di garantire i diritti dei più piccoli, tcome i diritti allo svago e a non essere discriminati dalla didattica a distanza. “In linea con il documento delle Nazioni Unite – ha continuato Biasi – si è pronunciato anche l’Enoc, che è il garante europeo dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. L’Enoc si è soffermato soprattutto sulla necessità di trasmettere ai minori informazioni chiare e adeguate alla loro età.  E mettendo in guardia dal rischio della violenza domestica, cresciuto nel periodo dell’emergenza sanitaria”.

 

Per questo la rete europea dei garanti ha chiesto alle autorità politiche di prestare assistenza anche ai genitori. Se il giudizio sulla didattica a distanza rimane positivo è altresì importante non sovraccaricare di oneri le famiglie. Secondo Biasi questa potrebbe essere l’occasione “preziosa e forse irripetibile” per ripensare l’organizzazione dei servizi educativi e scolastici: alla scuola secondo i garanti dei minori italiani servono linee guida nazionali scuola che tengano conto delle differenze tra i territori e ripensino gli spazi e l’edilizia scolastica, privilegiando le attività all’aperto e la didattica in presenza pur senza escludere l’utilizzo, quando opportuno, della didattica a distanza. La ripartenza però, ha ammonito Biasi, dovrà avvenire “senza discriminazioni né tentennamenti. Si tratta di ripensare alla nostra visione della vita e della società mettendoci nei panni dei bambini e chiedendoci come avremmo reagito noi a una condizione coatta e senza via d’uscita come questa”.

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