Influencer e ''cattivi maestri'': ''Sempre più diffusa la pornografia di sentimenti e relazioni, la tendenza di svelare dettagli anche personalissimi delle proprie esistenze''
I modelli comportamentali trasmessi da genitori, insegnanti e amici si mischiano oggi alle (potenzialmente infinite) proposte messe a disposizione dai social. Roberta Bommassar, presidente dell'Ordine degli psicologi di Trento, racconta tale realtà a Il Dolomiti (con tanto di suggerimenti in materia)

TRENTO. "Un tempo le 'agenzie educative' dell'individuo erano gli insegnanti, i familiari e gli amici: oggi, a questi si sommano i social, che propongono una mole potenzialmente infinita di modelli di comportamento". Sono queste le parole di Roberta Bommassar, presidente dell'Ordine degli psicologi di Trento che a Il Dolomiti racconta la realtà "d'un vero e proprio cambiamento antropologico, al quale stiamo andando incontro a causa dall'uso sempre più ossessivo di dispositivi tecnologici".
"Non c'è nulla di strano o anomalo nel voler esprimere le proprie scelte: farlo, è un processo normale e fisiologico - premette la psicologa -. Ci sono tuttavia contesti e modi per farlo. Una volta i modelli comportamentali venivano trasmessi attraverso la relazione, grazie all'incontro con l'altro e a quel tempo trascorso insieme concretamente nel quotidiano. Ora invece siamo bombardati da un esubero di informazioni, proposte di comportamenti che ci indicano ciò che ad esempio è buono, furbo o opportuno: sono tantissimi e, soprattutto, non sono controllati", ricorda.
Il social diviene quindi "una vera e propria agenzia educativa che può arrivare a mettersi in competizione con i modelli proposti dai genitori, col rischio che siano questi ultimi a venire meno: lo sviluppo identitario diviene così più complesso e inevitabilmente influenzato da questi canali", prosegue Bommassar.
La presidente dell'Ordine degli psicologi di Trento, nel narrare una realtà tanto attuale quanto preoccupante, tiene a precisare che "in internet troviamo anche modelli positivi: da alcune informazioni o racconti è possibile anche imparare, quindi non dobbiamo condannare il mondo 'virtuale' in maniera assoluta - dichiara -. Una selva oscura, dalla quale si può infatti scegliere cosa estrapolare, cosa che diventa più complicato fare quando si è giovani e si viene attirati da cose che colpiscono, proposte contraddittorie che rendono complesso aderire a un modello che sia coerente e organico".
Secondo la psicologa, a 'vincere' nel mondo dei social sarebbe "chi si mostra, e risulta più in grado di colpire la fantasia dell'altro: un rumore di fondo fatto d'infiniti dati dal quale emerge chi è più originale (e fra questi, spesso, chi trasmette modelli comportamentali non propriamente educativi ndr): "Da un lato c'è chi trasmette messaggi 'sani', dall'altra chi invece esaspera informazioni - specifica Bommassar -. In entrambi i casi vale lo stesso principio, ossia la mancanza di regole e controllo, per quanto concerne il mondo di internet".
Una vita che nel tempo si è fatta sempre più rapida, quella della maggior parte degli individui: "Viviamo talmente di fretta che, quando ci si ferma, attira di più un video sciocco di pochi secondi che permette di liberare la mente anziché un articolo di giornale".
Alla capacità di rendere un contenuto "leggero e quindi più facilmente fruibile, si somma anche la pornografia di sentimenti e relazioni, la tendenza di molti influencer (e non) di svelare dettagli anche personalissimi delle proprie esistenze - aggiunge Bommassar -. Sono persone esibizioniste che lo fanno in primis per nutrire il proprio ego e in secondo luogo perché i social hanno reso la comunicazione per certi versi più semplice: se metto un post su Facebook raccontando un'esperienza privata resta lì e potrebbe non avere conseguenze, cosa che invece l'esposizione in pubblico in maniera reale e concreta comporterebbe".
Chi sta dall'altro lato? "Dall'altro lato stanno invece coloro i quali fruiscono dei contenuti pubblicati in rete, molti dei quali amano i gossip e quindi godono delle notizie relative a dettagli molto personali. Un qualcosa che ha sempre fatto parte dell'uomo se pensiamo alle donne che un tempo, nascoste dietro alle persiane, spiavano i compaesani e si occupavano di mettere in giro i più disparati pettegolezzi: oggi, semplicemente, siamo dotati degli strumenti per esasperare questi ultimi", conclude la presidente dell'Ordine degli psicologi di Trento.
"Il mio consiglio? Imparare a selezionare, a filtrare quei contenuti che internet, un gran bel calderone, può mostrare. In quanto genitori, invece, vigilare, parlare con ragazzi e all'occorrenza fare d'una notizia 'strampalata' o assurda occasione di riflessione".














