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| 06 set 2023 | 12:00

"Da anni seguiamo giovani (soprattutto maschi) con dipendenze da videogiochi", l'allarme: "Smettono di andare a scuola e scambiano il giorno per la notte"

Ragazzi, sopratutto maschi, che passano quasi tutto il loro tempo nel loro mondo virtuale: smettono di andare a scuola, abbandonano tutte le altre attività, fino anche ad arrivare ad invertire il giorno con la notte per continuare a giocare. "Questi mondi virtuali spesso appaiono ai ragazzi come 'migliori' rispetto al mondo nel quale vivono la loro quotidianità, e questo pensiero (che vede preferire il virtuale al reale) è spesso la base della dipendenza". Ecco la situazione in Trentino

"Da anni seguiamo giovani (soprattutto maschi) con dipendenze da videogiochi"

TRENTO. "Mio figlio trascorre le sue giornate in camera a giocare ai videogiochi: non esce più". Sono le parole di un genitore preoccupato per un fenomeno che sembra essere diventato sempre più frequente, quello del 'gaming disorder', che spinge in particolare i giovani (ma anche giovanissimi) a trascorrere in alcuni casi giornate e nottate intere davanti allo schermo del proprio pc o quello collegato alla console per giocare

 

"Negli ultimi anni sono stati molti i genitori avvicinatisi alla nostra associazione, preoccupati per i loro figli che passano sempre più tempo immersi nei videogiochi". Il rischio? "Sviluppare una vera e propria dipendenza". È la premessa al racconto fatto dalla dottoressa Giulia Tomasi, psicologa-psicoterapeuta e referente dell'associazione Ama, di un fenomeno che colpisce anche il Trentino e che ha spinto l'associazione ad attivare dei gruppi di Auto-mutuo-aiuto a partire dal 2017: "Facciamo consulenze ad una 50ina di famiglie all'anno - spiega Tomasi, che a Il Dolomiti offre un quadro della situazione in Provincia di Trento -. Non tutte si rivolgono a noi per problemi legati al gaming ma ce ne sono diverse, tanto che abbiamo creato un gruppo dedicato proprio a questa problematica: in alcuni casi ci troviamo di fronte anche a giovani che hanno sviluppato una vera e propria dipendenza da videogiochi", fa sapere.

 

Ragazzi, soprattutto maschi, che passano quasi tutto il loro tempo nel loro mondo virtuale: smettono di andare a scuola, abbandonano tutte le altre attività, fino anche ad arrivare ad invertire il giorno con la notte per continuare a giocare. "Questi mondi virtuali spesso appaiono ai ragazzi come 'migliori' rispetto al mondo nel quale vivono la loro quotidianità, e questo pensiero (che vede preferire il virtuale al reale) è spesso la base della dipendenza". 

 

"A volte la linea che separa il mondo del gioco d'azzardo da quello dei videogiochi diventa talmente sottile da far sovrapporre le due realtà - prosegue -. Esistono infatti delle box virtuali, le cosiddette loot box, che si possono acquistare in fase di gioco (si parla in questo caso di videogiochi ndrsenza sapere cosa si 'otterrà': tutto è lasciato al caso o alla sorte come nel gioco d'azzardo". 'Possibilità' come questa, non di rado spingono alcuni adolescenti a continuare a comprare e giocare, sviluppando nel tempo una dipendenza: "Quando ci troviamo di fronte a una dipendenza a questa si sommano non di rado anche problemi come l'abbandono scolastico o il ritiro sociale". 

 

"Se calcoliamo che facciamo consulenze a una 50ina di famiglie all'anno (anche se non tutte per motivi legati al 'gaming disorder' ndr) possiamo dire che il fenomeno ha sicuramente rilevanza anche sul nostro territorio - conclude la referente di Ama -. Che al giorno d'oggi si trascorra molto tempo online è inevitabile ed è una premessa: il nostro è un mondo digitalizzato. Tutti, anche gli adulti, siamo sempre connessi, il problema sta nel cosa e nel come passiamo il nostro tempo nel mondo virtuale". 

 

"Uno dei più grandi rischi per i giovani sta nell'assenza degli adulti nel mondo dei videogiochi. Finché giovani e giovanissimi si ritroveranno soli e non accompagnati nelle loro esperienze virtuali non possiamo stupirci del fatto che possano incappare in rischi e problemi". 

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