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“Il Covid è il nuovo cattivo delle favole: nell'anno della pandemia picco di casi di ansia anche nei bambini delle elementari”

La presidente dell'ordine degli psicologi della Provincia di Trento, Roberta Bommassar, analizza l’impatto del Coronavirus sul benessere psicologico di bambini e ragazzi delle elementari. “È questa la fascia d’età in cui normalmente si sviluppano le fobie tipiche dell'età infantile: in molti casi il virus è diventato il protagonista di queste paure, determinando un importante aumento nei disturbi d'ansia generalizzati anche nei bambini”

Di Filippo Schwachtje - 27 March 2021 - 05:01

TRENTO. Dopo un primo approfondimento – dedicato ai bambini che frequentano la scuola dell'infanzia – sugli effetti determinati dallo scoppio della pandemia sul benessere psicologico dei più piccoli (Qui l'articolo), Roberta Bommassar oggi si focalizza sulle problematiche di bambini e ragazzi delle elementari, la fascia d'età quindi che va grossomodo dai 6 agli 11 anni.

 

Quale direbbe essere l'effetto più importante avuto dalla pandemia sulla salute mentale dei bambini in questa fascia d'età?

 

Nell'anno del Covid abbiamo visto un netto aumento dei disturbi d'ansia a livello trasversale, e di conseguenza anche nei bambini, con l'aggravante però che l'inizio delle elementari spesso coincide con il manifestarsi fisiologico delle prime fobie ed angosce, legate all’esteriorizzazione delle loro paure. Sono le rappresentazioni dei “cattivi” delle fiabe, per intenderci. In questo contesto per molti bambini il “cattivo” è diventato il Covid. Le conseguenze sono molte – ed ovviamente cambiano da bambino a bambino – ma la principale è un aumento complessivo nel numero di ragazzi delle elementari che hanno iniziato a soffrire d’un disturbo d'ansia generalizzato. Bisogna ricordare che stiamo parlando di un nemico invisibile, intangibile, che è potenzialmente in grado di colpire in qualsiasi momento. Un virus è una minaccia continua, rinvigorita dalla costante attenzione mediatica che indica quotidianamente nuovi contagiati, nuovi ricoveri, nuovi morti. Nei bambini – soprattutto in quelli più grandicelli – il terrore della malattia è continuamente rinnovato giorno dopo giorno: vivono in uno stato continuo d’allerta. Ad una situazione del genere si può rispondere ignorando il pericolo o cadendo preda dell'ansia. Inutile dire che per molti bambini la seconda opzione è la più probabile. Altre possibili conseguenze sono una serie di comportamenti compulsivi, che possono andare dal lavaggio e dall’igienizzazione continua delle mani al timore degli ambienti molto affollati.

 

Come ha influito la pandemia nello sviluppo dei bambini in questa fascia d’età?

 

Un fattore molto importante da tenere in considerazione sono le conseguenze della mancanza di socializzazione: le scuole elementari sono quello step in cui il bambino inizia ad inserirsi in un contesto sociale. A scuola gli studenti non sono solo ricettori passivi, il gruppo classe ad esempio diventa un elemento facilitatore dello sviluppo della creatività. Mentre all'asilo l’importanza di queste dinamiche è più ridotta, con l'aumentare dell'età il rapporto con i coetanei diventa sempre più cruciale. In questa fase i bambini “utilizzano” in qualche modo le relazioni per saziare la loro curiosità nei confronti del mondo. Direi che la didattica a distanza in questo contesto è stato un male necessario: gli sviluppi che ha portato all’istruzione – se diluiti in un programma d’insegnamento in presenza – possono sicuramente essere positivi, ma determinate dinamiche sono possibili solo in presenza. L'ambiente scolastico è una delle prime palestre in cui esercitare le proprie capacità relazionali: si sperimentano l’autostima, le frustrazioni. Bisogna poi dire che la dad è molto faticosa, i bambini devono stare concentrati per ore su uno schermo relativamente piccolo e non sulla realtà che li circonda, ricca di stimoli di ogni tipo. Così si rischia di inibire il processo dell'apprendimento, anche se da questo punto di vista fa una differenza enorme il modo di rapportarsi dei vari insegnanti al mezzo tecnologico. Altro elemento importante lo stop alle attività di gruppo extrascolastiche, che tendono ovviamente ad esacerbare le problematiche di cui sopra. Le conseguenze della netta diminuzione dei rapporti sociali dipendono fondamentalmente dal carattere dei ragazzi: quelli più introversi tenderanno a chiudersi in loro stessi, quelli più aperti invece rischiano di diventare più irritabili e scontrosi, non riuscendo a scaricare la tensione che deriva dalla mancanza di relazioni.

 

Tra didattica a distanza, stop agli sport a livello amatoriale e divieto di circolazione le possibilità di incontro e di gioco per i bambini sono sempre più legate al mondo virtuale, come influisce questa “digitalizzazione” dei rapporti sul loro benessere psicologico?

 

In questo contesto è importante fare delle distinzioni: un uso eccessivo della tecnologia è sicuramente dannoso, ma esistono diverse forme di intrattenimento digitale. Alcuni videogiochi ad esempio aiutano a sviluppare qualità cognitive particolari, il problema in questo caso è l’emergere di uno sviluppo disarmonico nel momento in cui dovesse venir sacrificato il contesto relazionale. Altro discorso invece quello relativo ai social network: l'utilizzo già in giovane età – in particolare di piattaforme come TikTok – deve avvenire sempre sotto la supervisione dei genitori. In generale l'utilizzo esagerato della tecnologia può portare a diversi problemi nei bambini, tra cui nervosismo, irritabilità e disturbi del sonno.

 

Parlando proprio ai genitori, che consigli darebbe a chi ha figli che in questo momento frequentano le elementari?

 

Riprendendo la metafora utilizzata in precedenza, per aiutare i figli a superare la fobia del Covid bisogna raccontare loro che come nelle favole ci sarà il lieto fine, che rispettando le regole il “buono” – rappresentato in questo caso dal mondo “adulto”, dagli scienziati e dai medici – trionferà. In poche parole bisogna contestualizzare la realtà che stiamo vivendo, immergendola in una narrativa in cui il bambino possa immedesimarsi per riuscire a vedere un lieto fine all'orizzonte. Fondamentale da parte dei genitori fare da “spugna”, assorbendo figurativamente le paure dei figli. Per fare questo però il primo passo è ascoltare, senza banalizzare, i timori dei bambini. Per quanto riguarda il digitale invece, il mio consiglio per i genitori è di capire il mondo in cui stanno vivendo i loro ragazzi. Cercate di comprendere il funzionamento dei social, senza demonizzarli a prescindere. Una buona pratica potrebbe essere quella di “contrattare” insieme i tempi e le modalità d’utilizzo. Anche per quanto riguarda l'universo dei videogiochi il dialogo con i figli è importante: chiedete loro per esempio a cosa stanno giocando o qual è il loro personaggio preferito.

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