Contenuto sponsorizzato

Coronavirus, l'operatore sanitario: ''Persone in terapia intensiva anche per 2 settimane. State a casa, perché se vi fate male potrebbero non esserci letti''

Il nostro sistema sanitario rischia di collassare. Lo sentiamo ripetere da parecchi giorni eppure pare che molti (troppi) non abbiano recepito il messaggio. Parla un operatore sanitario di Verona: "A rimetterci sono i più fragili, perché quando questo periodo passerà ci saranno liste d'attesa lunghissime e con quadri ancora più gravi. Pensate anche a chi deve seguire cicli di chemioterapia: immaginate quanto possa essere pericoloso, per loro, entrare in un ospedale con infetti"

Di Arianna Viesi - 19 marzo 2020 - 10:04

VERONA. "Da  giovedì scorso si è deciso di sospendere gli interventi in elezione.  Sostanzialmente vengono garantiti quelli in urgenza, gli altri no". Parla così un operatore sanitario di Verona che abbiamo contattato per farci raccontare cosa sta succedendo, in queste settimane, al di là delle porte della terapia intensiva.

 

E l'abbiamo fatto, soprattutto, perché a molti, evidentemente, non è ancora chiara la gravità della situazione nella quale ci troviamo. Se le autorità, supportate dal parere di un comitato scientifico competente, ci hanno imposto di rimanere a casa limitando, di fatto, libertà che consideriamo inalienabili, un motivo (più che valido) c'è. Non si tratta solo di proteggere le fasce più deboli della popolazione (perché poi si ammalato e vengono intubati anche i giovani, è bene ricordarlo), in gioco c'è molto di più: c'è la tenuta del nostro sistema sanitario nazionale e, quindi, la salute di tutti coloro che ne beneficiano, cioè noi.

 

Se decidete, in barba alle restrizioni, di andare a farvi una passeggiata in montagna (perché "tanto non incontro nessuno") e malauguratamente vi fate male e dovete chiamare l'elisoccorso, mettete in difficoltà un intero sistema. Perché ora gli sforzi sono, necessariamente, rivolti su un altro fronte. Uscendo mettete in difficoltà e insultate anche chi, magari, aspettava un intervento da tempo e, ora, deve rinunciarvi perché la situazione è quella che è, e i miracoli non esistono. Come detto gli interventi non urgenti vengono rimandati. E sapete perché? Perché il sistema sanitario, ora, non può permettersi di accogliere nuovi pazienti nelle terapie intensive, ormai interamente dedicate ai casi Covid-19.

 

"Noi, ovviamente, sappiamo quali sono i pazienti che, se sottoposti a determinati interventi, poi dovranno necessariamente passare dalla terapia intensiva. Le faccio un esempio: gli interventi per tumore alla mammella è difficile che saltino perché, solitamente, si tratta di interventi poco invasivi, in pazienti spesso giovani e in buona salute. Dopo l'intervento, le pazienti recuperano velocemente e non devono ricorrere alla terapia intensiva".

 

"Tutta la chirurgia, invece, dei tumori al pancreas e al fegato - prosegue - che richiedono interventi delicati, lunghi e spesso su persone con patologie pregresse, salta. E salta perché quelle persone, nella fase post-operatoria, passerebbero dalla terapia intensiva e, ora, non abbiamo posto".

 

Quello che si può spostare, insomma, viene spostato a data da destinarsi. Con i rischi che questo comporta. "A rimetterci sono i più deboli, perché quando questo periodo passerà ci saranno liste d'attesa lunghissime e con quadri ancora più gravi. Pensate anche a chi deve seguire cicli di chemioterapia: immaginate quanto possa essere pericoloso, per loro, entrare in un ospedale con infetti. E poi, oltre a loro, a tutti coloro che devono ricorrere all'ospedale con urgenza".

 

 Perché, non dimentichiamocelo, oltre agli interventi, c'è tutta l'urgenza, che non si ferma: la gente, purtroppo, non smetterà di fare incidenti, di essere colpita da infarti e ictus perché c'è il Coronavirus.

 

"C'è il rischio - spiega - che anche chi fa un incidente non trovi un letto. La paura è quella di non riuscire a coprire anche le urgenze che hanno bisogno della terapia intensiva".

 

Insomma, come continuano a ripeterci da giorni, il problema sono le terapie intensive che, ormai, stanno arrivando a saturazione.

 

"Un paziente che arriva in terapia intensiva per un post-operatorio, richiede solitamente un monitoraggio di 12/15 ore. I pazienti che, invece, hanno polmoniti, pancreatiti, che hanno processi acuti, occupano la terapia intensiva per una, due settimane. Il virus causa una polmonite che ti fa stare in terapia intensiva per due settimane. Abbiamo pazienti Covid-19 ricoverati da una settimana che faticano a migliorare. Ci sono persone che rimarranno in terapia intensiva anche tre settimane e, come si continua a ripetere, i posti sono pochi".

 

Si tratta di un virus nuovo, per il quale ancora non esiste una cura e un vaccino. Ci vorranno mesi, forse più di un anno per arrivarci (QUI ARTICOLO). Ad oggi si tenta, con quel che si ha, di arginarne gli effetti. Ma, purtroppo, non basta.

 

"Da noi l'onda d'urto deve ancora arrivare ma ce l'aspettiamo. La situazione ha iniziato a peggiorare dalla metà della scorsa settimana. Una mia collega, invece, che lavora al San Raffaele mi ha raccontato cosa sta succedendo in Lombardia. Sono allo stremo. In una notte hanno intubato dodici persone, tantissime. Non avevano più posti letto".

 

Tutti, però, si stanno attivando per trovarli, quei posti letto. A Milano, ad esempio, si sta costruendo un intero ospedale a tempi record, in tutti gli altri ospedali italiani ci si sta attivando come si può: si accorpano reparti per far spazio ai Covid-19, si convertono intere zone alla rianimazione.

 

"Il problema è che, per la rianimazione, non basta il posto letto. Servono strumenti adeguati: non solo ventilatori, ma anche l'attacco per l'ossigeno ad esempio. Nei protocolli e nelle procedure di ciascuna azienda sanitaria, sono previsti piani di emergenza. Insomma, in parte si è preparati ma nessuno si aspettava una cosa simile".

 

E il comportamento incivile, irresponsabile e irrispettoso di chi continua ad andarsene in giro non fa altro che aggravare quest'emergenza.

 

"Finché non sono pieni tutti gli ospedali - continua - si proverà a girare i malati gravi su altri ospedali che hanno posti letto. Si cercherà sempre, fino all'ultimo, di trovare un posto letto. Il punto è che se arrivano cinque pazienti in un colpo solo, possiamo farcela. Se, però, ne arrivano venti no. Per questo quello che devono fare tutti è stare a casa per limitare i contagi ed evitare che i malati arrivino tutti insieme".

 

Poi un pensiero va a medici, infermieri, operatori sanitari che, in queste settimane, sono in prima linea.

 

"Nessuno - conclude - ha mai avuto paura, nessuno si è mai tirato indietro. All'inizio sei carico, spinto dall'adrenalina, poi arriva il momento in cui ti rendi conto che è dura. Ma non ho mai visto nessuno aver paura, lamentarsi, nonostante i turni massacranti e la fatica (fisica e psicologica). La cosa, però, che dispiace è che pare si scopra solo adesso che esiste la sanità, una sanità che funziona. L'opinione pubblica pare essersene accorta solo ora, dopo anni che invece si parla di malasanità. Noi siamo sempre qui, lo siamo sempre stati e lo saremo sempre."

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 28 ottobre 2020
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

28 ottobre - 20:06

Il Partito democratico: "Quello che ci dispiace è che in un momento così delicato come quello che stiamo attraversando Fugatti agisca in modo propagandistico invece che responsabile". I sindacati: "L'aspetto più grave è che saranno le imprese e i lavoratori a pagare le conseguenze di questa situazione di totale indeterminatezza"

28 ottobre - 20:47

La serrata francese scatta da giovedì 29 ottobre al 1 dicembre. Solo oggi sono stati registrati 69.854 nuovi casi, 767 decessi, 2.821 ricoveri e 372 in terapia intensiva. Forte crescita dei contagi anche in Germania, un mese di "lockdown soft"

28 ottobre - 18:46

Nelle ultime 24 ore sono stati trovati 191 positivi a fronte dell'analisi di 2.761 tamponi molecolari per un rapporto contagi/tamponi al 6,9%. Tra i nuovi contagiati, 128 persone presentano sintomi, circa il 67% dei positivi totali. Sono 116 le classi in isolamento

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato