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| 11 dic 2021 | 05:01

"Coppie che si separano per divergenze sulla vaccinazione. Un'incomunicabilità che acuisce la crisi e porta a dividere le famiglie''

La presidente dell'Ordine degli psicologici, Roberta Bommassar: "Gli adolescenti hanno posizioni autonome e tendono a seguire la scienza. I più piccoli prendono come riferimento la madre". E sulle amicizie: "C'è una selezione, anche se sono ancora prevalenti le situazioni per cui si evita l'argomento per non incorrere in momenti di conflittualità. I pro vax dimostrano una tolleranza non indifferente e una maturità della società"

Coppie che si separano per divergenze sulla vaccinazione

TRENTO. "Cominciamo a vedere anche in Trentino i primi casi di separazione anche a causa dell'approccio personale all'epidemia Covid". A dirlo Roberta Bommassar, presidente dell'Ordine degli psicologi. "C'è una polarizzazione molto accentuata nella società sulle scelte della vaccinazione e questo si riflette anche sulla vita di coppia. Un'incomunicabilità che acuisce la crisi e porta a dividere le famiglie". 

 

Pro vax, no vax e poi il divorzio. E' naturalmente un periodo prolungato molto duro per l'emergenza sanitaria e nel corso di questi mesi si sono susseguiti scenari diversi e mai affrontati prima. Se il lockdown duro per fronteggiare la prima onda di Covid ha costretto le famiglie a far i conti con una relazione ancora più stretta e magari senza sbocchi per avere i proprio spazi, ora un argomento che può essere fortemente divisivo è quello dei vaccini.

 

"Una crisi non è quasi mai improvvisa - prosegue Bommassar - ci sono segnali di malessere e di disaccordo sempre più espliciti. Le varie fasi Covid hanno eventualmente accelerato alcuni processi. La vita quotidiana si basa sull'equilibrio tra quegli spazi di autonomia, che fungono da valvola si sfogo e di decompressione, e momenti di condivisione. Con il lockdown si è avuta, naturalmente, una fortissima contrazione delle attività esterne a favore di quelle familiari: se la coppia stava bene si è rafforzata, altrimenti i problemi si sono amplificati, l'intensità della conflittualità è aumentata, soprattutto se non si è riusciti a trovare una nuova mediazione, e il crollo è avvenuto più facilmente".

 

Secondo l'Associazione nazionale divorzisti nel 2020, con il lockdown, c'è stato un aumento annuo del 60% delle separazioni. "Sono cresciute tantissimo le richieste dovute principalmente alla convivenza forzata - evidenzia la presidente degli psicologi - ma i problemi poi sono stati a monte. I dati poi sono difficili da valutare perché i procedimenti si sono bloccati e sono ripresti con l'uscita dalla serrata".

 

Ora le crisi possono essere più frequenti per la diversità di vedute tra i coniugi sulla necessità del vaccino. "E' un argomento divisivo e le persone in contrasto parlano due idiomi di pensiero troppo diverso - prosegue Bommassar - un approccio sospettoso e negazionista contro quello che segue la scienza e comprende che numeri e dati dimostrano l'efficacia della vaccinazione per contrastare l'epidemia. Due mondi di significati che non trovano una comunicabilità in cui si trova la conferma della difficoltà di comprendere l'altra persona. La frattura si allarga e c'è la definitiva caduta della coppia". 

 

Un contrasto che magari si alimenta anche sulla prospettiva di vaccinare un figlio under 18. "Gli adolescenti pensano in modo molto più libero e agiscono su più livelli. Quello più concreto per cui il Green pass è uno strumento di libertà che gli consente di frequentare gli amici e poter andare al bar. Inoltre sono nativi digitali e sono, per così dire, naturalmente predisposti a seguire il metodo scientifico perché rappresenta il futuro e tendono in quella direzione per vocazione. In questi casi un giovane ha una propria posizione autonoma, anche di pensiero".

 

Ci sono casi di figli minorenni che si sono rivolti ai tribunali per ottenere la certificazione verde contro il volere dei genitori no vax. "E ci sono anche in Trentino segnali di relazioni che rischiano di andare in frantumi - spiega Bommassar - anche a causa di differenti idee sul vaccino e sul Green pass. La gestione della vita familiare si complica ulteriormente e acuisce difficoltà già presenti e radicate. In caso di una situazione di conflitto, l'adolescente per non andare dai giudici gioca di sponda e stringe una sorta di alleanza con il genitore di riferimento per potersi vaccinare".

 

Ancora diverso l'approccio sui bimbi più piccoli. "Se l'età è più bassa - continua la presidente degli piscologici - siamo ancora in una fase evolutiva precoce e la personalità si deve ancora pienamente formare. Evidentemente il modello di riferimento resta prevalentemente quello della madre e c'è un adattamento sulla sua posizione". Rapporti e relazioni che si interrompono proprio per le differenti posizioni sull'efficacia, ormai sempre più evidente, dei vaccini. "C'è una selezione e le esperienze personali, il proprio pensiero, incidono sulla volontà di frequentare altre persone. Anche se sono ancora prevalenti le situazioni per cui si evita l'argomento per non incorrere in momenti di conflittualità".

 

Un po' come avviene nelle piazze, lasciate ai no vax. "Manifestazioni di una assoluta minoranza molto pericolose sul fronte sanitario per l'assenza del rispetto delle regole, ma anche per la veicolazione di una propaganda senza basi scientifiche. Inoltre questi eventi incidono anche sull'economia e sul commercio con la città difficilmente accessibili per i cortei. I pro vax dimostrano una tolleranza non indifferente e una maturità della società, anche se forse varrebbe la pena far sentire di più la voce della maggioranza responsabile che si è vaccinata per il bene collettivo", conclude Bommassar.

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