Ansia da separazione, iperattaccamento e stress: anche i cani soffrono la pandemia. Raffo: "Sui disagi psicologici degli animali manca educazione"
In molti hanno notato un cambiamento nei propri animali dopo la quarantena: alcuni cani sono più schivi, altri più aggressivi, altri ancora non riescono a separarsi dal padrone. Gigi Raffo: "Si tratta di Spse, sindrome di privazione sensoriale ed esperienziale"

TRENTO. La pandemia ha colpito tutti in modo più o meno grave. C’è chi ne è uscito sostanzialmente illeso e chi ha subito una batosta, fisica o mentale, da non sottovalutare. Ci sono stati casi, per esempio, di problemi psicologici nei giovani dopo la quarantena. Ebbene, a soffrire di questi disagi non sono stati solo gli umani, ma anche i loro migliori amici: i cani.
Dopo il periodo di quarantena infatti ci sono stati vari casi di cani che hanno mostrato un comportamento più schivo e pauroso del solito, magari abbaiando più spesso ad altre persone o animali che si incontrano durante le passeggiate, mostrandosi più restii a separarsi dal padrone o soffrendo di più nei periodi di separazione.
Ne abbiamo parlato con Gigi Raffo, educatore cinofilo e presidente del Parco Canile di Rovereto. “Si tratta di una condizione chiamata Sindrome di privazione sensoriale ed esperienziale (Spse) – spiega Raffo –. Ne soffrono in particolare i cuccioli cresciuti durante la quarantena, ma può presentarsi anche in esemplari più adulti. In pratica l’animale, non avendo avuto un certo tipo di esperienza, nel momento in cui si trova a viverle per la prima volta subisce un certo livello di stress psicologico, che si può tradurre in reazioni inaspettate o in improvvisa diffidenza verso gli altri”.
“Al Parco Canile di Rovereto non abbiamo riscontrato casi di Spse – continua -perché durante la pandemia abbiamo applicato degli appositi protocolli per evitarla. Sappiamo però che molti padroni non hanno né le conoscenze né le capacità per mettere in pratica questo tipo di precauzione e questo si traduce in delle conseguenze negative sugli animali”.
Ma come fare per evitare questo tipo di situazione? “La cosa migliore sarebbe dare al cane delle attività sostitutive che favoriscano il suo benessere fisico e mentale – spiega Raffo -. Noi gli facevamo fare sessioni di problem solving, masticazione e sedute di gioco con il Kong, oltre che attività all’aperto con altri cani quando possibile. In alcuni casi abbiamo ospitato i cani di persone finite in quarantena che poi ci hanno contattato dicendoci di aver notato un cambiamento positivo nei propri animali. Tutto grazie ai nostri programmi che puntano a sviluppare le capacità sociali, ludiche e cognitive del cane”.
Un problema grande è stato quello dell’iperattaccamento e dell’ansia da separazione. Stando a quanto racconta Raffo “questi sono probabilmente i problemi più grandi derivanti dalla quarantena. I cani si sono abituati ad avere sempre il padrone a fianco, non sono più in grado di gestire la separazione e la solitudine che ne deriva e quindi reagiscono abbaiando o distruggendo la casa quando vengono lasciati soli. Anche in questo caso è possibile fare prevenzione, per esempio abituando il cane a gestire la solitudine lavorando con il cancelletto, ovvero lasciandolo solo un po’ di tempo ogni giorno. In questo modo l’animale si abitua ad avere del tempo in cui è da solo, a gestire questi momenti, e si evitano problemi futuri”.
“In ogni caso – conclude Raffo – tutti i problemi derivanti dalla pandemia avrebbero potuti essere risolti se i padroni e gli educatori fossero stati più informati sui possibili disagi psicologici a cui può andare incontro un cane. Per questo motivo, come Parco Canile di Rovereto, abbiamo sempre organizzato delle attività di formazione per chi fosse interessato in cui spieghiamo proprio come evitare che il proprio compagno a quattro zampe soffra questi tipi di disagi”.














