Sui social scatta la polemica contro pediatri "da denuncia" che non visiterebbero bimbi col Covid. Filippi: "Sintomi lievi non richiedono consulenze in presenza"
Sui social è esplosa la rabbia di alcuni genitori, causata da pediatri che "non visitano bambini 'solo' perché positivi al Covid". A svelare a Il Dolomiti i motivi della scelta di alcuni professionisti, Lorena Filippi, referente dell'Ordine dei medici di Trento

TRENTO. Un bambino con il Covid (o sintomi riconducibili al virus) può essere visitato? Questa, la domanda che innumerevoli mamme e papà si sono fatti nel corso degli ultimi due anni. Una questione che ha recentemente scatenato un dibattito (prossimo alla polemica) sui social, dove alcuni genitori si sono scagliati contro quei "pediatri che non visitano i bimbi positivi e che meriterebbero quindi la denuncia", come si legge nei commenti su una pagina Facebook molto partecipata dedicata alle famiglie del Trentino.
"All'inizio della pandemia ci siamo ritrovati impreparati - spiega a Il Dolomiti Lorena Filippi, referente dell'Ordine dei medici di Trento - non conoscevamo il virus e ci siamo quindi dovuti organizzare. Sono arrivate mascherine, limitazioni e lockdown. Infine tamponi e vaccini, che oggi ci consentono di agire in maniera più rilassata, quantomeno per ora", commenta la pediatra.
Un periodo difficile quello che ha visto il Covid "sopraggiungere nelle vite di tutti noi, spingendo i professionisti a cercare le strategie migliori per fare fronte a quanto stava accadendo - dichiara Filippi - durante il lockdown era difficile riuscire a visitare, così si è pensato di ricorrere alla telemedicina, un metodo alternativo di comunicazione non soltanto fra genitore e medico ma anche fra gli stessi professionisti". Una strategia tutt'ora utilizzata da molti pediatri: "Un modo per completare o arricchire la visita in presenza", sottolinea, spiegando tuttavia che quest'ultima non è sempre necessaria.
"Prima dell'avvento della telemedicina in ambulatorio ci si doveva andare per forza. Oggi, grazie a canali come whatsapp, una dermatite da pannolino può essere tranquillamente trattata a distanza, cosa che ritengo essere una preziosa opportunità per le famiglie, che risparmiano così tempo".
Un'innovazione introdotta durante i periodi più duri della pandemia e che tutt'oggi risulta utile "in alcuni casi - continua l'esperta - posso pensare di farmi anticipare i sintomi del bambino attraverso foto e messaggi ma non posso pensare di prescrivere antibiotici o terapie che non siano tachipirina o aerosol con fisiologica senza aver visitato di persona il piccolo - ammette Filippi, introducendo il nocciolo del dilemma esposto da alcuni genitori sui social - rifiutarsi di visitare un bambino perché positivo? Assolutamente no - sostiene la referente dell'Ordine dei medici - posso però in quanto professionista competente stabilire che una visita non sia necessaria in presenza di sintomi lievi. Non è quindi il virus in sé il punto ma la gravità dei sintomi a stabilire se presentarsi o meno in ambulatorio, cosa che probabilmente alcune mamme e papà hanno malinteso o travisato nel momento in cui hanno contattato il proprio medico".
Un malinteso che secondo Filippi potrebbe partire "dalla mancanza di fiducia dei genitori nei confronti del o della pediatra che hanno scelto, sentimento fondamentale per il rapporto che si dovrebbe venire a creare - conclude -. Quello che mi sento di dire, al di là delle precisazioni fatte, è che in Trentino abbiamo ottimi professionisti in ambito pediatrico. In presenza di problemi, i genitori si sentano sempre liberi di fare segnalazioni all'Ordine o più semplicemente di cambiare pediatra".












