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Coronavirus, trentini "altruisti": per il 63% la salute dei parenti viene prima della propria. Le maggiori insicurezze dall'economia

Tra lavoro agile, figli da seguire, bicicletta e paura per il futuro: il racconto dei giorni del lockdown attraverso l'indagine dell'Amministrazione comunale. Fra le principali preoccupazioni quella di non riuscire ad adattarsi al nuovo stile di vita

Di Rebecca Franzin - 13 luglio 2020 - 17:16

TRENTO. Preoccupati per la situazione economica e per la salute dei propri cari. Queste una parte della fotografia che deriva dai risultati del sondaggio #TrentoTiAscolta, somministrato tra il 7 ed il 24 maggio, a cavallo fra la fine della fase 1 e l’inizio della fase 2.

 

Hanno risposto 720 persone, non un campione sufficiente per essere rappresentativo dell’intera popolazione ma utile per capire quello che è successo. Le domande sono state articolate basandosi su cinque quesiti base: come la popolazione ha affrontato il periodo di emergenza, quali sono stati problemi e preoccupazioni, quali i servizi (pubblici e non) più usati durante la pandemia e le necessità emerse.

 

I dati hanno evidenziato una preoccupazione moderata per la situazione coronavirus (57,8%) e solo il 23,3% si è dichiarato seriamente preoccupato. Il 68,8% ha indicato la situazione economica come motivo di preoccupazione principale; sorprendente notare come solo il 33,1% si dichiara preoccupato per la propria salute, mentre quella dei propri cari è uno dei fattori di preoccupazione principale (63,5%). I cittadini si sono inoltre dichiarati timorosi per il futuro, la vita sociale dei bambini e la loro educazione, nonché per la difficile conciliazione famiglia/ lavoro. E’ stata espressa anche paura nei confronti dei comportamenti irresponsabili altrui e nella possibile inadempienza alle norme di sicurezza.

 

Il 71,3% dei partecipanti al sondaggio erano lavoratori, di cui il 79% ha continuato l’attività nonostante la pandemia: la maggior parte di loro in telelavoro (47%), in pochi recandosi al lavoro di persona (18,7%) e alcuni alternando le due opzioni. Il 13,1% ha dichiarato di rischiare la cassa integrazione ed il 12,7% gravi perdite economiche o la chiusura dell’attività (5,8%). La principale problematica percepita durante la pandemia  è stata l’impossibilità di muoversi liberamente sul territorio (41%),  la difficoltà di riuscire a lavorare (21,5%), occuparsi dei propri familiari o dei figli e gestire le esigenze quotidiane come spesa, banca o farmacia. Per quanto riguarda la mobilità, nonostante il 45,2% utilizzi ancora la macchina per andare al lavoro, con dati simili al periodo pre-pandemia, si nota che al dimezzarsi degli utenti del trasporto pubblico la percentuale di persone che predilige la bicicletta per gli spostamenti è passata dal 10,3% al 18,3%

 

Di fronte al possibile perdurare dell’emergenza, la principale preoccupazione è di non riuscire ad adattarsi al nuovo stile di vita (33,1%), mentre altri (27,9%) temono la continuazione della limitazione agli spostamenti o ripercussioni sul lavoro. “All’inizio dell’estate c’è stato un accordo fra maggioranza e opposizione sugli ordini del giorno ed abbiamo approvato una variazione di bilancio per far ripartire la città al meglio” ha detto l’assessore alle politiche economiche e al turismo Roberto Stanchina. “Abbiamo dato la priorità alla forza lavoro, alla ripresa dell’economia e alle famiglie, con la riduzione di Imis e Cosap, l’instaurazione gratuita di plateatici e la ripartenza del mercato cittadino, centro della socialità e della comunità.” Il Comune ha stanziato  480.000 euro in fondi aggiuntivi per aiuti alle famiglie, buoni spesa, pacchi viveri per famiglie in difficoltà e altre necessità.

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