Contenuto sponsorizzato

Coronavirus, i medici: ''Ripensare la medicina di territorio. La riapertura di alcuni punti nascita? La politica non ha letto i veri bisogni della società''

L'Ordine dei medici di Trento condivide la lettera inviata da un gruppo social di 100 mila medici al ministro della salute, Roberto Speranza, al presidente Federazione nazionale degli Ordini dei medici, così come ai presidenti di Regione, ai presidenti delle Federazioni regionali e provinciali dei medici

Di Luca Andreazza - 21 April 2020 - 19:32

TRENTO. "Dobbiamo superare la tensione e la paura di questa emergenza Covid-19 e pianificare la ripresa delle attività, l'uscita dal lockdown". Così Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici, che aggiunge: "La speranza di ripartire non può essere affidata alla scoperta del vaccino, un aspetto importante ma dai tempi ancora lunghi. E non si può pensare che le misure di limitazione personale possano essere l'unica soluzione. Ora si deve puntare su diagnosi, prevenzione e territorio. E' necessario convivere con il coronavirus e contemporaneamente mettere in atto tutte quelle procedure che ci consentono di mantenere l'epidemia controllata e riprendere la quotidianità".

 

L'Ordine dei medici di Trento condivide la lettera inviata da un gruppo social (pubblicata sotto in forma integrale) di 100 mila medici al ministro della salute, Roberto Speranza, al presidente Federazione nazionale degli Ordini dei medici, così come ai presidenti di Regione, ai presidenti delle Federazioni regionali e provinciali dei medici.

 

"E' il risultato attendibile - dice Ioppi - dell'esperienza, studio e analisi squisitamente italiani. Si deve ripensare il nostro servizio sanitario in previsione di eventuali ricadute: la centralità della medicina del territorio è fondamentale. Importante e indispensabile come i dispositivi di protezione individuale, l’esecuzione dei tamponi e le terapie di cura sperimentate. E' necessario evitare una fisarmonica tra lockdown e riaperture delle attività". 

 

Un primo passo è quello di utilizzare le strutture alberghiere per curare le persone risultate positive a Covid-19 in isolamento, un modo per spezzare la catena di contagio all'interno della cerchia familiare (Qui articolo). Ci sono già alcuni alberghi disponibili all'accoglienza di cittadini in quarantena (Qui articolo).

 

"La medicina del territorio - aggiunge il presidente dell'Ordine dei medici - diventa la chiave di volta di un’organizzazione sanitaria che deve essere il più possibile vicino alla popolazione, per poterla assistere meglio e tempestivamente. Deve essere coordinata e messa nella condizione di poter assicurare cure efficaci. La connotazione ospedalocentrica della Lombardia si è rivelata penalizzate. L'attendismo e il rapido peggioramento delle condizioni cliniche hanno intasato i reparti di terapia intensiva e il sistema sanitario è quasi collassato. Se si interviene nelle prime fasi in modo tempestivo, si può evitare il decorso grave del coronavirus e tenere liberi gli ospedali".

 

La richiesta è quella di mettere nelle condizioni di massima sicurezza e di dotazioni il personale sanitario del territorio. "Questo è un tema sul quale discutiamo da anni - evidenzia Ioppi - complici l’invecchiamento della popolazione e l’incremento conseguente di malattie croniche e della multimorbidità. Ma che non trova ancora una risposta adeguata. Prevenzione e cura anticipata possono invece accompagnarci all'uscita dal lockdown".

 

Tra i primi reparti a venir sospesi sono stati i punti nascita, come quello di Cavalese, per rimodulare l'organizzazione sanitaria e fronteggiare la pandemia. "Quell'intervento della politica - spiega Ioppi - non leggeva i bisogni veri della società, oggi legati alle cronicità e multimorbilità, l'assistenza all'anziano. Il problema della natalità nei territori non si risolve attraverso l'apertura di una sala parto, ma implementando altre soluzioni. Servono risorse adeguate per finanziare la medicina del territorio per evitare l'ospedalizzazione".  

 

Un cambiamento organizzativo e culturale. "Un ripensamento del sistema sanitario che deve coinvolgere istituzioni, sindacati e attori in prima linea. Questa proposta mieterà disallineamenti e opposizioni - conclude Ioppi - ma diventa indispensabile per poter assicurare la cura e l’assistenza negli anni a venire. Il compito della medicina del territorio è trattare i pazienti il più presto possibile a domicilio prima che si instauri la malattia vera e propria".

 

LA LETTERA

Siamo un gruppo di circa 100.000 Medici, di tutte le specialità e di tutti i servizi territoriali e ospedalieri sparsi per tutta Italia, nato in occasione di questa epidemia, che da quasi due mesi ormai, sta scambiando informazioni sull’insorgenza della malattia causata dal Coronavirus, sul come contenerla, sul come fare, a chi rivolgersi, come orientare la terapia, come e quando trattarla, e siamo pressochè giunti alle stesse conclusioni: i pazienti vanno trattati il più presto possibile sul territorio , prima che si instauri la malattia vera e propria, ossia la polmonite interstiziale bilaterale, che quasi sempre porta il paziente in rianimazione. Dagli scambi intercorsi e dalla letteratura mondiale, si è arrivati a capire probabilmente la patogenesi di questa polmonite, con una cascata infiammatoria scatenata dal virus attraverso l’iperstimolazione di citochine, che diventano tossiche per l’organismo e che aggrediscono tutti i tessuti, anche vascolari, provocando fenomeni trombotici e vasculite dei diversi distretti corporei, che a loro volta sono responsabili del quadro variegato di sintomi descritti.

 

I vari appelli finora promossi da vari Organismi e Organizzazioni sindacali, che noi abbiamo condiviso appieno, sono stati rivolti a chiedere i tamponi per il personale sanitario, a chiedere i dispositivi di sicurezza per tutti gli operatori, che spesso hanno sacrificato la loro vita, pur di dare una risposta ai pazienti, non si sono tirati indietro, nessuno. Proprio per non vanificare l’abnegazione di medici e personale sanitario, oltre ai Dispositivi di Protezione e ai Tamponi, chiediamo di rafforzare il territorio, vero punto debole del Servizio Sanitario Nazionale, con la possibilità per squadre speciali, nel decreto ministeriale del 10 marzo, definita Usca, di essere attivate immediatamente in tutte le Regioni, in maniera omogenea, senza eccessiva burocrazia, avvalendosi dell’esperienza di noi tutti nel trattare precocemente i pazienti, anche con terapie off label, alcune delle quali tra l’altro già autorizzate all’Aifa.

 

Siamo giunti alla conclusione che il trattamento precoce può fermare il decorso dell’infezione verso la malattia conclamata e quindi arginare, fino a sconfiggere, l’epidemia. Il riconoscimento dei primi sintomi, anche con tamponi negativi (come abbiamo avuto modo di constatare nel 30% dei casi) è di pura pertinenza clinica e pertanto chiediamo di mettere a frutto le nostre esperienze cliniche, senza ostacoli burocratici nel prescrivere farmaci, tamponi, Rx e/o Tc, ecografia polmonare anche a domicilio, emogasanalisi, tutte cose che vanno a supportare la clinica, ma che non la sostituiscono. Lo chiediamo, indipendentemente dagli schieramenti politici e/o da posizioni sindacali, lo chiediamo come Medici che desiderano ed esigono di svolgere il proprio ruolo attivamente e al meglio, dando un contributo alla collettività nell’interesse di tutti.

 

Lo chiediamo perché tutti gli sforzi fatti finora con il distanziamento sociale non vadano perduti, paventando una seconda ondata di ricoveri d’urgenza dei pazienti tenuti in sorveglianza attiva per 10-15 giorni, ma che non sono stati visitati e valutati clinicamente e che ancora sono in attesa di tamponi. La mappatura di questi pazienti, asintomatici o paucisintomatici e di tutti i familiari dei casi conclamati è oltremodo indispensabile per non incorrere in un circolo vizioso, con ondate di ritorno dei contagi appena finirà il lock down”.

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 23 gennaio 2021
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

25 January - 17:53
Nelle ultime 24 ore sono state confermate anche 13 positività a conferma dei test antigenici effettuati nei giorni scorsi. Sono state registrate 4 dimissioni e 78 guarigioni
25 January - 17:09

Giovedì 28 gennaio i sindacati incontreranno la proprietà di Athesia e la Sie per discutere del futuro dei lavoratori de Il Trentino, lo storico giornale di via Sanseverino chiuso di punto in bianco lo scorso 15 gennaio. "In Italia esistono gli Olivetti e gli imprenditori che distruggono. A voi la scelta di stare in una o nell'altra categoria"

25 January - 17:12

E' uno dei ponti più importanti che ci sono al confine tra Lombardia e Trentino. Siamo tra Lodrone e Bagolino e da anni il consigliere Marini chiede risposte alla Pat: ''L’unica realtà tangibile è che il ponte nuovo, ultimato nel 2017 al prezzo di alcuni milioni di euro pubblici, non è mai stato aperto, mentre quello del 1906 che tiene in piedi praticamente tutto il traffico abbisogna di interventi urgenti perché ormai cade a pezzi''

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato