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Coronavirus e affitti, la pandemia rischia di portare lo sfratto a molti trentini. Faggioni: ''Non ci sono strumenti per aiutare chi non riesce a pagare e la Pat è ferma''

A livello nazionale esiste un “Fondo per la morosità incolpevole” e un “Fondo per gli sfratti”. Due fondi con milioni di euro ai quali la provincia di Trento e di Bolzano, però, non possono chiedere aiuto. Perché? Hanno voluto creare una propria politica per la casa che però ora con la pandemia non sembra aiutare le tante famiglie in difficoltà

Di G.Fin - 18 gennaio 2021 - 16:16

TRENTO. La pandemia travolge tutto e sta creando un vero e proprio 'esercito' di nuovi poveri che non riescono ad arrivare a fine mese. C'è chi ha uno stipendio e si trova senza più un lavoro e con un affitto da pagare. E' il Covid19 che cambia sempre più anche le nostre città.

 

Il Milleproroghe ha confermato il blocco dell'esecuzione degli sfratti per morosità fino al 30 giugno 2021. Un segnale forte per aiutare gli inquilini in difficoltà, che in un momento di emergenza sanitaria come questa, sarebbero costretti ad andare per strada, con il peso di dover affrontare anche una procedura in Tribunale.

 

I dati ci dicono che in media nell'arco di un anno sono circa 250 gli sfratti in provincia di Trento. Il numero è riferito al 2019 e la situazione che è venuta a crearsi con la pandemia fa pensare quando terminerà il blocco degli sfratti a giugno ci troveremo davanti ad una situazione ben peggiore.

 

“La situazione è drammatica, in questi mesi di pandemia gli sportelli del sindacato e le sue linee telefoniche sono stati presi d'assalto da persone che si trovano in difficoltà a pagare l'affitto oppure le spese condominiali. Sono problemi che stanno travolgendo intere famiglie” ci spiega Manuela Faggioni referente del sindacato inquilini Sunia Cgil.

 

Intere famiglie, studenti universitari ma anche lavoratori stagionali che hanno firmato il contratto e che si sono poi trovati completamente bloccati. Le situazioni sono tante e fino ad oggi, in Trentino si è fatto ben poco. Le richieste ci sono state ma per il momento gli interventi zero.

 

La strada che il mondo sindacale, assieme alle associazioni di categoria, avevano provato a percorrere, era quella di trovare un accordo che rendesse possibile rinegoziare l'affitto. Un accordo quindi che tutelasse sia l'inquilino che il proprietario della casa. Sono stati mossi i primi passi, una bozza dell'accordo è stato mandato in Provincia da dove però non si è più saputo nulla.

 

E' bene sapere che a livello nazionale esiste un “Fondo per la morosità incolpevole” e un “Fondo per gli sfratti”. Due fondi con milioni di euro ai quali la provincia di Trento e di Bolzano, però, non possono chiedere aiuto. Perché? “Le due province autonome – spiega Faggioni – non ne hanno accesso perché quando sono stati costituiti il Trentino e l'Alto Adige hanno deciso di voler proseguire con la creazione di una politica per la casa propria”. Ecco allora che questi soldi, stiamo parlando di diversi milioni di euro, non possono essere richiesti da chi risiede in Trentino che però, allo stesso tempo, si trova a fare i conti con politiche per la casa insufficienti per affrontare gli effetti di una grave pandemia.

 

In poche parole il Trentino si trova a essere tra i pochi territori d'Italia a non aver trovato uno strumento che possa aiutare chi ha oggi difficoltà nel pagare un affitto” chiarisce Manuela Faggioni. Sul tavolo sono state messe diverse soluzioni. Non solo l'introduzione della possibilità di rinegoziare ma anche quella nella quale la Provincia deve essere attore fondamentale usando la strada del credito d’imposta o la cedolare secca al 10%.

 

“Su nessuna proposta si è mai aperto il confronto, nonostante le richieste inviate. Serve subito aprire un tavolo e che si attivi l’Osservatorio sulle politiche abitative. Se non vengono immediatamente messi in campo strumenti forti, a luglio ci troveremo con un vero e proprio disastro”.
 

La questione arriverà ora anche in Consiglio provinciale con un'interrogazione della consigliera Lucia Coppola nella quale si chiede se la Provincia intende aprire sul tema un confronto con le parti sociali, se non ritenga utile prevedere degli incentivi per i locatari che accettano di rivedere gli affitti e se non ritenga prioritario attivare maggiori investimenti sull’edilizia abitativa sociale e a canone moderato, con la realizzazione di nuove case per le famiglie che non riescono a sostenere i costi di acquisto e affitto sul libero mercato.

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