"L'hikikomori predilige poche attività e individuali". Quando il ritiro sociale diventa un problema? Tomasi: "Il ragazzo non va più avanti con la sua vita"
Come ci si accorge di un giovane hikikomori? Continuano a crescere le richieste di aiuto da parte di famiglie che si rapportano con figli adolescenti rinchiusi in casa, senza relazioni sociali. L'esperta: "Acuiscono il loro isolamento nel momento in cui il gruppo dei pari dovrebbe diventare la platea con cui interagire"

TRENTO. "L'hikikomori tende al ritiro allo stare in disparte, predilige poche attività e individuali, poche amicizie ma buone". Come ci si accorge di un giovane hikikomori? E' questa la domanda a cui risponde la dottoressa Giulia Tomasi, operatrice di A.m.a, l'associazione che si occupa sul territorio anche di questo fenomeno, sempre più in crescita tra gli adolescenti soprattutto a seguito della pandemia che ha acuito il problema.
Secondo l'esperta ci sarebbero alcune caratteristiche ad accumunarli già fin da piccoli, "bambini e bambine molto intelligenti, introspettivi e molto sensibili". Quando però il ritiro sociale diventa un problema? "Intorno alla fine delle scuole medie - prosegue - e del biennio delle superiori, quando la spinta dell'adolescenza e anche sociale, lo stare in gruppo e l'uscire di casa diventano sempre più forti. Qui subentrano i primi problemi. Il ritiro non diventa un manifestare una propria preferenza rispetto ad attività individuali, ma quando diventa un vero e proprio blocco nell'andare avanti".
Le famiglie e la scuola sono i primi ad accorgersene (Qui la testimonianza raccolta da il Dolomiti): "Il ritiro diventa smettere di andare a scuola, interrompere le attività extra scolastiche così come smettere di volersi relazionare con gli amici". Non a caso l'hikikomori acuisce il suo isolamento proprio nel momento in cui "il gruppo dei pari dovrebbe essere la nuova platea in cui il ragazzo si porta come individuo".
I numeri sono più elevati di quanti si pensi e con l'arrivo della pandemia sono andati in crescendo. A.m.a riporta che in Italia "oltre 120.000 giovani scelgono di chiudersi in casa o nella propria stanza, un target di giovani tra i 15 e i 30 anni, ma la media si sta abbassando moltissimo, anche ai bambini di quarta e quinta elementare". In Trentino "abbiamo una richiesta di circa 20 genitori in più all'anno che si rivolgono ai nostri gruppi".
Attualmente nell'associazione sono attivi due gruppi per genitori, "ma riceviamo continuamente chiamate da parte di diverse famiglie che hanno bisogno di aiuto". Per questo motivo è stata lanciata una campagna di crowdfunding per il progetto "Hikikomori - la vita oltre la stanza" per ottenere fondi per sostenere i genitori, o altri adulti di riferimento, perché possano affrontare la quotidianità con maggiori strumenti (Qui il link). Con la donazione si permette infatti alle famiglie di ricevere colloqui di ascolto partecipare a gruppi ama (dove i genitori possono incontrare altri genitori con esperienze simili per confrontarsi e ricevere sostegno), di essere seguite lungo percorsi di sostegno con un'operatrice specializzata.













