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Coronavirus, costretta a rinunciare al Concorso per docenti perché la sorella è positiva e nessuno le sa dire quanto deve stare in isolamento

"È il 4 novembre, è una settimana che aspettiamo di essere contattati. I miei colleghi stanno concorrendo per garantirsi un futuro lavorativo più stabile, mettendo a frutto mesi di studio e sacrifici. È il 4 novembre, l'ultimo giorno di prove: da domani i concorsi saranno sospesi a causa della pandemia. Quanto dovremo aspettare ancora?"

Di Lucia Brunello - 04 novembre 2020 - 14:07

TRENTO. "E' il 4 novembre 2020. Mentre scrivo, molti miei colleghi stanno sostenendo la prova per il Concorso Straordinario per docenti. Che aggettivo, 'straordinario'! Racchiude perfettamente l'eccezionalità della procedura, dedicata solo a chi ormai può vantare una certa esperienza nelle scuole, tanto che per partecipare occorrono ben tre anni di servizio. Insomma, la strada che si allontana dal precariato è in discesa... Peccato per la pandemia".

 

Con queste parole inizia una lettera inviataci da una nostra lettrice, in cui viene raccontata la sconfortante e incerta attesa che si è trovata a dover vivere. Francesca è una docente precaria di 27 anni, che il 4 novembre avrebbe dovuto sostenere la prova per il Concorso Straordinario. Le cose, però, non sono andate come sperava, e di certo non per colpa sua.

 

"La scuola in questo periodo è un campo minato, lo sappiamo", scrive. Classi in quarantena solo con almeno due alunni positivi, 'Ragazzi ma l'insegnante prima di me ha disinfettato la tastiera del computer? Sicuri? Dai nel dubbio le do un'altra passata', finestre spalancate ogni 40 minuti che nelle classi orientate a nord mietono più vittime di qualsiasi virus.

 

Nonostante questo il dovere prima di tutto, no? Non mi sembra corretto chiedere aspettativa, anche a costo di fare lezione da dietro alle FFP2 che mi sono autofinanziata e studiare per il concorso nel tempo che la scuola mi lascia (solitamente compreso tra mezzanotte e le due di mattina). Ma in fondo sono giovane, ho appena 27 anni, è ancora forte il ricordo delle sessioni d'esame universitarie: si può fare.

 

Giovedì 22 ottobre, però, Francesca si sveglia con la febbre a 39. "Magari è solo un'influenza", mi ripeto, mentre tra una tachipirina e l'altra cerco di convincermi che in fondo sia tempo in più per studiare per il Concorso, che sia quasi una fortuna. Fortunatamente la richiesta di tampone viene dalla scuola, e perciò è classificata come "urgente": mercoledì 28 già arriva l'esito del molecolare, negativo. Una storia a lieto fine, no?

 

Ma il sospiro di sollievo non dura più di qualche ora. Lo stesso giorno arriva anche l'esito di un tampone rapido fatto poco prima dalla sorella. Il risultato è positivo. 'Sarà contattato nei prossimi giorni dalla Centrale Covid del Dipartimento di Prevenzione per gli adempimenti del caso'. Sul referto - prosegue la docente - l'unico riferimento in caso servano delle informazioni è l'elenco delle F.A.Q. sul sito dell'Apss: numeri verdi o indirizzi email non se ne vedono.

 

Vabbé: in una settimana c'è tutto il tempo di effettuare il molecolare, basta sperare che abbia esito negativo. Aspettiamo. Dopo un paio di giorni, inizio a preoccuparmi: nessuno si è fatto sentire. Ma poi sono realmente in quarantena? Non vedo mia sorella da quando mi sono ammalata, siamo rimaste separate da due rampe di scale, ed ho un tampone che certifica il mio stato di salute.

 

Vorrei chiedere informazioni, sarebbe comodo un numero verde. Provo con l'Azienda Sanitaria. 'Dovete aspettare la chiamata della centrale Covid che fisserà un tampone molecolare. Nell'attesa dovete stare in isolamento", è quanto si sente rispondere. "Aspettiamo".

 

Intanto, però, per Francesca aumentano le domande, che non trovano risposta. "Scopro che, se il tampone molecolare risultasse negativo, non avremmo diritto al certificato d'isolamento. Fermiamoci un attimo: quindi siamo in isolamento, ma se il tampone fosse  negativo il nostro isolamento retroattivamente non sarebbe più considerato isolamento? E cosa dovremmo comunicare ai nostri datori di lavoro? Io e mio padre siamo insegnanti: non ci siamo solo noi in ballo, ma i colleghi che ci devono sostituire, una segreteria a cui non possiamo preventivare le tempistiche della nostra assenza, gli alunni che vengono privati del loro diritto all'istruzione (non che siano particolarmente affranti, al momento, ma questo è un altro discorso).

 

"Provo a contattare la Centrale Covid, tramite il numero che mi aveva dato appuntamento per il tampone, per chiedere informazioni sul certificato di isolamento. "Deve contattare il numero verde".
Ah! Ma allora c'è un numero verde! Lo chiamo.
"Deve contattare la Centrale Covid".
Ah.
Ma non c'è da preoccuparsi: "Il tampone molecolare, a fronte di un tampone rapido in presenza di sintomi, di solito conferma la positività".

Nel frattempo, dobbiamo restare in isolamento e attendere di essere contattati. Aspettiamo.

 

Arriva lunedì 2 novembre. La possibilità di partecipare al Concorso di allontana sempre di più: e senza certificato di isolamento come potrò dimostrare la motivazione della mia assenza? Provo a scrivere in Provincia, all'Ufficio per la Gestione del Personale, spiegando la mia situazione: so che i Piani Alti hanno deciso che la prova suppletiva non s'ha da fare, ma veramente mi gioco tutto senza possibilità d'appello? Non sono certo l'unica in questa situazione, si potrà fare qualcosa!

 

"Allo stato attuale ed in base alle disposizioni vigenti, è tenuta a rimanere al Suo domicilio in attesa di indicazioni da parte dell'Apss", rispondono. "Aspettiamo".

 

"È il 4 novembre, è una settimana che aspettiamo di essere contattati. I miei colleghi stanno concorrendo per garantirsi un futuro lavorativo più stabile, mettendo a frutto mesi di studio e sacrifici. È il 4 novembre, l'ultimo giorno di prove: da domani i concorsi saranno sospesi a causa della pandemia.
Quanto dovremo aspettare ancora?"

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