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Trento
07 aprile | 09:41

Azzardo, numeri in crescita ma problema "normalizzato" da politica e società. Tomasi (Ama): "Ormai viene trattato come entrata economica, ma è una piaga sociale"

In provincia di Trento solo sull'online "bruciati" nell'azzardo 400 milioni di euro, e un sondaggio dice che negli ultimi anni è calato molto il numero di chi vorrebbe vietarlo (soprattutto tra i giovani). La psicologa e psicoterapeuta Giulia Tomasi di Ama: "Stiamo assistendo a una normalizzazione del problema, un processo molto pericolo. Che la percezione pubblica su questo tema stia cambiando, ce ne rendiamo conto sempre di più ogni giorno che passa"

Azzardo, numeri in crescita ma problema "normalizzato" da politica e società
di MOb

TRENTO. “Tutte le volte che una dipendenza patologica è legata a un business, cioè a un mercato, lo Stato ammaina bandiera bianca, coperta a malapena da qualche dichiarazione simbolica. In questo vasto conflitto tra salute pubblica e business, l’unica anomalia era costituita dal settore del gioco d’azzardo, dove il ministero della Salute si è ben posizionato. E ora gli hanno dato un colpo di mano”.

 

Non usava mezzi termini il sociologo Maurizio Fiasco, qualche settimana fa, nel prendere la parola dopo che la nuova Legge di bilancio aveva cancellato l’Osservatorio per il gioco d’azzardo, l’organismo nato per monitorare e contrastare la diffusione delle ludopatie in collaborazione con il ministero della Salute.

 

In effetti che l’Italia sia un Paese con qualche (eufemismo) problema con l’azzardo ce lo ricordano ciclicamente i dati messi nero su bianco.

 

DATI E PREOCCUPAZIONI.

 

Gli ultimi numeri pubblicati dall’Agenzia Dogane e Monopoli dicono che nel 2023 gli italiani hanno speso qualcosa come 147 miliardi di euro in scommesse e azzardo, un dato in aumento sia nella sua rete “fisica” (+8%) che online (+12%).

 

Nel Nordest, la sola raccolta online ha raggiunto i 4 miliardi e 864 milioni di euro, di cui 400 milioni in provincia di Trento.

 

Cosa ne pensa l’opinione pubblica di tutto questo? Lo ha chiesto a una serie di intervistati il sondaggio condotto da Demos per Il Gazzettino, che ha rivelato che nel Nordest il 52% delle persone è favorevole a vietare il gioco d’azzardo – dal lotto ai gratta e vinci, dalle slot machine alle scommesse online – paragonandolo a una vera e propria droga.

 

Un dato significativo, sì, ma in forte calo: non più tardi del 2018, i “proibizionisti” erano il 62%, dieci punti percentuali in più. E il numero precipita soprattutto tra i giovani: sotto i 25 anni di età solo il 29% appoggerebbe il divieto.

 

Questi numeri raccontano un fenomeno in evoluzione: l’azzardo cresce, ma la percezione del problema sembra in qualche modo sfumare.

 

Normalizzare l’azzardo è un rischio enorme che pagheremo a caro prezzo: serve più educazione”. A ribadire il concetto a il Dolomiti è Giulia Tomasi, la referente dell'area "Azzardo: cura e prevenzione" di Ama, l'Associazione che tra le altre cose si occupa di contrastare le dipendenze come l'azzardo e che agisce sia a livello di sostegno dei giocatori e delle loro famiglie con proposte riabilitative, sia in ambito preventivo e informativo nei confronti della comunità.

 

POLITICA E SOCIETA’ CONSIDERANO L’AZZARDO NON UNA PIAGA SOCIALE, MA UN’ENTRATA ECONOMICA”.

 

I dati intanto mostrano un aumento preoccupante. “Sì, assolutamente - dice Tomasi -. Questi numeri confermano un trend in crescita, a cui stiamo assistendo in Trentino ma anche su tutto il territorio nazionale: l’azzardo, specialmente online, è in costante e preoccupante aumento. Con un danno oltre che sociale anche economico: parliamo di ricchezza che non resta sul territorio, non crea lavoro, non produce ricchezza locale, ma che finisce nelle tasche di grandi operatori, magari stranieri. E il costo sociale, come sappiamo, è altissimo, con migliaia di persone a rischio dipendenza. L’azzardo online ha ulteriormente facilitato l’accesso a questo mondo, soprattutto per i giovani: e allora non sorprende vedere questi dati”.

 

Insomma, non si sta facendo abbastanza: anzi, le cose potrebbero “mettersi peggio”, visto che il governo corre deciso verso il superamento del Decreto Dignità che aveva introdotto un divieto totale di pubblicità dell’azzardo sulle maglie delle squadre di calcio, su banner e cartelloni negli stadi, sui giornali e in televisione. Divieto “aggirato” più volte ma che se non altro dava una direzione chiara: ora tutto vacilla, per la “gioia” dei club che potranno mettere le mani su sponsorizzazioni milionarie.

 

“La sensazione – riprende Tomasi – è proprio che l’orientamento politico stia virando in maniera sempre più netta, quasi come se l’azzardo ormai fosse considerato dal governo non più una piaga sociale da combattere, ma una semplice entrata economica da massimizzare. Un campanello d’allarme inquietante”.

 

Anche perché poi il senso di arrendevolezza passa dalla politica alla comunità. “Più che arrendevolezza, direi che stiamo assistendo a una normalizzazione del fenomeno. Un processo ancora più pericoloso. Che la percezione stia cambiando, ce ne rendiamo conto sempre di più ogni giorno che passa. La pubblicità spesso affascina e confonde le idee: ‘gioco responsabile’, ‘gioco legale’, l’idea che il successo nelle scommesse, specialmente quelle sportive, sia determinato dal talento. Parole che deformano la realtà delle cose”.

 

“Scommettere non è una questione di abilità, ma il marketing martella su questi concetti. Serve più educazione, ripeto sempre che noi – conclude Tomasi - non siamo per un proibizionismo cieco: semplicemente riteniamo che vadano messe in campo in maniera più strutturata ed incisiva campagne di informazione e di prevenzione. Purtroppo l’advertising dell’azzardo è spinto da una potenza di fuoco che le permette di trovare vie per penetrare molto più a fondo di qualsiasi tipo di informazione”.

 

In questo scenario insomma, forse l’assist del governo al mondo del calcio si poteva anche evitare.

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