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Trento
25 ottobre | 13:09

"Il termine ludopatia banalizza quella che è una piaga sociale", l'associazione Ama sul caso delle scommesse online nel calcio: "Anche in Trentino esploso tra i giovani"

Secondo Giulia Tomasi, dell'Associazione auto mutuo aiuto, "la dipendenza da azzardo è una patologia. Anche in Trentino c'è stata un'esplosione del numero di persone, soprattutto giovani maschi tra i 18 e i 24 anni, che giocano online. Le motivazioni che portano alla dipendenza vanno ricercate nella sfera personale: possono essere senso di vuoto o stato depressivo"

"Il termine ludopatia banalizza quella che è una piaga sociale"
di Sara Marcolla

TRENTO. “Il termine ludopatia banalizza quella che è una piaga sociale, perché riduce la dipendenza da azzardo ad un gioco”. Così Giulia Tomasi, referente per l'azzardo dell'Associazione auto mutuo aiuto di Trento, commenta il caso delle scommesse sportive su piattaforme illegali che ha coinvolto alcuni calciatori.

 

Dopo la squalifica di 12 mesi, di cui 5 trasformati in pene alternative, del centrocampista della Juve Nicolò Fagioli, che ha ammesso di soffrire di dipendenza patologica e al quale sono stati prescritti percorsi di cura e incontri pubblici per affrontare il tema, ora dovrebbe arrivare il patteggiamento anche per Sandro Tonali, passato in estate dal Milan al Tottenham, mentre venerdì sarà sentito Nicolò Zaniolo, oggi in forza all'Aston Villa.

 

Noi come associazione – prosegue Tomasi – cerchiamo di fare innanzi tutto un lavoro di educazione ai termini, perché è uno dei primi elementi attraverso cui si fa prevenzione. Quella di cui stiamo parlando non è ludopatia. Cerchiamo di spiegare al pubblico, soprattutto ai giovani che seguono con attenzione questi fatti di cronaca, che si dovrebbe riferirsi alle scommesse sportive non come ad un gioco ma come ad azzardo. Quindi, chi soffre di questa patologia non è ludopatico ma è dipendente patologico da azzardo”.

 

Che questa patologia colpisca giovani calciatori non stupisce l'Associazione di auto mutuo aiuto. I calciatori (giovani, maschi) ricalcano, in parte, quello che è l'identikit di chi è dipendente dall'azzardo online. Anche in Trentino – spiega Tomasi - abbiamo visto negli ultimi anni un'esplosione del numero di persone che ha iniziato a giocare online. Se fino a qualche anno fa l'azzardo riguardava slot machine e video lottery e colpiva una fascia di popolazione dai 50 anni in su, oggi è prevalente l'azzardo online, che colpisce, invece, soprattutto i giovani maschi tra i 18 e i 24 anni. Si tratta di un tipo di gioco molto veloce, in particolare scommesse (soprattutto sportive) oppure poker online. E stanno aumentando le richieste di aiuto da parte dei giovani”.

 

In Trentino, ad oggi, sono attivi sei gruppi di auto mutuo aiuto: tre a Trento, di cui uno specifico per le donne, uno a Rovereto, uno a Riva del Garda e uno a Tione.

 

Alla base della dipendenza ci sono spesso motivazioni che riguardano la sfera personale, “senso di vuoto interiore, stato depressivo – aggiunge Giulia Tomasi, - condizioni che possono toccare tutti. Nel caso dei calciatori, si tratta di ragazzi giovani, magari sotto pressione, per le attenzioni mediatiche molto forti e per le aspettative alte che ruotano attorno alla professione, oppure poco abituati a fare un lavoro intrapsichico su di sé; per loro l'azzardo diventa, quindi, uno spazio di fuga dalla realtà”.

 

Dai dati nazionali sui soldi spesi nell'azzardo emerge come chi scommette online spende molto di più di chi lo fa in maniera "tradizionale". Un altro dato riguarda l'evoluzione della patologia: “se un giocatore d'azzardo tradizionale impiega dai 5 ai 10 anni a “toccare il fondo” e, quindi, a chiedere aiuto, per i giovani che scommettono online possono bastare anche 1 o 2 anni prima di riconoscere il problema. Questo perché chi fa azzardo online ha una percezione inferiore di quanto denaro spende, è molto più facile aprire conti correnti online o fare addebiti sulle carte di credito. Ma questo porta ad avere costante bisogno di soldi e a chiedere prestiti ad amici o ai genitori. Il problema viene, quindi, intercettato prima. Questo, però, non sempre è un bene - aggiunge Tomasi. - Perché spesso nelle dipendenze bisogna toccare il fondo per riuscire poi a risalire; se questi ragazzi vengono fermati prima – conclude Tomasi – magari fanno fatica a riconoscere il problema della dipendenza”.

 

 

 

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